SEO

Gli articoli “long form” sono ancora importanti per la SEO?

Quando si procede alla elaborazione di un piano editoriale per un blog o un magazine vengono scelti anche le tipologie di articoli che il blog dovrà avere e, solitamente, la scelta ricade su articolo news, articoli di curiosità e “long form”.

Conosciuti anche con “Pillar Article”, hanno la caratteristica di riuscire ad approfondire tutti gli aspetti legati ad un argomento, grazie alla possibilità di essere strutturati sotto forma di paragrafi ognuno dei quali corredato da sottotitolo specifico. Ben presto sono diventati di moda nella SEO, in quanto hanno reso possibile posizionare, con un’unica pagina un intero set di parole chiave, solitamente quella primaria e quella secondarie ad essa correlate.

Solitamente la costruzione di un long form parte da una keyword search di tipo informativa. Se voglio costruire la guida definitiva alla “pagina facebook”, devo capire quali sono le ricerche principali fatte dagli utenti in merito e cercare di dare risposta a gran parte di queste.

È sulla base di questo principio che nasce la nostra “guida alla pagina Facebook” che, in questi anni, è divenuta la pagina che ha portato la maggior parte del traffico organico.

C’è da fare una precisazione: il long form riesce a posizionarsi bene a condizione che anche il dominio abbia un minimo di autorevolezza. Nel senso che, il long form difficilmente aiuterebbe un sito appena nato.

Veniamo però al succo di questo post. Credo che, a seguito degli ultimi update algoritmici di Google (Quality Update mensili, Bert Update e chi più ne ha più ne metta) i long form stiano perdendo efficacia nel ranking, almeno se utilizzati per uno scopo primario SEO.

La nostra guida alla pagina Facebook per anni ha avuto la prima posizione Google per quasi un centinaio di keyword long tail legate alla pagina facebook. Ad oggi, produce quasi il 50% di traffico in meno. Eppure è stata aggiornata a fine 2018, ma il problema credo sia un altro.

I long form, bisogna ammetterlo, generano una certa sovra ottimizzazione. Sia chiaro, non si parla di keyword stuffing dei primi anni 2000, perché comunque il testo dà sempre risposta alla query dell’utente, ma la keyword di interesse viene ripetuta, nel corso delle due-tremila parola di testo, svariate decine di volte. Ciò ha permesso ai long di essere spesso utili al posizionamento.

Con gli ultimi update sembra però che Google stia premiando pagine/siti che rispondono esattamente ad una specifica query, almeno quando ci sono. Facciamo un esempio. Se prima per la query “ottimizzare pagina Facebook” era presente la nostra guida, al primo posto, oggi non lo è più. Al suo posto ci sono articoli, con meno testo e probabilmente con un dominio web meno autorevole, che però rispondono esattamente ad una query. Ti consiglio, in merito, di leggere il mio ultimo articolo per il blog di SEMrush, che tocca più approfonditamente questo argomento.

Google sta premiando l’immediatezza nella risposta data all’utente e il long form, pur potendo dotarli di indici cliccabili, non sono per loro natura di fruizione immediata. Richiedono all’utente di leggere tutto ciò che c’è scritto prima di trovare la risposta al loro bisogno.

Dunque, quelle inutili e lunghe introduzioni in chiave SEO potrebbero non andar più bene.

Fine dei long form quindi? Non credo. Forse smette di funzionare la tecnica di accaparrarsi una serie di keyword long tail con un’unica pagina, ma sarà comunque utile, ancora, per singole keyword. A patto che soddisfino, senza troppi “giri di parole”, il bisogno informativo dell’utente.

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda. Esperto di SEO e Content Marketing e autore del libro "Content Marketing per Blog, Social e SEO". Con esperienza quasi decennale, progetta strategie digitali orientate allo sviluppo di visibilità online. Come consulente SEO ha lavorato in prima persona a differenti progetti complessi in settori ad elevata competizione, costruendo da zero progetti da oltre 20 mila visitatori giornalieri. Segue costantemente tutti gli aggiornamenti algoritmici di Google, di cui scrive poi regolarmente le sue analisi su questo blog e si occupa di seguire siti web che perdono traffico organico individuando problematiche e fornendo strategie risolutive. E' speaker alle più importanti conferenze nazionali sulla SEO e web marketing (Convegno GT, Search Marketing Connect, SMXL, BeWizard, ecc.) oltre ad aver formato numerosi SEO di aziende ed agenzie in corsi di formazione super avanzati. Scrive di SEO anche sul blog ufficiale di SEMrush.

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Una replica a “Gli articoli “long form” sono ancora importanti per la SEO?”

  1. Seo Digital ha detto:

    Il fenomeno varia molto in base alla SERP: ce ne sono alcune dove imperano contenuti lunghissimi (che pochi leggono fino in fondo), mentre altre dove contenuti brevi ma ben centrati sull’intento di ricerca riescono a posizionarsi meglio. Personalmente ritengo che sia meglio quest’ultima soluzione, perchè permette all’utente di ottenere risposta a quello che sta cercando, senza troppi giri di parole.

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