Strategie

Influencer Marketing, le aziende ci credono!

In questo blog abbiamo spesso affrontato il tema dell’influencer marketing. Abbiamo messo in luce, dati alla mano, gli aspetti benefici di un simile approccio con un occhio sempre attento su dubbi e criticità che possono emergere dalla fase di scelta, a tutto il percorso strategico di attuazione.

Sappiamo che l’influencer marketing è una realtà consolidata in ambito marketing online ed è uno degli strumenti più efficaci per ottenere riscontro promozionale in breve tempo. Tanto per capire il successo basta osservare, ad esempio, la proliferazione di piattaforme al servizio delle aziende, nate per il reclutamento di influencer per specifiche campagne. Il settore è molto gettonato e più che in crescita.

Nel contempo, però, la rete ha smascherato faccendieri e utenti che, improvvisati professionisti, hanno mostrato un’altro volto dell’influencer delineando una figura controversa, che va attentamente valutata.

Individuare i veri influencer dalle copie non è semplice, ne abbiamo parlato qui, anche perché ci sono a disposizione molti stratagemmi nascosti a favore dei furbi (compra like, compra follower) che permettono di falsare le informazioni provenienti da un profilo. A questo aggiungiamo che gli strumenti di selezione degli influencer, molto spesso, basano gli ordinamenti sulla popolarità derivata da vanity metric come i follower o i like sui post.

Le aziende impreparate, quelle che decidono di provare ad entrare in questo ambito ma facendolo “inter nos”, pur essendo informate sulle potenzialità della strategia, improvvisano un po’ il processo di selezione non facendo molte valutazioni del caso ed, in alcuni casi, peccano rispondendo favorevolmente a richieste spontanee, ignorando aspetti determinanti per la definizione di un profili di influencer ideale.

I brand però ci credono molto nella strategia. In effetti una ricerca di WhoSay ha evidenziato che le aziende, nel 70% dei casi, aumenteranno gli investimenti nel coinvolgimento degli influencer. La ragione principale è la più semplice: le aziende ritengono che una figura popolare, dia un forte impatto alla popolarità del brand, offrendo lustro ed importanza. Il 90% degli intervistati ne è convinto.

Se queste consapevolezze sono una conferma del fatto che l’influencer marketing funzioni, dall’altro notiamo che un piccola parte delle aziende ha la percezione della difficoltà ad individuare il giusto influencer.

Il 15% degli intervistati è fortemente d’accordo sul fatto che trovare il giusto influencer sia una sfida difficile da perseguire. Chissà se poi, per superare l’ostacolo, si cerca in qualche modo di trovar rimedio.

Interessante è che le aziende percepiscono che l’influencer marketing fraudolento possa minare, a lungo andare, la reale efficacia dell’intero approccio strategico (7%), ma riflettendo se non si pongono dei giusti paletti all’ingresso, presto o tardi la strategia potrebbe perdere di attenzione da parte delle aziende.

L’elemento a favore delle aziende, e che ci rende un po’ più sereni, è che l’approccio aziendale all’influencer marketing, è il riconoscimento dell’influencer come vero e proprio un canale e quindi, come canale, è perfettamente misurabile. In particolare tra le metriche di valutazione disponibili nell’online, quelle che si ritengono più di valore per il successo di una campagna troviamo:

  • la copertura mediatica;
  • il traffico complessivo generato verso i siti brand;
  • gli introiti economici;
  • numero di menzioni online e le condivisioni.

Abbiamo con questa ricerca appurato che le aziende sono molto aperte al coinvolgimento di figure esterne come promoter di prodotti aziendali. La scelta è più che sensata. Il profilo di una persona, molto seguita ed influente per i contenuti in rete, può offrire all’oggetto della sponsorizzazione una nota di carattere e di personalità in più.

Tuttavia non si può prescindere dal fatto che non tutte le campagne possono avere il successo immaginato e le problematiche sarebbero da ricercarsi in molteplici criticità. Ad esempio la tipologia di prodotto e la sua desiderabilità, ma anche all’intero processo strategico/decisionale messo in atto in fase inziale. A che influencer ci rivolgiamo? Sono trasversali al nostro settore? Che livello di popolarità raggiungono?

L’ideale per un’azienda sarebbe quello di confrontarsi sempre con un esperto, se non altro perché il vero marketer sa quali sono le variabili coinvolte nella selezione di un profilo, fondamentali per la buona riuscita dell’intera azione. Un conoscitore del sistema ha un senso critico in più e sa andare più a fondo nei profili, sa a quali elementi mirare, quali scartare, e sa fare un’analisi sullo storico e sulla qualità dei contenuti pubblicati, ad esempio su un blog.

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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