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Penalizzazioni da Penguin: un caso di recupero

Il 24 aprile come sappiamo Google ha rilasciato il suo ultimo aggiornamento algoritmico chiamato “Penguin” che ha l’obiettivo di scovare, in modo particolare, siti che abusano di ancore nei links per posizionare le parole chiave di interesse. Ogni buon SEO saprà che l’anchor text degli inbound links non solo è il fattore di ranking principale tra quelli “off-site”, ma anche tra tutti i fattori di posizionamento. Il suo valore è riconosciuto dai tempi del Googlebombing che permisero a George Bush di essere posizionato al primo posto su Google per le keywords “failure” e “miserable failure” con la biografica ufficiale della Casa Bianca, grazie a una serie di link esterni con quell’ancora che puntavano a quella pagina.

Con Penguin per l’appunto, rischi di essere penalizzato se abusi delle ancore dei link esterni per favorire il posizionamento dei tuoi siti. Se vogliamo è un ritorno al passato a cui ora ci obbliga Google. In passato i siti web avevano i link editoriali su parole come “clicca qui” , “leggi qui” oppure la url intera della pagina o sito di destinazione. Fu proprio Google a invitare gli utenti a descrivere meglio quello che gli utenti avrebbero trovato cliccando il link. Certo, questo finché i SEO non arrivassero ad abusarne.

Una regola d’oro dell’ultimo aggiornamento algoritmico è che, nonostante sia rivolto all’intero webspam nei siti web (quindi anche a fattori on-page come il keyword stuffing) pare abbia particolarmente preso di mira i backlinks. Parola d’ordine ora diventa quello di tenere sotto controllo il proprio profilo links e diversificare le ancore dei links sapendo dalle statistiche, che la percentuale ideale dei collegamenti con la parola esatta di interesse dovrebbe essere attorno al 35%. Questo significa che se hai anche solo il 50% dei links in ingresso con la parola chiave di tuo interesse, rischi di essere penalizzato. E’ una possibilità ma non una regola, certo. Potresti anche avere il 70% dei links con ancora esatta della parola di tuo interesse, da siti non a tema e con i links nascosti tramite classi CSS e non essere penalizzato, come qualche sito che mi è capitato di analizzare. Google è ancora molto imperfetto e penso che gli aggiornamenti algoritmici (anche pesanti) si susseguiranno di anno in anno per combattere lo spam e favorire la meritocrazia nel ranking.

Ma torniamo al nostro amato-odiato “Pinguino”. Da quello che mi è parso di intuire, molti SEO anche di vecchia data hanno avuto siti penalizzati da Google. Certo che di più “grosse dimensioni” è il sito più probabilità ci sono che la penalizzazione possa farti male e farti perdere grosse quantità di traffico. Ovviamente nessun esperto SEO vi dirà mai che è stato penalizzato altrimenti si gioca la reputazione, ma in genere quello che si sta vedendo, anche in Italia sulle penalizzazioni da Penguin, riguarda i portali turistici. I portali turistici si sa, hanno in genere un traffico elevato e per spingerli in testa nelle serp di Google chi li ha posizionati, dopo tutto il lavoro on-page, può aver seguito 2 tecniche per l’acquisizione dei links:

  • una più veloce che ha previsto l’acquisto e scambio selvaggio di links tra network di siti, con chiave esatta;
  • un’altra più lenta (e piuttosto nuova come scuola di pensiero SEO) e continua basata sul content marketing e sulla “social media relations”, che è quella (e l’unica) che implementiamo noi di Webinfermento.

In genere i portali penalizzati adottavano la prima. In fondo il cliente mi paga, gli compro i link esatti e vola su per le serp. In particolare un portale penalizzato che ho analizzato aveva un eccesso di backlinks con chiave esatta con links presenti nei footer dei siti (insieme ad altre decine di links) e nei blogroll.

Un caso di studio di recupero da Penguin.

Un sito soggetto a penalizzazione da Penguin è stato wpmu.org, un noto portale dedicato agli appassionati WordPress. Questo sito ha sempre giocato in White Hat, producendo contenuti di qualità, senza aver mai acquistato links e avendo una robusta presenza nei principali social media. Eppure dopo il 24 aprile è stato penalizzato arrivando a perdere fino all’81% del traffico in entrata. Capirete quindi che non era una piccola perdita ma una perdita da shock. WPMU è un hub di news sulle risorse e i plugin wordpress ma anche distribuzione dei propri template. Il problema era proprio qui. Quando gli utenti installano i template di WPMU, il tema crea un link editoriale a piè di pagina nel sito in cui viene installato. Pratica lecita questa a livello SEO se non fosse che tutto ciò generava link di bassa qualità da siti neonati che puntavano a WPMU con l’ancora esatta del suo nome “branded” che è wpmu ma che probabilmente Google leggeva come “wordpress Mu” e interpretava come tentativo di posizionarsi con una parola chiave commerciale.

Questo è un po’ il paradosso di Google. L’etica del web vorrebbe che citi la risorsa che ti mette a disposizione un template e poi zac e vieni penalizzato da Google. Il sospetto del fondatore di WPMU James Farmer era che i temi fossero stati installati da troppi siti di bassa qualità che li utilizzavano solo per spammare e che la penalizzazione fosse dovuta a quella.

Il recupero del sito.

Sull’analisi di questo sito si è interrogata tutta la comunità internazionale dei seo, arrivando fino a interrogare Matt Cutts. Chi ha curato il recupero aveva 2 alternative da seguire: chiedere la rimozione dei link a tutti i siti che avevano installato il template o chiedere l’introduzione dell’attributo rel=”nofollow” ai links. Entrambe le alternative non erano semplici da implementare data la vastità dei siti che avevano i template WPMU installati.

Si è compreso che i link più pericolosi provenivano da Edublog.org che è un servizio di bloggin per utenti nel campo della formazione che ti permette di aprire facilmente un blog con sottodominio EDUblogs similmente a quanto avviene con Blogspot, Typepad o Tumblr e questo significa che ogni sottodominio viene trattato agli occhi di Google come un sito unico. Fortunatamente, questo servizio era di proprietà di WPMU e ognuno di questi blog aperti aveva un template WPMU che linkava nel piè di pagina con la keyword “wordpress mu” ed essendo il servizio sotto il loro diretto controllo è stato possibile “potare” immediatamente circa 15 mila tra footer e “site-wide” links, migliorando notevolmente il bilanciamento delle ancore nel loro profilo links.

Ovviamente era necessario anche “bonificare” tutti quei siti di bassa qualità che linkavano ancora a WPMU ma per mancanza di tempo quello che si è provveduto a fare è stata la pulizia del sito, con canonicalizzazione di url, degli errori di scansione e dei duplicati esistenti, hanno continuato a costruire legami naturali e a promuovere i contenuti attraverso i social ed è così che il 26 maggio il sito WPMU è uscito dalla penalizzazione e ha ripreso a prendere traffico.

Cosa imparare da Penguin.

  • Non ci sono cose certe e ogni penalizzazione va indagata a fondo
  • Preferire l’inbound marketing con i contenuti e i social media all’acquisto e scambio di links
  • Attenzione ai link nei footer e nei blogroll: è necessario puntare sempre ai link nel content
  • Dotare i progetti di una presenza social robusta e duratura
  • Bisogna sviluppare una link building basata più sull’author rank che sul Page Rank

Immagini e informazioni sul caso di recupero tratte da un post di SeoMoz.
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Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Libro SEO: Marco

    Ottimo Articolo, in Italia non mi giungono casi di siti colpiti da pinguino… chi mi smentisce? Marco

    • Ciao Marco. In Italia non se ne è parlato (pochi hanno il coraggio di ammettere siti penalizzati, almeno indicando quali 😉 ) ma stai sicuro che qualcuno punzecchiato c’è stato, soprattutto come dicevo nel post, tra i portali turistici .

      • enrico

        i miei siti lo sono…. sig.

  • complimenti per il post. cercherò di farne buon uso visto che ho la sensazione di aver subito qualche colpo dal pinguino. Grazie

    • Un esempio di anchor text penalizzato da Penguin è la tua stessa firma “traghetti ferries” se di quella keyword non hai fatto un vero e proprio brand.

  • Ottimo articolo, qui si fa esempio all’Homepage.

    Ma per chi ha un sito di Informazione e perde traffico dagli Articoli, come si deve muovere?

  • Ottimo articolo, ma penso che questo sistema ha tantissime falle e che gioca sul fatto che c’è un predominio assoluto di un unico motore di ricerca e quindi può fare tutti gli sbagli che vuole….tanto non c’è concorrenza

  • Dinofitti

    Sono settimane che cerco di uscira dalla penalizzazione di penguin ma senza risultati apprezzabili. Ho notato che i backlink presenti nella webmaster tool di google permangono per molto tempo anche se ho provveduto a farli eliminare.. Misteri di Google…

Grazie per lo share!

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