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Negative SEO: come riconoscerla e contrastare le strategie Black Hat

Possiamo intendere come SEO negativa tutte quelle strategie che cercano di influenzare i risultati di ricerca violando le linee guida di Google e, a maggior ragione, di farlo a scapito dei competitor.

Mentre infatti la SEO ha l’obiettivo di lavorare sul brand, sviluppandone autorevolezza e qualità della sua presenza sul web (sito web ottimizzato, menzioni e link, contenuti, ecc.), la Negative SEO punta invece a compromettere o abbattere le posizioni di rilievo acquisite dai competitor, allo scopo di farlo retrocedere dalle serp e, in questo modo, garantire maggior visibilità al proprio progetto (o a quello del proprio cliente).

C’è poco da discutere: la Negative SEO è un’attività prima di tutto illegale, oltre che non etica. Chi opera con l’obiettivo di arrecare danno a un competitor è innanzitutto perseguibile per legge, poi non è definibile un SEO, ma solo un incapace con qualche abilità da smanettone che non riuscendo a far salire i propri siti o pagine con contenuti e link, preferisce scovare falle nell’algoritmo da sfruttare a proprio vantaggio o cercare di danneggiare la struttura web su cui si regge il competitor.

Le tecniche più diffuse e come contrastarle

Di tecniche Negative ce ne sono tante, molte delle quali sono poco diffuse. Periodicamente c’è infatti qualcuno che riesce a trovare escamotage per apportare vantaggi al proprio sito. Certo, finché non arrechi danno a un competitor puoi sperimentare quanto vuoi.

Solitamente le strategie più diffuse sono le seguenti:

1. Attacco di Link Spam

Un tempo conosciuta anche come Link Bombing, consiste nell’indirizzare verso il sito di un competitor centinaia (o migliaia) di link provenienti da siti di bassa qualità. Tra questi ci sono link farm, network di dropped domain, siti con sezioni guest, forum o commenti senza protezione e nofollow sui link esterni, eccetera.

Questa tecnica è sempre meno efficace, grazie all’evoluzione degli algoritmi di Google, in modo particolare di quelli relativi all’analisi dei link, che fanno in modo di ignorare e non conteggiare quei link di bassissima qualità.

Oltre a questo c’è il fatto che oggi questa strategia potrebbe funzionare soltanto contro siti molto giovani e con un profilo link poco robusto, ma sarebbe del tutto inutile verso siti con una autorevolezza media (ergo, con un buon profilo link a fungere da corazza immunitaria).

Per sapere se sei oggetto di Link spam devi periodicamente dare un’occhiata al tuo profilo link con uno dei tanti servizi di analisi dei link, come Ahrefs o Majestic SEO, ma ti consiglio di incrociare sempre questi dati con quelli forniti da Google Search Console, e scaricabili in excel dalla sezione “Ultimi link”.

Una volta individuati e raccolti i domini sospetti (anche a partire da estensioni di dominio non del tuo Paese), il consiglio è quello di inserirli tutti preventivamente in file .txt da caricare nel Disavow Tool di Google affinché siano rinnegati.

2. Attacchi DDoS (Distributed Denial of Service)

L’obiettivo in questo caso è quello di rendere inutilizzabile il server che ospita il sito competitor. Utilizzando una sorta di bot net (una rete che controlla dei computer zombi) viene inviato traffico al server allo scopo di saturarne la banda e rendere il sito inaccessibile.

L’attacco DDos può essere intercettato anzitutto notando rallentamenti nei tempi di risposta del server, ma soprattutto analizzando i file di log. Qualora si individuassero dei bot sospetti, il consiglio è sempre quello di bloccarli.

3. Duplicazione intenzionale dei contenuti

Una delle pratiche più diffuse consiste nell’utilizzare software di scraping che estraggono contenuto (testuale e meta dati) per caricarlo su pagine di altri domini. Lo scopo è quello di far rankare meglio le pagine “non canoniche” e non originali e richiamare l’algoritmo Panda di Google affinché colpisca il sito legittimo.

Anche in questo caso, c’è da dire che le possibilità che queste tecniche funzionino sono molto basse. Ci sono però le eccezioni alle regole e sono documentati casi in cui contenuti duplicati si posizionavano meglio di quelli originali.

Generalmente però, ciò può avvenire sempre per quei siti giovani e con scarsa autorevolezza (trust) di dominio.

Per scoprire se i tuoi contenuti sono “clonati”, puoi utilizzare uno dei tool più famosi per questo scopo che è Copyscape.

4. Code Injection e Parasite Hosting

In questa tipologia di Negative SEO rientrano tutte quelle strategie che cercano di sfruttare falle nella sicurezza dei siti web per infiltrarsi e avere accesso a file e manipolare codice e/o contenuti.

Solitamente riescono ad avere successo nel loro intento a causa anche della poca accortezza del webmaster. Sfruttano password poco robuste, plugin o versioni del CMS non aggiornate e molto spesso installano script di non facile individuazione, che mostrano contenuti differenti al bot (cloaking) rispetto a quelli forniti agli utenti e presentano link che rimandano ai siti dei clienti allo scopo, a tutti gli effetti, di sfruttare l’autorità di dominio del dominio vittima.

Si comportano a tutti gli effetti come parassiti e da qui viene il nome “Paradise Hosting“.

Google ha dichiarato qualche anno fa che le compromissioni di siti web, in modo particolare CMS come WordPress o Joomla fossero aumentate negli ultimi anni e quello che fa Google è segnalare ai webmaster la compromissione del loro sito con un’azione manuale, che più che una penalizzazione è un alert inviato da Google Search Console, che ha l’obiettivo di portarti a conoscenza del fatto che il tuo sito è stato hackerato.

Ho documento un caso specifico e risolto di Parasite Hosting a questo link.

Per concludere, queste erano solo le tecniche di Negative SEO più conosciute, ma questo universo è molto ampio e complesso e ogni giorno viene fuori qualcosa di nuovo. L’importante è però imparare a riconoscere i veri attacchi e a non allarmarsi troppo quando si vedono cali di traffico o dei posizionamenti; il più delle volte, infatti, il problema potrebbe essere nella qualità dei contenuti o del tuo sito.

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda. Esperto di SEO e Content Marketing e autore del libro "Content Marketing per Blog, Social e SEO". Con esperienza quasi decennale, progetta strategie digitali orientate allo sviluppo di visibilità online. Come consulente SEO ha lavorato in prima persona a differenti progetti complessi in settori ad elevata competizione, costruendo da zero progetti da oltre 20 mila visitatori giornalieri. Segue costantemente tutti gli aggiornamenti algoritmici di Google, di cui scrive poi regolarmente le sue analisi su questo blog e si occupa di seguire siti web che perdono traffico organico individuando problematiche e fornendo strategie risolutive. E' speaker alle più importanti conferenze nazionali sulla SEO e web marketing (Convegno GT, Search Marketing Connect, SMXL, BeWizard, ecc.) oltre ad aver formato numerosi SEO di aziende ed agenzie in corsi di formazione super avanzati. Scrive di SEO anche sul blog ufficiale di SEMrush.

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Una replica a “Negative SEO: come riconoscerla e contrastare le strategie Black Hat”

  1. […] come si può evitare di lasciarsi sopraffare da chi gioca “sporco” su Google? Ciracì su WebinFermento ci dà qualche […]

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