Social Media Marketing

Come funziona l’EdgeRank, spiegato da Facebook

A quasi vent’anni dal suo arrivo in Italia, l’algoritmo di Facebook continua a sollevare domande.  Un giorno vedi dei post interessanti, il giorno dopo non li vedi più. Qualche volta le bacheche fanno così noia che pensi: ma seriamente è tutto qui?

Capire come funziona “il fu” EdgeRank di Facebook è un grande mistero ancora irrisolto, come: “chi ha tirato su le pietre di Stonehange?”, “gli alieni esistono?”.  Avere una risposta chiara è impossibile; al più, si possono fare ipotesi sull’uso, ma soprattutto test.

Allo stato attuale, sappiamo che le persone in rete vanno costantemente stimolate; se non lo si fa, arrivano a un punto di stallo e iniziano a cercare qualcosa di nuovo, altrove.

Questo è vero per ogni canale, ma probabilmente lo è di più per sir. Mark. Nel corso degli anni, ha sempre più cercato di dare piccole grandi svolte all’algoritmo di Facebook, in modo da ingolosire e stuzzicare gli iscritti.

Come funziona l’EdgeRank secondo Facebook

Fino al 2011, l’EdgeRank era l’algoritmo di Facebook e ciò che controllava i contenuti sulle nostre bacheche. Al giorno d’oggi, la visibilità dei contenuti è invece determinata dal machine learning.

Proprio come il vecchio EdgeRank, l’algoritmo attuale ha il compito cruciale di suscitare interesse e partecipazione negli utenti, garantendo migliori livelli di interazione con quanto visualizzato.

A lungo andare i rischi maggiori per una piattaforma sono:

  1. mancanza di interesse globale per lo strumento, che potrebbe portare a un allontanamento (temporaneo o definitivo) dal canale dopo un tot di tempo;
  2. passività d’uso, l’utente partecipa “in sordina” alle attività della piattaforma senza interagire, ma è presente sul canale solo per FOMO (Fear-of-missing-out), la paura di essere tagliati fuori.

Questi problemi sono ancora più evidenti quando si osservano gli ultimi dati d’uso del canale. Secondo le statistiche, le attività su Facebook stanno rallentando. Benché il numero di utenti attivi sia ancora in aumento, pare che la piattaforma stia raggiungendo un plateau.

numero utenti attivi Facebook 2022

Figura 1: https://datareportal.com/essential-facebook-stats

Probabilmente, parte della colpa è di TikTok ed Instagram, che attraggono le generazioni più giovani a discapito del “vecchio” Facebook. Di conseguenza, diventa ancora più importante dare agli utenti quello che vogliono, spingendoli a rimanere utenti attivi della piattaforma ed evitando che vadano altrove.

Ecco perché l’algoritmo di Facebook è in continua evoluzione.

Cosa cercano le persone su Facebook

Nel 2014, le persone usavano i canali social per osservare le attività svolte dagli amici, condividere opinioni o mostrare la propria vita quotidiana.

Nel 2022, invece, le persone hanno usato i social soprattutto per rimanere in contatto con gli amici, per passare il tempo e per informarsi. Inoltre, il 22% degli utenti hanno sfruttato i social per scopi lavorativi, o comunque legati alla diffusione di contenuti promozionali per il proprio lavoro.

https://www.statista.com/statistics/715449/social-media-usage-reasons-worldwide/

Questo ci fa capire quanto sia importante dare all’utente quello che vuole non solo dal punto di vista strumentale, ma soprattutto dal punto di vista dei contenuti.

Nella conferenza F8 di Facebook dell’aprile 2016,  emerse chiaramente quanto fosse importante per il canale soddisfare le esigenze degli utenti, in continua evoluzione.

A parlare fu lo stesso Adam Mosseri, VP product management, che affermò:

C’è una differenza sostanziale tra quello che le persone fanno e quello che le persone dicono. Quello che fanno le persone è likare contenuti e condividerli su Facebook, stare più tempo sul canale, commentando. Se gli utenti fanno tutte queste cose vuol dire che si sta creando valore. Ma sappiamo che questo non è tutto. Forse non vorreste commentare o likare determinate notizie perché tristi (come la morte del cane di un amico di liceo o la fine di una storia), ma questo non significa che non sia importante per te.

Per questo è essenziale lavorare sui contenuti per comprenderli meglio e, attraverso la conoscenza del contenuto stesso, attribuire ad esso del valore. Solo così puoi dare agli utenti quello che vogliono e, soprattutto, quello che Facebook deciderà di mostrare loro.

Come funziona l’algoritmo di Facebook

Oggi, nel 2023, il sistema di machine learning di Facebook è molto più complesso rispetto al vecchio EdgeRank: ci sono centinaia di fattori che determinano la visibilità di un contenuto.

Ciononostante, possiamo identificare tre segnali più rilevanti degli altri.

  1. Chi ha postato il contenuto. Facebook dà la priorità agli account con i quali interagisci di più, che siano amici o account business o gruppi.
  2. Tipo di contenuto. In questo periodo, le persone interagiscono soprattutto con i video, quindi Facebook e altri social danno loro una maggiore visibilità. A questo si sommano però le preferenze individuali: se tu come utente interagisci più con le foto più che con i video, Facebook ti mostrerà più foto che video.
  3. Numero di interazioni. L’algoritmo di Facebook dà la priorità ai post che generano engagement, specie dagli account con i quali interagisci di più.

Ognuno di questi fattori determina la visibilità del post, che sarà diversa per ogni utente e che concorrerà a costruire il Newsfeed che vediamo.

Ad esempio , tre contenuti postati nel medesimo range orario possono essere più o meno visibili in base alla diversità di formato, alla quantità di interazioni e al feed sul quale compaiono.

Oltre che determinare quali contenuti mostrarci, l’algoritmo determina in quale ordine farceli vedere. Anche in questo caso, il sistema di machine learning è complesso e in gran parte imperscrutabile. Ciononostante, è Facebook stesso a condividere parte del funzionamento dell’algoritmo.

I post che compaiono per primi nel feed hanno quattro caratteristiche in comune.

  1. Inventario: Facebook dà la priorità ai post di amici, pagine e gruppi che segui, esaminandoli per primi.
  2. Segnali: l’insieme dei fattori visti sopra, come il numero di interazioni e la provenienza del post.
  3. Previsioni: l’algoritmo calcola quant’è probabile che tu interagisca con il post, soprattutto in base a quanto fatto in passato.
  4. Pertinenza: più i contenuti potrebbero essere interessanti per te, più si trovano in alto nel feed.

Quindi non abbiamo nessun controllo sui contenuti mostrati? No.

Facebook ha messo a disposizione dell’utente diversi strumenti di controllo, sempre più avanzati, che permettano di “costruire” un Newsfeed sempre più consono alle proprie esigenze, a partire da quello che vede.

Pensiamo ad esempio al pulsante di follow – indicato come “Segui già” – presente nei profili degli amici che permette di controllare il flusso di informazioni prevenienti da quel profilo secondo tre tipologie:

  • “Non seguire più”, per non vederne più i contenuti;
  • “Opzione predefinita”, per lasciare che sia l’algoritmo di Facebook a decidere;
  • “Preferiti”, per dare la priorità ai contenuti di quell’account.

 

Inoltre, è possibile nascondere determinati contenuti direttamente dal Newsfeed: basta cliccare sui tre puntini nell’angolo in alto a destra del post e cliccare su “Nascondi post”, segnalazione che per l’algoritmo vuol dire “smetti di mostrare quel contenuto” o contenuti affini provenienti da quel profilo. Da qui, puoi accedere anche alle opzioni viste sopra, senza dover visitare il profilo di chi ha postato il contenuto.

Dunque, abbiamo tantissima carne al fuoco. Tutti questi elementi lavorano per determinare quale contenuto verrà visualizzato nel nostro Newsfeed.

Possiamo influenzarli anche in veste di content creator?

Gran parte delle potere rimane in mano degli utenti e dell’algoritmo di Facebook, è vero, ma questo non significa che i content creator non possano fare niente. All’interno del blog, puoi trovare un articolo dedicato proprio a come migliorare la reach organica di Facebook. Prima di correre a leggerlo, però, rifletti bene su quanto visto in questo articolo.

Facebook ci nutre di contenuti freschi, che hanno un formato che ci piace (ad esempio io preferisco le immagini), che sono molto likati, piuttosto che di contenuti visualizzati senza alcuna preferenza. Per questo continua a funzionare!

Facebook tiene ai propri utenti; desidera che ciascun utente rimanga sul canale, lo usi, lo faccia proprio e resti il punto di riferimento.

Perdere l’attenzione degli utenti innescherebbe un processo a catena che potrebbe portare a una caduta di tutto il sistema. Tutelare l’utente e le attività che svolge sul canale rimane sempre la priorità di tutto il canale, anche prima della monetizzazione. Io apprezzo e voi?

 

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2 risposte a “Come funziona l’EdgeRank, spiegato da Facebook”

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