Social Media Marketing

Social Media Fail 2012: le peggiori campagne di marketing dell’anno [Infografica]

Fallire nel social media marketing è più semplice di quanto si creda, soprattutto se sei un brand molto noto, non prevedi un adeguato piano di crisis management che comprendi tutte le ipotesi verificabili e se affidi la gestione della presenza a persone poco qualificate e la scelta e la realizzazione della strategia ad altre ancora meno competenti.

Quali sono i 5 “social media fail” a livello mondiale più importanti di questo 2012?

Secondo questa infografica realizzata da Link-assistant sono le seguenti:

1. American Apparel e l’uragano Sandy

Sfruttare i social per le vendite durante i periodi di calamità naturali secondo me è quanto di più #fail sia successo in quest’anno ma anche quanto di peggiore potrebbe essere fatto nell’intero universo del marketig (non soltanto di quello social!). American Apparel durante l’uragano Sandy, decide di offrire alle persone colpite un sconto del 20% sull’acquisto dei propri prodotti e lo fa inviandogli una mail. Potete immaginare come si scatena il pubblico su Twitter e su questo post di Mashable approfondire quello che si scatena.

2. Rule 40 e le Olimpiadi di Londra 2012

La comunicazione nei social è libera: non si può imporre a uno o più utenti di dire o non dire determinate cose sui social. E’ come ha fatto Rule 40, il comitato olimpico internazionale che vieta agli atleti di menzionare brand che non sono sponsors dell’evento. Ciò ha generato una certa rabbia da parte degli stessi atleti che twittando con l’hashtag “WeDemandChange” e “Rule40” chiedevano appunto all’organismo un cambio delle regole. Puoi approfondire qui l’accaduto.

3. Supermercati inglesi “Waitrose”

Quando la catena di supermercati inglesi “Waitrose” decide di chiedere agli utenti su Twitter perché amano fare compere nei propri supermercati completando una frase con l’hashtag #waitrosereasons viene a scatenarsi una serie di commenti non proprio “positivi” o meglio che possono mettere in cattiva luce l’intera catena, come ad esempio quelli di utenti che affermano di acquistare da Waitrose perché non amano essere circondati da gente povera. Probabilmente sono iniziative che potrebbero essere evitate ma c’è chi afferma che sono politiche di digital PR finalizzate proprio ad aumentare l’engagement e l’esposizione di un brand nei social.

4. Mc Donald’s con #McStories

E’ praticamente la stessa strategia messa in atto da Waitrose che prevede l’utilizzo di uno specifico hashtag, ma i danni sono ancora peggiori, dato che quello che viene fuori sono più che altro storie da film horror sulla sporcizia dei locali o sulla bassa qualità degli stessi prodotti. Noi ne avevamo parlato in questo post.

5. Toyota Camry e lo spam su Twitter

Toyota decide di creare 10 account Twitter per spammare gli utenti con un hashtag relativo al Super Bowl per promuovere il loro contest e Toyota Camry generando l’effetto opposto, ovvero facendo adirare centinaia di utenti e costringendo Toyota a bloccare gli account e scusarsi.

E di #EPIC FAIL italiani cosa possiamo ricordare quest’anno?

Beh, sicuramente mi va di citarne 3:

6. Trenitalia con #MeetFS

Una giornata sulle Frecce dietro le quinte di Trenitalia invitando degli influencers della rete cosa avrebbe potuto produrre se non un tornado mediatico specchio della realtà complessiva del servizio fornito? Noi ve lo raccontammo in questo post!

7. Groupalia e il Terremoto dell’Emilia

Questo bontempone (e non solo lui) decide di sfruttare l’hashtag #Terremoto (nei trending topic di Twitter per diversi giorni) per promuovere un viaggio a Santo Domingo scatenando l’ira e il disgusto degli utenti verso Groupalia.

8. Parah e Nicole Minetti

Cosa può far innervosire gli utenti della rete se non mettere Nicole Minetti (e tutti i suoi scandali politici) come testimonial di Parah? Risultato: migliaia di insulti e la Minetti silurata.


Il Sole24 ore con 24Job “e qui comando io”

Basta una segnalazione via Twitter di un’occasione di lavoro all’account 24Job da far innervosire colei che gestisce l’account ritenendolo come spam. Quando poi diversi utenti le fanno notare che non si tratta di spam, lei rincara la dose. Potete leggere tutto nello storify segnalatoci da Marcello.

Bene, questi sono i casi di fallimento di strategie di social media marketing, forse più importanti di quelli non riuscite perché ci permettono di comprendere quali sono le cose da evitare prima ancora che quelle da fare e ci fanno anche capire quali sono le componenti sociali e psicologiche che comandano un web fatto da utenti e non da imprese. Ecco di seguito l’infografica.

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

Guarda tutti i post di

Area di discussione: dicci la tua!

  • Marcello

    vi segnalo anche questo Epic fail del Sole 24 Ore
    http://storify.com/postoditacco/24job

    • grazie per la segnalazione 😉

    • recidiva la giornalista, ha risposto così anche a una mia citazione. Chissà se ilSole24ore ha un corso a dispense sull’uso di twitter da raccomandarle… E son perplesso…

  • Beh, c’è anche il caso di Patrizia Pepe che da una risposta data con leggerezza su facebook ad una critica per una foto in cui si mostrava una modella quasi anoressica ha passato un autentico guaio mediatico, finendo addirittura in TV su “le iene”.

  • Ottimo post come sempre!!!

    Alcuni di casi citati sono veramente paradossali, il più allucinante probabilmente è quello dello sconto di American Apparel.
    Le attività del Mc e dell catena di supermercati però di per sè non sono inadatta ai social, anzi. Coinvolgono i clienti con una domanda nell’ottica di un dialogo peer to peer.
    Certo, se il servizio o il prodotto sono lacunosi…i rischi ci sono sempre.

    L’ottimo è fare prodotti e servizi perfetti e curare al meglio i Clienti. Solo in quel caso forse il rischio diventa minimo.
    Ma quale azienda realmente è così?

    Quindi, qual’è il suggerimento generale, evitare di chiedere ai Clienti come si trovano via social, o altro?

Grazie per lo share!

Puoi decidere di non perdere neanche un contenuto del nostro blog!

Iscriviti alla nostra newsletter genuina.
Promettiamo solo 2 contenuti a settimana, e solo post! (NO SPAM, NO MAIL PROMOZIONALI)

Inserisci la tua mail