Social Media Marketing

Social Media Manager: cosa fa, quanto guadagna, come diventare

Chi è il Social Media Manager e cosa fa? Come si intraprende la professione e quanto si guadagna?

Cerchiamo di chiarire qual è il ruolo di questa figura professionale del web, sicuramente una delle figure della web communication più ambite dai giovani e dai neolaureati, perché è importante per la presenza online delle aziende e quali sono le competenze necessarie per svolgere l’attività.

Chi è il Social Media Manager?

Il social media manager si occupa della comunicazione online dell’azienda, gestendo i canali social ufficiali per conto di essa.

Si tratta di una figura significativa, perché, in virtù del proprio ruolo, il social media manager prende in mano la brand awareness di una realtà aziendale e si interfaccia con il pubblico di quest’ultima nei contesti digitali.

Detto questo, attraverso la pubblicazione strategica dei contenuti multimediali su una o più piattaforme social, il social media manager:

  1. comunica i valori del brand;
  2. incrementa la popolarità dell’azienda nel web;
  3. fidelizza il pubblico dei già clienti;
  4. assistenza agli utenti.

Il lavoro del Social Media Manager consiste, dunque, nel far sì che la comunicazione online, attraverso specifici canali digitali come Facebook, LinkedIn, Twitter e così via, contribuisca al raggiungimento di alcuni obiettivi di marketing. Infatti, ogni azienda persegue grossomodo due obiettivi: acquisire nuovi clienti e coltivare il contatto con i già acquisiti.

Il social media manager è una persona che utilizza i social network a partire da una strategia di digital marketing stabilita a monte. Tale utilizzo, appunto perché strategico, è molto più avanzato dell’utilizzo che ne farebbe un utente comune interessato al puro intrattenimento.

Gestire gli strumenti digitali da professionisti richiede pratica, perseveranza e, come in tutto, anche passione. Ragion per cui, il mestiere del social media manager è ben più complesso di quanto si possa immaginare: occuparsi della presenza online delle aziende richiede responsabilità e possesso di competenze trasversali.

Cosa fa il Social Media Manager?

Il social media manager può lavorare in contesti molto differenti: in azienda, come risorsa interna nel comparto marketing; in agenzia di comunicazione, assieme ad altri professionisti del web marketing; in autonomia, quindi come freelance.

Ha senso fare adesso questa distinzione, perché è utile per comprendere un po’ meglio cosa fa o non fa – all’occasione – il social media manager.

social media manager

Quando si gestiscono i profili ufficiali di un brand, i compiti da svolgere possono essere tanti e diversi. Tuttavia, può accadere che il Social Media Manager debba svolgerli tutti o debba applicarsi esclusivamente su alcuni di essi e non su altri.

Tutto ciò dipende dal contesto in cui il social media manager è inserito, quindi se è il solo a occuparsi dei social media o se fa parte di una squadra. In alcuni team strutturati, ad esempio, il Social Media Manager può essere affiancato a esperti di strategia, di grafica, di advertising oppure analisti. In questo caso, ci sono compiti che non sono di sua competenza e vengono svolti da figure specializzate – il social media strategist, il community manager e via dicendo.

Cercando di andare un po’ oltre la distinzione tra parte strategica e parte operativa del lavoro, a grandi linee si può dire che il social media manager:

  1. definisce la strategia di comunicazione;
  2. crea i contenuti e li pubblica;
  3. interagisce con la community;
  4. supporta in prima battuta gli utenti che chiedono assistenza;
  5. analizza le statistiche per comprendere l’efficacia delle strategia attuata.

Come spesso affermiamo, tutto parte dalla strategia. E una strategia si scompone in due fasi: la prima è la fase di studio, la seconda è la fase di definizione del piano editoriale.

Prima di tutto, il social media manager:

  1. studia l’azienda, i suoi valori, i suoi prodotti e gli obiettivi a breve e lungo termine;
  2. fa un’analisi SWOT, ossia studia rischi, vantaggi, punti di forza e di debolezza del brand;
  3. analizza la concorrenza, ovvero individua i suoi vantaggi e i suoi punti deboli, ma anche come comunica nel web;
  4. studia le caratteristiche e le preferenze del pubblico ideale dell’azienda.

Una volta condotta l’analisi, se le idee sono chiare, il social media manager stabilisce:

  • cosa comunicare;
  • quali canali utilizzare;
  • con quale stile comunicativo approcciare il pubblico;
  • quando pubblicare, ma soprattutto quali e quanti contenuti veicolare.

In altre parole, con strategia alla mano, si tratta di trovare il modo più efficace di attrarre e interagire con il pubblico. In fin dei conti, gli obiettivi delle aziende sono assimilabili a due: ottenere un determinato posizionamento nella mente delle persone e fare in modo che queste ultime percepiscano l’affidabilità dell’azienda, quindi reputino vantaggioso acquistarne prodotti o servizi.

Il compito del social media manager, quindi, diventa quello di “parlare alla pancia” delle persone. I contenuti, siano essi informativi o d’intrattenimento, sono pensati per intercettare bisogni più o meno consapevoli dei fruitori delle piattaforme social. E i bisogni sono differenti a seconda del contesto sociale, del genere, della fascia di età, del potere di spesa e sono tutti vincolati alle necessità materiali o immateriali (bisogni di sicurezza o di autostima, ad esempio) percepite.

Ecco perché lavorare con i social media è un’attività molto complessa: è necessario creare delle esche, offrire alle persone ragioni valide per scegliere un brand e, addirittura, di restargli fedeli fino al punto di diventarne ambassador.

Volendo parlare in gergo tecnico, il Social Media Manager ottimizza la comunicazione aziendale sui social media così da incanalare le persone nel funnel di vendita, accompagnandole lungo tutto il customer journey.

Per tutte queste ragioni, prima ancora di stabilire un calendario editoriale, bisogna individuare gli strumenti per comunicare, le tipologie di contenuto e il tone of voice più adatti per colpire nel segno.

Come si diventa Social Media Manager?

In linea di principio, per diventare social media manager si potrebbero intraprendere studi che riguardano la Comunicazione Digitale.

In Italia, esistono numerosi istituti universitari, tanto pubblici quanto privati, che hanno attivato corsi di laurea per chi desidera intraprendere una professione del web. Per contro, la professione del social media manager viene tuttora praticata da persone che hanno conseguito anche altri titoli accademici o che non hanno affatto ottenuto una laurea.

Di fatto, le competenze necessarie al Social Media Manager per svolgere il proprio lavoro possono essere acquisite grazie a corsi di formazione mirati e tanta, tanta pratica.

Ad ora, esiste anche la certificazione Social Media Manager EIPASS. Si tratta di un percorso di studio, con esami, al termine del quale si ottiene una certificazione che attesta le competenze acquisite in social media management. Ha una validità a livello europeo e può essere utile a chi è alle prime armi e vuole arricchire il proprio curriculum vitae.

Arrivando al dunque, cosa deve conoscere e saper fare un social media manager? Riassumendo:

  1. conosce i fondamenti del marketing;
  2. utilizza in modo avanzato i social media;
  3. sa leggere e interpretare le statistiche;
  4. sa utilizzare i programmi di grafica (Photoshop, Illustrator) almeno a livello base.

In verità non è tutto qui, poiché queste appena elencate sono ambiti di conoscenze piuttosto tecniche. È comunque bene valutare un possibile corso formativo da seguire rispetto al grado di approfondimento di tutte e quattro le macroaree, così da investire il proprio denaro in percorsi davvero significativi per la propria formazione.

Possiamo senza dubbio affermare che a un buon Social Media Manager non mancano eccellenti capacità linguistiche, un alto grado di recettività nei confronti del cambiamento – e il mondo digitale cambia in continuazione e in fretta! -, una buona dose di acume psicologico – non dimenticare che è una figura che si interfaccia con il pubblico, sebbene attraverso uno schermo.

Come iniziare a lavorare come Social Media Manager e come trovare clienti?

Come accade per buona parte delle professioni, si inizia sempre dalla gavetta. Ma intraprendere il mestiere del social media manager sembra essere diventata un’ambizione di molte persone, soprattutto giovani. Questo rende più difficile accedere alle posizioni di stagista o di junior, nelle aziende o nelle web agency.

Non bisogna lasciarsi abbattere dalla “concorrenza”, però. Tanto per cominciare, bisogna cercare di distinguersi, di far emergere e mostrare i propri talenti. Vale la pena:

  • aprire i propri account ufficiali (pagine, non solo profili privati);
  • creare un proprio sito web, ancora meglio se corredato da blog;
  • fare network – le care e vecchie pubbliche relazioni funzionano sempre, e anche meglio, in contesto digitale!
  • partecipare agli eventi, sia per continuare la formazione sia per avere l’occasione di incontrare le persone dal vivo.

Fare pratica, anche da sé, agli inizi è uno step fondamentale. Di certo, è più credibile un aspirante Social Media Manager che dimostra di gestire bene i propri profili/pagine di uno che ha una presenza online curata male o addirittura nemmeno ce l’ha.

Nel momento in cui inizi a entrare nella rete di persone che si occupano di comunicazione digitale, “ruba” il mestiere. Non devi rubare i clienti! Si tratta di osservare le strategie, di seguire e partecipare alle conversazioni online per apprendere quelle che amiamo chiamare best practice.

Puoi, naturalmente, anche fare una ricerca sul territorio e inviare il tuo CV alle web agency, mettendo in primo piano le tue migliori qualità da principiante.

Se desideri intraprendere il lavoro da freelance, perché hai già alle spalle un po’ di esperienze, allora non puoi che procedere assiduamente lungo la strada del personal branding. È necessario essere sempre “sul pezzo” e presenti negli ambienti digitali, attivi nella pubblicazione di post e articoli, attenti a recepire i trend e i cambiamenti degli strumenti digitali.

È quasi inevitabile, in questo caso, anche investire in modo strategico in azioni mirate per l’acquisizione di clienti, come l’avvio di campagne pubblicitarie. In un certo senso, bisogna fare per se stessi ciò che si farebbe per un’azienda.

Quanto guadagna un Social Media Manager?

Eccoci arrivati a una delle questioni più interessanti per quanto riguarda la figura del social media manager. Quanto guadagna, qual è lo stipendio di un Social Media Manager?

Bene, una risposta univoca e valida universalmente non può esistere.

Le ragioni di ciò sono diverse: in primo luogo, abbiamo visto che l’impegno di un professionista del web varia a seconda del contesto lavorativo in cui è inserito; inoltre, tutto può anche dipendere dalle ore di lavoro utili per portare a termine determinati task e da quanto valore si dà al proprio tempo e alle proprie competenze.

In ambiti più strutturati, come le agenzie di comunicazione o le aziende, lo stipendio di un social media manager va dai 20000 € di una figura junior ai 30000€ annui di un professionista senior. E queste sono cifre riferibili a un impegno giornaliero full-time, naturalmente.

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fonte immagine: Jobbydoo.it

Se si lavora da freelance, il discorso può cambiare anche radicalmente. Quando si lavora in autonomia, parlare di impegno in termini di ore è più riduttivo, eppure è necessario per valutare quanto lavoro richiede dedicarsi a un cliente. Allo stesso modo, però, si fa una valutazione differente della propria professionalità: la popolarità acquisita nel tempo e un portfolio ricco di esperienze significative con le aziende permettono a un freelance di guadagnare anche molto di più di uno stipendiato.

Quali sono gli strumenti più utilizzati da un Social Media Manager?

Il social media manager non utilizza esclusivamente i social network. Proprio perché il suo lavoro si svolge attraverso più fasi – strategia, creazione e pubblicazione dei contenuti, valutazione dei dati statistici -, il minimo che può fare è sfruttare gli strumenti che le piattaforme social mettono a disposizione dei professionisti.

Un esempio tra tutti potrebbe essere Strumenti di pubblicazione di Facebook.

Basta così? No, sarebbe troppo semplice!

Esistono strumenti che semplificano, ottimizzano e completano il lavoro di un social media manager. Si tratta, quindi, di tool gratuiti e a pagamento che permettono di rendere più efficiente la gestione della comunicazione online per il business.

Per semplificare, li suddividiamo in macro categorie, così diventa più chiaro a cosa servono. Il social media manager si avvale di strumenti per:

  • programmazione dei contenuti;
  • social listening e statistiche;
  • content curation.

1. Strumenti per la programmazione dei contenuti

Ad onor del vero, in questo momento è possibile programmare la pubblicazione di contenuti su (quasi) ogni social network, grazie a specifiche funzioni interne.

Ad esempio, grazie a Business Suite puoi gestire le programmazioni di post di Facebook e Instagram dello stesso profilo aziendale. Finalmente, anche Twitter s’è deciso a rilasciare la funzione interna per la programmazione. Tik Tok già permette la programmazione dei video.

Eppure, LinkedIn non possiede un’opzione per gestire i contenuti in modo automatico. E in ogni caso, l’utilizzo delle funzioni interne dei social media è comodo fino a quando si gestisce un solo profilo aziendale alla volta.

E se dovessi lavorare su più clienti contemporaneamente? Effettuare il passaggio da una piattaforma a un’altra ti richiederebbe più tempo. Quando hai la necessità di seguire nello stesso momento più progetti, quindi clienti diversi, possono fare al caso tuo strumenti come Hootsuite, PostPickr e Buffer.

C’è da aggiungere, e questo vale anche per gli altri strumenti che stiamo per citare, che questi tool non offrono solo la possibilità di gestire meglio la pubblicazione dei contenuti. Essi, infatti, vengono incontro a una grande esigenza di ogni Social Media Manager: permettono di accedere a insight più approfonditi. Pensa solo al fatto che a breve sparirà Facebook Analytics!

2. Strumenti per social listening e per le statistiche

 Ricordi quando abbiamo parlato di studio del brand e della concorrenza? Il social media manager è in primo luogo tenuto a condurre un’indagine approfondita su “ciò che si dice”nel web. In altre parole, monitora le conversazioni online allo scopo di:

  • individuare i trend più discussi;
  • analizzare la web reputation del brand;
  • studiare la concorrenza;
  • scoprire il sentiment della audience;
  • verificare quali sono gli hashtag più performanti su Instagram e Twitter;
  • intercettare le personalità più popolari (influencer) per possibili collaborazioni.

Si tratta di un lavoro un po’ certosino, ma si deve fare. È un’attività da svolgere in fase iniziale, per capire qual è il grado di notorietà dell’azienda e come le persone ne parlano nel web, ma anche per avere un’idea più precisa della reputazione online della concorrenza. Tutto questo va fatto anche in corso d’opera, quando la strategia di comunicazione viene implementata e hai la necessità di verificare come reagisce la community online.

Inoltre, azioni di social listening sono utili per individuare gli argomenti, cioè i trend, più discussi dalla community. Sulla base di essi, infatti, puoi sviluppare contenuti che attraggono maggiormente l’attenzione di un pubblico “caldo”.

Infine, nel caso in cui la tua strategia di comunicazione lo contempli, gli strumenti di social listening possono aiutarti a individuare gli influencer, ossia le personalità più seguite e con le quali potrebbe tornarti utile collaborare.

Esiste una quantità piuttosto ingente di tool per svolgere tutte queste azioni e citarli tutti sarebbe ridondante, quindi te ne nominiamo solo alcuni:

  • Buzzsumo, Talkwalker e Mention per “ascoltare” le community online, quindi per monitorare le conversazioni;
  • Iconosquare, Hashtagify e Socialert per verificare quali sono gli hashtag che performano meglio e per studiare insight più approfonditi, in particolare per Instagram e Twitter.

3. Strumenti per fare content curation

Forse in troppi la sottovalutano, ma la content curation è un’azione davvero utile sotto diversi punti di vista:

  • arricchisce il piano e il calendario editoriale;
  • è d’aiuto nella ricerca di argomenti topic;
  • fa bene alla brand reputation.

Quando si fa content curation si va alla scoperta di contenuti realizzati da terzi da condividere con la propria community. Si tratta di individuare fonti affidabili da pubblicare allo scopo di fornire qualcosa in più di utile al pubblico. È chiaro, nel web ogni giorno viene pubblicata una quantità mastodontica di articoli e post. Come è possibile individuarli, leggerli ed archiviarli?

Esistono strumenti come Pocket, Feedly, Paper.li, Scoop.it che ti permettono di fare ricerche per aree tematiche così da avere a disposizione una sorta di “giornale” online da consultare quotidianamente.

I tool citati ti danno la possibilità di organizzare come ritieni più opportuno i contenuti da leggere e da salvare. Puoi condividerli e crearne sulla piattaforma stessa – come accade con Scoop.it e Paper.li, ad esempio.

Il vantaggio dell’utilizzo di questi strumenti risiede nella possibilità di fare ordine nel mare magnum delle pubblicazioni giornaliere, così che possa essere molto più semplice individuare ciò che è interessante approfondire e condividere.

Come vedi, il mestiere del social media manager consiste solo in apparenza nella pura e semplice pubblicazione di post. Forse è in virtù di questo falsa convinzione che in molti si gettano nella professione, senza immaginare quanto essa sia ben più articolata e complessa, quindi non adatta a tutti.

Hai altro da aggiungere? Ti aspettiamo nei commenti.

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Web Copywriter. Dal 2014 segue blog aziendali e i profili social di aziende in ambito travel, fashion, wedding, wellness e technology. È amministratrice e autrice del travel blog Il Mondo di Athena. Scrive in continuazione, ama viaggiare e divora libri.

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