Social Media Marketing

5 strategie per restare a galla sui Social

Prima di parlare di social come canale commerciale, dovremmo soffermarci su quegli aspetti che permettono ai social di funzionare: la presenza di relazioni umane. La gente crea relazioni, interagisce con le pagine, crea contenuto e lo condivide, ma ognuna di queste azioni è prettamente individuale, dettata dalla sensibilità di ogni singolo individuo e dall’educazione ricevuta.

Ecco perché, quando si usano i social per promuoversi, è essenziale conoscere il proprio pubblico, il suo modo di dialogare e di interagire, proprio per evitare di cadere in quei tranelli che potrebbero distruggere anni e anni di attività. Una volta compreso questo, è bene armarsi di buona volontà e cercare di esser il più proattivi possibili per restare a galla e non portare la strategia ad uno stato di stallo e di carenza di interesse.

Il modo più efficace è puntare tutto su un modello di dialogo che sia inclusivo e coinvolga l’utente, questo è noto, ma in più è essenziale mettere in atto piccole astuzie personali che permettano di restare sempre vigili e non commettere leggerezze.

In più ci sono dei metodi che permettono di maneggiare all’occorrenza i canali in modo profittevole, consentendo di ottimizzare i risultati ed evitare un appiattimento. Vediamo quali sono.

1. Aggiornamento continuo

Per usare uno strumento al meglio, è essenziale conoscerne tutte le sue potenzialità e tutti gli sviluppi che il canale sta conoscendo.

Ciò significa che non basta crogiolarsi nelle conoscenze che già si posseggono, abbandonandosi esclusivamente ad esse; bisogna fare uno sforzo in più ed accrescere il proprio “know-how” leggendo, esplorando, sperimentando, rischiando su ogni azione, spingendola oltre le comuni attività quotidiane, andando oltre quello che tutti fanno.

Rincorrere la novità non è un atteggiamento negativo, non vi farà sembrare ossessivi, né risulterà una perdita di tempo, soprattutto se riuscirete ad attualizzare la nuova conoscenza. Insomma imparare e mettere in atto una novità subito, seguendo delle regole creative e che profumino di innovazione, vi porterà nell’olimpo degli sperimentatori, in quel luogo ameno e fantastico dove si coltiva l’originalità.

Per cui se la necessità è di utilizzare un canale efficientemente è bene concentrarsi su:

  • ricerca delle potenzialità nascoste che ha il canale, non ancora utilizzate;
  • scrutare le novità in arrivo e farle subito proprie.

2. Usare più canali alternartivi

Usare un unico social per promuoversi, ed affidarsi completamente ad esso, è una strategia che ho visto più volte in atto. Tuttavia, se questo ripaga in termini di tempo, perché ciò richiede meno tempo, in realtà ciò preclude delle possibilità.

Come si legge nel report Flagship Report 2019 di GlobalWebIndex, oggi gli utenti non solo stanno diventando sempre più multi piattaforma, ma si stanno legando sempre di più a quello che è definito “Dark Social”, ossia la modalità di condividere e fruire della conoscenza in modo peer to peer, che non genera traffico web, dunque non può esser tracciato perché fluisce su canali riservati, ergo tramite app di private messanging. Ignorare canali alternativi significa, dunque, lasciare fuori la possibilità di coltivare gli utenti su altri canali, quelli che attualmente sono più interessanti.

Per cui i brand non possono ignorare questa evoluzione del comportamento umano sul Web, per cui diventa essenziale anche ipotizzare l’integrazione di ulteriori strategie che prevedano l’inclusione dei canali “dark” per favorire l’iscrizione/invio di messaggi diretti tra pari su questi canali alternativi, ad esempio Telegram o Whatsapp.

L’avanzata del “Dark Social”

3. Calibra la strategia su dati analitici concreti

Dopo aver avviato una strategia da qualche mese, di solito, non ci si preoccupa di fare un’analisi approfondita dei risultati che si stanno ottenendo. Questo è un errore in cui si cade in maniera ricorrente: non metter mai in discussione una strategia perché la si reputa efficace, per vari motivi (ad esempio replica la strategia di un competitor).

Oggi giorno è essenziale, invece, sottoporre a critica ogni azione compiuta a partire dai social e fare un’analisi giudiziosa su quanto attuato con una cadenza di almeno una volta ogni 2-3 mesi. Questo potrà far emergere importanti “segreti”.

Potremmo scoprire casualmente che, anche se non si son collezionate molte interazioni sui canali, magari perché abbiamo utenti timidi, in realtà il piano editoriale funziona con successo, o al contrario potrebbe decretare la fine del nostro piano editoriale etichettandolo come un “FAIL”.

Come fare? Un esempio concreto è pensare all’“obiettivo traffico”. Di solito questa strategia prevede una metodologia che sfrutta url trackate, landing page, lead page più gli strumenti analitici esterni come Google Analytics.

Osservando i dati di questi tool esterni potremmo avere una visione più nitida del nostro obiettivo e quindi della nostra attività social, collezionando così molte più informazioni sul comportamento degli utenti, al di là della semplice like, tweet o pin sui canali. Attraverso un’analisi del traffico in entrata dai social (ad esempio su GA) ecco che potremmo comunque ottenere informazioni importanti per quantificare il successo/insuccesso di una campagna ed individuare e valutare i margini di miglioramento.

Il consiglio per restare a galla è dunque di esser critici sulle scelte attuate, magari chiedendo giudizi a persone esterne (sconosciute, o meglio se conosciute, saranno più oneste nell’evidenziare criticità) o a tool esterni. Nella vita si può sempre migliorare.

4. Crea un modello di pubblicazione

Si parla spesso di piano editoriale e di piani di pubblicazione dei contenuti, ma molti neofiti non sono avvezzi all’utilizzarlo, sicuramente per questioni di tempo o di poca praticità della tecnica.

Diciamo che tendenzialmente è sbagliato non sapere cosa andrà pubblicato da lì a breve o ridursi all’ultimo minuto per creare un contenuto, le ragioni partono da una mera assenza di organizzazione del lavoro, alla incapacità di gestire il flusso di contenuti in modo omogeneo, però – se proprio si è allergici alla metodologia – si può comunque pensare di creare un modello di pubblicazione che preveda un prototipo standard che può esser riusato nel tempo, applicando una variazione dei copy. Alcuni esempi sono i quiz o le citazioni.

5. Sii elastico con le metriche

Per restare a galla bisogna imparare ad essere elastici e andare oltre le vanity metric. Ciò che pregiudica la motivazione a proseguire con una gestione social, facendola affondare, è l’assenza di gratificazioni numeriche. Siamo umani, abbiamo bisogno del feedback che ci motivi ad andare avanti e con i social i segnali sociali hanno un impatto molto più forte.

Sappiamo che un profilo di successo è alimentato da metriche di successo, parliamo di like, commenti, condivisioni o traffico verso un sito. Avere pochi riscontri quando si postano contenuti, può diventare davvero frustrante e innescare una leva di disaffezione o sfiducia nel canale.

Un po’ è vero, ma se si considera che molto dell’insuccesso di una pagina non è determinato dal contenuto stesso, ma dal flooding di informazioni in cui esso è instradato, più svariati altri fattori come la visibilità algoritmica, ci ricrederemo e magari, progettando una strategia che preveda anche un minimo di investimento in campagne pubblicitarie, anche per brevi periodi, riusciremo a far risalire la pagina migliorando così anche l’immagine complessiva del brand e quindi la qualità percepita dell’intera attività social.

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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