Social Media Marketing

Social ADV: come si stanno evolvendo per incontrare l’utente

Per trattare un argomento come il Social Advertising è quasi obbligatorio partire da una domanda: l’utente bada ancora agli Ads a pagamento? O forse sarebbe meglio raffinarla in: quanta importanza la pubblicità sui Social può avere per l’utente ai fini dell’interesse personale? Rappresentano un disturbo o una leva che incentiva la scoperta?

Al giorno d’oggi tutti gli utenti sono consapevoli del fatto che i canali Sociali sono a tutti gli effetti uno strumento di promozione. L’utente ha sviluppato la capacità di distinguere un messaggio promozionale da uno non promozionale, a dire il vero non si fa abbindolare più e non si fa “corrompere” perché conosce quasi a fondo la tattica commerciale dei brand. In poche parole l’utente decide per sé stesso e non si lascia in alcun modo plasmare da un messaggio visto di sfuggita. O almeno così sembra.

Quasi con certezza però, nell’utente esiste ancora la percezione che i brand possano esser lì per essere parte di noi, dialogare come noi, con il nostro stesso linguaggio, ma al contempo il follower sa che lo fa solo ed unicamente promuovere se stesso, probabilmente come unico obiettivo. Sembra una visione cinica, ma è molto realistica, ed infatti, se ci soffermiamo un attimo ad osservare i comportamenti dei BIG sui Social, arriveremo presto a questa conclusione: i Social rappresentano LA piazza dove quanto prima si inizierà ad urlare, tanto prima si attirerà attenzione.

Brand sui Social: questione di vendita

Insomma vedendola un po’ più realisticamente, il brand sui Social vorrebbe dominare l’attenzione del pubblico, per questo il tentativo di attirare sempre nuova audience d’ascolto, come un lupo affamato in continua ricerca di nuove prede, è costante e imperituro.

Come biasimare tale comportamento? Non si può. Da parte di un brand, stabilire un legame quotidiano con l’utente, fatto di messaggi velati, ma con al centro il logo o prodotto, e la persuasione ottenuta da un comportamento reale/umano rappresenta oggi la strada madre per far breccia nel consumatore, ottenere la sua simpatia e far crescere la curva del fatturato.

Come lo si fa? Oggi come oggi, non ci si sofferma solo sul semplice messaggio organico, anche perché non si può più, ma lo si spinge a fondo (scelta forzata anche dal problema visibilità) sfruttando tutti gli strumenti a disposizione: cercando l’engagement ad ogni costo, solitamente attraverso l’ironia, creando mini quiz, game o video virali, sfruttando le emoticon, ma il tutto sempre e costantemente condito dall’advertising a pagamento.
E non senza sforzi.

Farsi spazio sui Social è sempre un problema

Creare costantemente contenuti coinvolgenti è una maratona continua che porta probabilmente a livelli estremi anche la mente markettara più geniale, esiste una sorta di corsa forsennata al contenuto “che spacca”, quello ad alto tasso di interazioni.

Le garanzie non sono quasi mai possibili se l’obiettivo di partenza è quello, per questo la spinta del cash in advertising è più che motivata, serve a mantenere un livello dignitoso di attività.

C’è però qualcosa di buono in tutto questo groviglio. Il buono nasce infatti proprio dai momenti di crisi, che solitamente culminano in un rinnovamento o evoluzione. In questo caso parliamo di evoluzione degli strumenti promozionali di Advertising Social.

L’Ads Social è passata da un momento iniziale fatto di semplici testi, immagini e video, ad ambienti avanzati costituiti da mini website, gallery, carosuel e parallax scrolling che vengono sfruttati in modo assolutamente notevole.

In questo, però, dobbiamo dare ampio merito ai creativi che, con lampi di genialità, sono riusciti a donare idee sensazionali semplicemente sfruttando in modo unico questi strumenti.

Parliamo di idee promozionali qualitativamente elevate, che hanno alla base idee semplici, ma che sfiorano l’effetto WOW!

Questo nuovo modo di promuovere stuzzica ed interessa, perché emoziona e coinvolge in prima persona. Non si può prescindere dal fatto che i Social siano anche un racconto del vissuto di quotidiano di un brand o azienda, dunque ci si sta sempre più spostando verso metodi “alternativi”, e per certi versi virtuosi, di Advertising che più che presentare un prodotto, e rimandare l’utente ad una pagina di shop, lo portano a scoprire un universo di conoscenza. Un gioco curioso, che ripaga.

Ma andiamo al dunque, quali sono le tecniche che ho notato e che secondo me funzionano, come monito per il futuro, attraverso i formati a pagamento?

1. Carosuel Facebook

Recentemente è uno dei formati che vedo sempre più adottato dai brand che seguo. In primis il formato funziona perché consente in un solo blocco di Adv, ma anche organicamente, di mostrare più volti di una stessa campagna. Solitamente un carousel di immagini rimanda ad un sito, e di solito si vedono esclusivamente immagini di prodotti, ma proprio ieri ho visto un nuovo modo di sfruttare una gallery: dotarla di micro video correlati.

È il caso di Bauli che in modo assolutamente naturale, attraverso un susseguirsi di brevissimi video, commentati uno ad uno come in uno storyboard, porta alla scoperta di un’emozione, quella della tenerezza di un papà verso la sua bambina.

Una consultazione che durerà complessivamente meno di 50 secondi, ma che ha un forte impatto emotivo sull’utente in target e che spinge, se si desidera, all’interazione per una più approfondita scoperta.

2. Micro gallery Instagram

Instagram recentemente è diventato uno strumento promozionale. I suoi formati sono abbastanza standard: immagini o video. Ho notato però un modo molto creativo di costruire un’advertising che si faccia guardare, che cioè stimoli attenzione ed interesse. Il metodo sfrutta le gallery.

Citroen ha utilizzato le immagini per far scorrere la nuova C3 Facebook Only. Un susseguirsi di immagini che scroll dopo scroll ti fanno guardare il dettaglio dell’auto e in certo senso te la fanno apprezzare.

Pochi secondi, elevato potere conoscitivo.

instagram_adv

3. Canvas Facebook

Le unità Canvas sono il modo più innovativo ed esperienziale per promuoversi su Facebook. Se si ha bisogno di raccontare una storia dietro il lancio di un prodotto, mostrare il lavoro che c’è stato dietro o la cura del dettaglio le Canvas sono quello di cui si ha bisogno.

Una forma promozionale a pagamento, recentemente è utilizzata anche per i post organici, che permette da mobile di allontanare momentaneamente l’utente dal suo abituale flusso di consultazione del canale, per farlo approdare in un ambiente innovativo e pieno di informazioni potenzialmente utili ed esperienze interattive mixate insieme (scroll, click, float del dispositivo).

Un canvas ricco e pieno di spunti è quello che sta girando in questi giorni su Facebook Feed Fashion che offre informazioni utili per capire potenzialità del mercato e qualità dello strumento.

canvas_advertising

4. Native advertising con integrazione Social

Infine, le nuove frontiere del marketing promozionale che girano su siti, si stanno spostando sempre più su una promozione soft, fatta di contenuti “premium” interessanti per gli utenti, ma totalmente ospitati in aree dedicate di un sito con un buon livello di notorietà web. Parliamo di Native Advertising.

Uno degli esempi più calzanti di come penso debba funzionare una promozione native, ma che integri a pieno anche la presenza Social, è quella svolta da SbNation che ha creato una vera e propria area sponsored all’interno del sito in cui ospitare pagine e pagine di contenuti. Il risultato è qualcosa che somiglia molto ad un micro sito, con informazioni che sembrano assolutamente interessanti, full integrated con i profili Social dell’azienda, e che gli utenti sembrano apprezzare moltissimo, in questo caso di Nike.

Una nuova forma di marketing che sembra urlare alle skin ed ai banner sui siti.

native_adv

Dopo questa carrellata di nuove buone pratiche promozionali, alle domande poste in fase iniziare “l’utente bada ancora agli Ads a pagamento? Quanta importanza la pubblicità sui Social può avere per l’utente ai fini dell’interesse personale? Rappresentano un disturbo o una leva che incentiva la scoperta?” posso rispondere così: si, l’utente bada ancora alla pubblicità, ma gli dà importanza perché la sua funzione è informativa e non solo promozionale, ed allo stato attuale incentiva la scoperta, talvolta fornendo informazioni salienti, dunque non disturba. Che ne pensate?

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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