SEO

Penalizzazione per Link Innaturali: ciò che serve sapere

Qualche giorno fa si è tornato a parlare di penalizzazioni dopo che su Search Engine Journal è stato segnalato un caso di blogger che ha ricevuto un’azione manuale per un link innaturali in uscita dal suo blog. A suo dire, il blogger sostiene di avere sempre usato “branded” anchor text nei guest post pubblicati, ma, onestamente, non credo dica la verità.

Dato che sono oramai circa 6 anni che il team di Google è fermo sul fronte “azione manuali” sui link (le vere “penalizzazioni” di Google, perché quelle organiche sono “filtri”), ho deciso di dedicare alcune righe per rispolverare un argomento spesso dibattuto e che genera ancora molta confusione sui SEO novizi. In fin dei conti, se hai iniziato a fare SEO negli ultimi 6 anni, probabilmente non ti sarà mai capitato di imbatterti in una penalizzazione da link e, anche Penguin, il temutissimo algoritmo antispam lanciato nel 2012 e che prendeva di mira principalmente (ma non solo) la spam nelle tecniche di link building, è ormai integrato nel 2016 nel Core Update di Google.

Ciò ha avuto due risvolti nel modo di fare SEO e Link Building: acquisiamo/costruiamo link, spesso in scala, senza sapere esattamente se ognuno di questi è efficace nell’aumentare il traffico organico ai nostri siti.

L’altro risvolto è di tipo strategico/comunicativo: l’assenza di comunicazioni e interventi anti-spam del team di Google ha avuto come risultato una certa diminuzione di cautela tra chi fa SEO. Per capirci, è facile oggi trovare pubblicate in gruppi Facebook proposte di compra-vendita link con tanto di siti in chiaro, fatte da persone reali, senza dunque un profilo fake.

Un tempo i link si vendevano solo su forum settoriale o community segrete.

Una cosa è certa, se Google dovesse riprendere a fare controlli, dovremmo tutti preoccuparci.

Per capire qualcosa in più sulle azioni manuali per link innaturali partiamo dai casi del 2014, quando anche l’Italia, dopo Germania e Uk entrò nel mirino dell’antispam team di Google, con tanto di tweet di Matt Cutts che annunciava l’avvio di controlli a campione.

Celebri furono le “polverizzazioni” di portali dedicati alla vendita di link, sotto forma di “advertising”, come Teliad e Rankseller. Furono inoltre penalizzati molti blog iscritti alla piattaforma, per link innaturali in uscita.

Come aveva fatto Google a penalizzare sia la piattaforma che i siti iscritti alla piattaforma? Semplice, controlli manuali. Ad occuparsi dei controlli e dell’assegnazione di azioni manuali, che altro non sono che interventi atti a contrastare lo spam nelle Serp, c’è un team dedicato (qui da noi con sede a Dublino) noto con il nome di Quality Analyst (o, in modo più simpatico, “spamfighter”). Occhio a non confonderli con i Quality Raters, che non sono dipendenti di Google e non si occupano di penalizzazioni.

Probabilmente qualcuno di loro, dopo essersi iscritto alla piattaforma, riuscì ad individuare dei pattern ricorrenti tra i blog affiliati e i siti destinatari di tali link e poi, facendo due più due, è facile accertare la presenza di una transazione monetaria in un articolo.

Ma come e quando Google “penalizza” per link innaturali?

Anche su questo tema c’è spesso confusione in giro. Partiamo dal “quando”.

La penalizzazione avviene a seguito di un controllo effettuato dai Quality Analyst su alcune pagine web. Questa è solitamente assegnata se viene accertato che il sito abbia costruito nel tempo (e in modo scalabile) un numero elevato di link che apportano beneficio a determinate pagine che potremmo definire “money pages”, ovvero quelle da cui il sito effettivamente vende, che ricevono traffico per parole chiave “commerciali”.

Un altro modo per “richiamare” i controllo del Quality Analyst di Google è quello di inviare una serie di richieste di spam report per link a pagamento indicando il sito che acquista e quello che vende link.

Ovviamente, è necessario un numero importante di richieste affinché il team intervenga programmando un controllo.

Ad ogni modo, statisticamente, almeno in passato, era difficile ricevere penalizzazioni per link innaturali in entrata solo per una manciata di link. Solitamente si tendeva a colpire siti il cui profilo link presentava molti link su keyword commerciali. Tuttavia questa non è una regola. Sempre nel 2014, ci sono state azioni manuali a blog che avevano anche solo un link in uscita su testo commerciale.

Diversamente a quanto si può credere, un’azione manuale non viene inflitta se il link è presente su testo generico o sul nome del brand; in questo caso non si cerca infatti di “alterare un posizionamento” organico. Se vieni cercato per il brand è naturale trovarti già al primo posto nel motore di ricerca. Inoltre, il Quality Analyst non potrebbe dimostrare che l’articolo è stato acquistato/venduto.

Veniamo ora al come.

Come può avvenire la penalizzazione manuale di Google.

L’azione manuale può essere assegnata in modalità differenti, a seconda dell’entità dell’infrazione fatta. Dell’azione manuale ce ne accorgiamo perché viene espressamente indicata in Google Search Console, nella sezione “azioni manuali” e ci arriva anche una mail di segnalazione agli account gmail collegati a quello Search Console, come quella che puoi vedere qui sotto.

Queste le più comuni.

  • Penalizzazione della singola pagina (website.com/examplepage.html)
  • penalizzazione di una intera directory (website.com/director)
  • penalizzazione di un sottodominio (example.website.com)
  • penalizzazione di un intero dominio (website.com).
  • penalizzazione di tutti gli anchor text di link esterni contenenti una parola chiave (es. “prestiti online”. Questa è una delle più difficili da risolvere, perché tutti i futuri link su quella parola chiave non apporteranno beneficio, in quanto non verranno conteggiati).

Le penalizzazioni di un intero dominio sono le peggiori che possono capitare, perché il sito non può più essere trovato su Google nemmeno per chiavi brand. Di rado accadono casi come questi. Eppure in Italia, sempre nel 2014, una web agency si spinse molto oltre le linee guida rilasciando un plugin che stampava nell’html dei siti che lo installavano, un bel link con anchor text “web marketing” (a rel=”nofollow” questo link il caso di studio).

Rimuovere le penalizzazioni manuali per link

Lavorare sulla rimozione di azioni manuali non è mai semplice. In passato, nel periodo subito successivo al rilascio del primo Penguin, ci siamo trovati a lavorare sulla rimozione di svariate migliaia di link da ecommerce e portali web che avevano basato la loro strategia di link building su scala industriale: tutti link su anchor text commerciali, in siti off-topic, off-language, ecc.

In passato la link building era molto più zozza di adesso e funzionava la link building su scala, la link building “site-wide” e la link building senza alcuna distinzione di sito di qualità o tematica pertinente. Inoltre non era ancora stato rilasciato il disavow tool, lo strumento di Google per il disconoscimento dei link.

Come puoi immaginare, se la penalizzazione era avvenuta su una specifica anchor text commerciale, andare a rimuovere (manualmente o anche col disavow tool) tutti i link che causavano quella penalizzazione, non era semplice.

Molto spesso, dopo diversi tentativi di richiesta di riconsiderazioni (funzionalità di Google Search Console per richiedere un controllo all’antispam team di Google), Google identificava ancora la persistenza di alcuni link non identificati da nessun tool di backlink tracking.

Solitamente gli step per uscire da una penalizzazione manuale sui link sono:

  • Raccolta di tutto il database del link profile e analisi di quelli ritenuti innaturali. C’è da dire che un solo tool di tracking non basta. Ne andrebbero utilizzati diversi. Google Search Console combinato con Majestic SEO, SEMrush e l’ottimo Link Detox, solo per citarne alcuni. C’è da dire che questa è la fase più impegnativa del processo.
  • Rimozione e/o inserimento in Disavow tool dei domini da rinnegare.
  • Redazione e invio della richiesta di riconsiderazione. Si deve dimostrare all’analista di Google, che ci siamo impegnati per risolvere il problema.

Conclusioni

Sono ormai un po’ di anni che Google è in standby con le azioni manuali sui link, probabilmente perché algoritmicamente è ora in grado di “ignorare” determinati link di bassa qualità e/o link innaturali. Non possiamo saperlo con certezza. Ciò che però è certo, è che chi fa SEO non deve mai abbassare la guardia e deve lavorare il più responsabilmente possibile.

 

 

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda. Esperto di SEO e Content Marketing e autore del libro "Content Marketing per Blog, Social e SEO". Con esperienza quasi decennale, progetta strategie digitali orientate allo sviluppo di visibilità online. Come consulente SEO ha lavorato in prima persona a differenti progetti complessi in settori ad elevata competizione, costruendo da zero progetti da oltre 20 mila visitatori giornalieri. Segue costantemente tutti gli aggiornamenti algoritmici di Google, di cui scrive poi regolarmente le sue analisi su questo blog e si occupa di seguire siti web che perdono traffico organico individuando problematiche e fornendo strategie risolutive. E' speaker alle più importanti conferenze nazionali sulla SEO e web marketing (Convegno GT, Search Marketing Connect, SMXL, BeWizard, ecc.) oltre ad aver formato numerosi SEO di aziende ed agenzie in corsi di formazione super avanzati. Scrive di SEO anche sul blog ufficiale di SEMrush.

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Una replica a “Penalizzazione per Link Innaturali: ciò che serve sapere”

  1. Kyle Finazzo ha detto:

    Informazioni utilissimi. Ottimo articolo.

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