Social Media Marketing

10 elementi che rendono inefficace un’inserzione Facebook

Oggi è sempre più difficile trovarsi di fronte a sponsorizzate Facebook, o in generale social, di scarsa qualità o con errori seri che ne compromettano l’efficacia. Con il passare del tempo tutti gli amministratori di pagine o i consulenti che gestiscono le campagne Facebook hanno imparato a creare inserzioni che, almeno dal punto di vista contenutistico, funzionano. In questo Facebook stesso ha dato una grossa mano creando una piattaforma dedicata che, per quanto complessa, aiuta in tutto e per tutto il percorso di creazione di un’ads in modo molto preciso e dettagliato, ogni cosa ha il suo posto.

Tuttavia esistono elementi che non sono controllabili in modo schematico e molto spesso influenzano la vera riuscita di una campagna promozionale su Facebook. Parliamo ovviamente di quegli elementi strategici che richiedono particolare attenzione e studio nella progettazione e che, in linea di massima, tendono ad divenire più performanti man mano che si costruisce uno storico, accumulando esperienza sul campo.

È noto che la formula tipica di una ads è sinteticamente costituita da un copy convincente ed una immagine di qualità, call to action e si parte! Nulla di più semplice! Ma ci sono quegli elementi, prettamente basati su scelte strategiche che non possono esser insegnati o standardizzati, a questi fanno capo il buon gusto, la capacità di scrittura, la qualità fotografica, il giusto percorso che porta alla conversione.

Ed ecco che si possono tranquillamente delineare degli elementi che potrebbero disturbare l’efficacia di una campagna social. Ne ho individuati 10, vediamoli.

1. Mancanza di call to action

Eccentrico quanto banale comportamento quello di non inserire le call to action alla fine di un’ads. Curioso perché la domanda da porre all’inserzionista è “ma quale obiettivo stai tentando di raggiungere?”.

Forse l’obiettivo è “branding”, ci sta, ma a patto che questo vada in parallelo con qualcosa che permetta effettivamente di misurare e quantificare il ritorno sull’investimento. Le call to action servono a questo, un click traccia un comportamento e un’intenzione di un utente. Perché precludersi la possibilità di conoscerlo a fondo?

2. Copy troppo brevi

A meno che non si doti l’ads di una immagine significativa e molto comunicativa, la scelta di usare copi molto brevi, fatti di poche parole, di sicuro non aiuta la buona riuscita di un’ads.

L’assenza di testo è un’assenza di spiegazione o di argomentazione: è come mostrare un intento, ma non aver voglia di spiegarlo. Dotare una pubblicità di un testo significativo amplifica e potenzia la sua efficacia, ma soprattutto attira l’utente e lo spinge ad approfondire il messaggio.

3. Copy troppo lunghi

Al contrario c’è ci opera all’inverso, ossia adopera testi troppo lunghi e talvolta mal formattati.

È bene ricordare che un testo troppo articolato e che richiede molto tempo per esser compreso, annoia l’utente e sicuramente innesca come effetto l’allontanamento e, con uno scroll del mouse, caro brand ormai sei divenuto invisibile.

4. Sottovalutare la value proposition

Qual è la proposta di valore che offriamo all’utente? Questa è la prima domanda che bisogna porsi ancor prima di aver deciso la piattaforma su cui si farà pubblicità. Senza un benefit l’utente non verrà mai “agganciato”.

La forma più semplice di rinforzo condizionato è il coupon sconto, ma non è così banale. Allettare l’utente non significa offrire il 3% di sconto su un acquisto minimo di 200€, coltivare l’utente significa porlo nella condizione di fidarsi e predisporlo all’acquisto. Aprire il portafoglio aziendale insomma, per offrire sistemi di scontistica o coupon succulenti (dal 10% in su) o concorsi, premi, campioni omaggio, ecc…

5. Assenza di ascolto del pubblico

Capita alle volte che delle inserzioni pensate e ben studiate non incontrino il consenso del pubblico ed il risultato potrebbe esser quello di avere un’ads controproducente che arrivi quasi ad innescare la temutissima cattiva reputazione.

Una grafica poco accattivante, un messaggio mal compreso o i refusi diventano armi a doppio taglio. In questo caso per migliorare la situazione è di necessaria importanza monitorare sempre i riscontri delle campagne ed al primo allarme correre ai ripari.

6. Usare un solo modello di ads

Carosello, foto, canvas, video e ancora lead ads, prodotti dello shop, link a Messenger e Whatsapp, raccolta o inserzioni riproducibili, ci sono tantissime possibilità ognuna delle quali associata ad uno specifico obiettivo.

Quando si sbaglia? Quando non si valuta bene il tipo di formato o si utilizza sempre un solo modello precludendosi eventuali altre possibilità di migliorare il rendimento di una campagna. Differenziare può diventare anche un modo per capire come procedere per ottenere i massimi risultati confrontando i rendimenti delle singole campagne con differenti formati.

7. Non offrire sufficienti informazioni

Un’ads sappiamo che è un messaggio abbastanza sintetico e che ha lo scopo di attirare l’utente e spostare la sua attenzione su quel che si vuol proporre. Per completezza, il modo migliore per offrire più informazioni, migliorare la performance della campagna ed arricchire l’esperienza è spostare l’utente in un ambiente dedicato all’approfondimento. Insomma quando si ha tanto da raccontare e mostrare, la parola chiave è “landing page”.

Attenzione però, una volta che l’utente è atterrato in una pagina esterna tutto si gioca sulla capacità di saper presentare e vendere il prodotto in modo ottimale.

8. Non sbirciare dai competitor

Se notiamo ads interessanti di altri profilo complementari al nostro, quelle che magari hanno suscitato interesse personalmente e notiamo in più che stanno registrando alti tassi di interazioni e commenti, probabilmente è il caso di prender spunto e tentare la medesima strada per il proprio business.

Costruire un modello di pubblicazione basato su successi altrui è una buona strada di partenza per perfezionare le proprie di campagne. Osservare, rielaborare, agire.

9. Non connotare le ads

Immagini e watermark sappiamo che sono gli elementi principali che catturano l’attenzione dell’utente e lo interrompono dal normale flusso di navigazione. Può esser che l’immagine sia inusuale, ben fatta o ridicola, ma in ogni caso avrà dimostrato di avere personalità e carattere.

Ancora oggi, a distanza di anni, scegliere l’immagine giusta e la giusta cornice per presentala, spingerà il follower a riconoscere la campagna e istantaneamente associarla al brand.

10. Non esser sempre presenti

Sappiamo che le campagne Facebook rappresentano un investimento che rende nell’immediato, ma che deve esser per forza continuativo soprattutto quando si è deciso di investire esclusivamente su questo canale.

Diventa, per cui, essenziale non far mancare mai la propria presenza ed offrire il giusto mix di contenuti promozionali ed informativi. Non lasciare mai l’utente all’asciutto della vostra presenza sul canale, deve sapere che ci siete. Ragion per cui è essenziale sfruttare il retargeting con una campagna sempre attiva, per mantenere costante l’attenzione.

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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