marketing 2.0

L’update di Google migliorera’ il modo di fare SEO: piu’ contenuti, piu’ menzioni sociali (naturali), meno forzature

E’ notizia di questi giorni, benché non ancora annunciato ufficialmente da Google sul suo blog, che presto ci sarà un update di uno degli algoritmi di Google che sarà finalizzato a livellare le serp per filtrare quei siti che presentano un uso massiccio delle tecniche seo. In realtà l’over optimization penalty esiste già da un po’ e puntava a colpire i siti che facevano un uso troppo spinto di parole chiave nell’onpage.

L’estratto dell’intervista a Matt Cutts dice chiaramente:

What about the people optimizing really hard and doing a lot of SEO. We don’t normally pre-announce changes but there is something we are working in the last few months and hope to release it in the next months or few weeks. We are trying to level the playing field a bit. All those people doing, for lack of a better word, over optimization or overly SEO – versus those making great content and great site. We are trying to make GoogleBot smarter, make our relevance better, and we are also looking for those who abuse it, like too many keywords on a page, or exchange way too many links or go well beyond what you normally expect. We have several engineers on my team working on this right now.

Molto vago come sempre ma sembra chiara una cosa: si vogliono favorire quei siti che producono grandi contenuti (e aggiungerei in modo “universale”) rispetto a quelli lavorano quasi esclusivamente di keywords, di seo copy e di link con testi ancora, scambiati e acquistati. E io spero che l’acquisto monetario di links venga prima o poi bandito. Se ci pensiamo un attimo, se vogliamo un sito web migliore per l’utente (perché è verso l’utente che Google si muove e non verso i seo) è necessario, soprattutto alla luce degli attuali trend emergenti e non, (solomo – social, local, mobile) avere un sito web con una grafica gradevole che attiri l’utente e lo invogli alla lettura, pulito e con poca pubblicità (vedi in merito uno dei più recenti update di Google – page layout algorithm improvment), di facile navigazione e con contenuti di valori e aggiornati, una presenza social attiva, un blog.

Scordiamoci quindi dei siti statici. Fare seo per i siti statici diventerà sempre più difficile come sempre meno efficaci saranno le attività di link building con article marketing, comunicati stampa, link acquistati e/o scambiati. Perché non sono attività fatte naturalmente e spontaneamente e per quanto fatte seguendo ottiche di tematicità tra i siti saranno comunque delle forzature alle citazioni.

Personalmente poi, non ho mai creduto neanche tanto ai network di siti o di blog. Un po’ perché per costruirli occorre così tanto tempo che potrebbe essere impiegato alternativamente dotandosi di gente creativa e producendo contenuti che puntino a emozionare e generare condivisioni e link spontanei nei blog e un po’ perché penso che alla fine Google riesca a risalire alle persone che ci sono dietro i network di siti, fosse anche solo per le loro connessioni nel social circle.

Cosa fare quindi? No, non ti dirò che la SEO muore! 😉

Ho già iniziato a leggere che Google va contro i seo (vedi il “not provided” nelle keywords), che la seo sta morendo per l’ennesima volta ma penso che bisogna soltanto adattarsi. Non credo che chi fa SEO rispettando le linee guide classiche verrà penalizzato. Se nel title tag, nella description, nell’h1 e, non in maniera eccessiva, nel testo e nell’immagine ci mettiamo delle brevi frasi descrittive che al loro interno contengono la parola chiave che ci interessa e non necessariamente in prossimità, non credo ci saranno problemi. Viceversa chi ha posizionato siti usando in tutti i campi seo solo la parola chiave o un elenco di queste allora avrà qualche problema. Se poi ci aggiungi che questi non sono attivi sui social, non hanno un blog e sono linkati solo con lo stesso testo ancora esterno, allora chi li gestisce dovrebbe si preoccuparsi. Un po’ come il sito qui sotto ancora ben posizionato per keywords competitive.

Infine è necessario far capire ai clienti che la SEO sarà da intendersi come consulenza di web marketing, che parte dallo studio del mercato e dalla scelta delle migliori keyword che convertono e proseguono con lo sviluppo di una socialità diffusa nei vari canali, di contenuti che emozionino e/o siano di pubblica utilità per la nicchia e vengano diffusi da diversi utenti con un obiettivo principale: sviluppare e posizionare un brand, un marchio, un prodotto o un servizio.

Chi fa seo avrà quindi sempre più bisogno di capacità verticali e le figure professionali dovranno lavorare a stretto contatto. Avremo infatti sempre più bisogno di un bravo copy che sappia scrivere nei blog e nei social, di un grafico creativo e di un programmatore esperto anche di api. Insomma di menti creative, perché il posizionamento SEO si avvicinerà sempre più al posizionamento di mercato che conosciamo nell’offline.

Vi lascio con le slide dell’intervento di Gianluca Fiorelli al BeWizard, nostro partner per le attività di SEO, che fa capire più di qualsiasi altra cosa la direzione in cui dobbiamo già da ora muoverci tutti.

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Io credo che il modo giusto di operare stia nella moderazione. Banale? Sì ma non vedo alternative.
    Probabilmente verranno penalizzati i siti che spingono al massimo la SEO, quelli che usano testi illeggibili e zeppi di keyword.

    Meno tecniche da SEO guru e più forza ai contenuti di qualità, condivisi con naturalezza e senza forzature… ma non doveva essere già così? 😉

    • Si alla fine è così già da un po’ di anni; quelli di seomoz lo dicono da almeno il 2008 😀 Eppure coloro che lo fanno seriamente sono ancora in pochi e forse la motivazione di questo update sta proprio in questa cosa 😉

  • La strategia che sto risontrnado avere un buon successo è quella di stringersi ad un agomento ben preciso e rivolgersi ad una tribù a cui possiamo risolvere un problema o esigenza a cui noi possiamo roffrire la soluzione.

    Se ci pensate funziona bene anche lato seo, perchè creo un dominio con una parola chiave ben specifica del settore su cui voglio puntare, e gli argomenti saranno naturalmente correlati alla tribù a cui mi riferisco, con un conseguente posizionamento naturale senza usare sovraottimizzazioni SEO.

    Come mi diceva Enrico di Madri, se siamo dei bravi copywriter abbiamo già fatto il 90% del lavoro SEO, senza avere conoscenze tecniche specifiche o diventare dei guru del posizionamento.

    Riguardo il tuo suggerimento di creare per forza dei blg per posizionarsi, non sono d’accordo con te.

    Si ottengono tanti backlink o comunque tanti apprezzamenti sociali, offrendo anche un servizio o uno strumento che risolva un problema specifico.
    Non dobbiamo quidni puntare esclusivamente su un blog, anche se può aiutare, ma non lo suggerirei pù come una delle migliori strategie SEO ;).

    • Ciao Mirko, sto vedendo infatti che stai sviluppando una bella strategia di content curation e penso che faccia bene perché il futuro è li: sviluppare contenuti per una nicchia usando gli strumenti giusti. Però ti dico, io il blog lo obbligherei a tutti comunque 🙂 Tra i vari canali resta quello preferito dai motori di ricerca, google in primis, a cui affida maggior valore e trust, i link che si ricevono veicolando contenuti (di vario tipo) di qualità, dopo aver costruito una buona reputazione, permetteranno al blog, soprattutto se integrato come sottocartella nel dominio del sito stesso, di posizionarsi meglio per le keywords di interesse

      • Dario certo che un blog di sicuro aiuta a posizionarsi meglio, e non dico che è da scartare a priori, ma negli ultimi anni si è data molta o troppa importanza all’uso esclusivo del blog come strumento per posizionarsi on line.

        Ti faccio un esempio inventato.

        Sono un web designer freelance che cerca uno strumento o un software che mi permetta di creare dei mini siti da offrire a basso costo ai miei clienti.

        Io scopro questo problema/esigenza reale, e creo un’applicazione che mi crea delle squeeze page o landing professionali che possono essere udate da tutti, in cambio di un piccolo abbonamento mensile.

        Se questa risorsa è davvero utile e professionale, e si saprge inzialmente la voce, non occore aver creato un blog pria di aver realizzato il servizio.

        Il blog in questo caso, potrebbe essere creato come servizio clienti, per aiutare a capire come funziona, a chi si rivolge e quali sono i vantaggi e roba del genere.

        Quindi ok la creazione del blog ma come strumento per aiutare e non di per se solo usato per posizionarsi per parole chiave senza avere un obiettivo ben preciso ;).

        Spero di aver offerto un esempio per capire meglio a cosa mi riferivo.

        • Grazie Mirko, ora mi è più chiaro quello che intendevi 😉

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  • Cattivik3

    Non vedo l’ora che Google faccia un po di pulizia sulla sua SERP, si vedono siti stra ottimizzati e che forniscono poco all’utente.
    Il mio concetto di SEO è quello di offrire un servizio al cliente, sistemando il sito lato navigabilità, contenuti fatti bene, testi scritti in italiano corretto e che siano di facile comprensione per tutti, belle foto che aiutanno nella comunicazione, grafica semplice ed accattivante e sopratutto che seguino le regole di Google:
    Indicazioni che si sorregono sul buon senso e fornire un servizio all’utente.
    Niente doorpage, niente siti satelliti niente ping niente attività fasulle che non paganno e sputtanano solo il cliente.
    Ben vengano questi nuovo algoritmi cosi i SEO furbetti smetteranno di lavorare in quel modo scorretto e poco professionale.
    Un consulente SEO servirà sempre, perchè rimane aggiornato a come cambia Google/motori e ha una capacità di analisi delle statistiche e controllo della pulizia della SERP che un programmatoree o cliente non riuscirà a fare a meno che non si formi sulla materia.
    La SEO dal 2000 ad oggi è cambiata tantissimo, ma preferisco nettamente queste nuove politche che le vecchie.
    Il cliente non si deve mai prendere in giro ma accompagnarlo ad obbiettivo (se realistico ovviamente).
    🙂

    • Ciao, è proprio i siti con le caratteristiche negative che elenchi che saranno (spero) penalizzati 🙂 . Mi verrebbe infatti di chiamarlo come l’update “antifurbetti” ed è in quell’ottica che cerca di andare Google, più meritocrazia (e quindi più contenuti, più utilità, più qualità) e più segnali di gratitudine da utenti reali (links e social signals) e non da utenti in accordo tra loro. Speriamo bene!

  • credo fondamentalmente che, a parte alcuni basi tecniche “strutturali” tipo tag title e meta description, bisognerebbe ricordarsi più spesso che “google esiste… ma imposta il tuo business come se google non esistesse”. Scoperto l’acqua calda? no 🙂 esistono anche storie di successo che hanno spiccato il volo senza che l’imprenditore in prima persona si sia mai occupato di webcontent o tecniche seo in particolare. Se volete curiosare riguardo qualche mio articolo nel web potete trovarmi su http://www.articoliinvendita.net/blog

  • Pingback: Cambia Google, cambia il SEO | tommyonweb()

  • Complimenti per l’articolo chiaro e conciso. Sono d’accordo anch’io, ormai di tecniche black hat, network di siti, vendita e acquisto backlink, software automatici per sottomettere articoli, comunicati e social bookmarks, commenti fini a se stessi nei blog con do follow (e mi fermo qui perché la lista sarebbe ancora lunga) non se ne poteva varamente più. Generava a mio avviso due brutte dinamiche: concorrenza scorretta e contenuti scadenti. Spero solo che tutto ciò smetta “realmente” di portare benefici SEO e il nuovo algoritmo non si “prenda troppo tempo” prima di agire 🙂

    P:S= Quando parli di blog, anche qui sono d’accordo, è ancora (giustamente) il modo migliore per crearsi un network e di conseguenza buone referenze (anche in termini di backlinks). Però la questione del blog in una cartella del dominio principale (.sito.it/blog), piuttosto che su un dominio di 2° livello (.blog.sito.it) è una quetione su cui ho sentito e letto tutto e il contrario di tutto. Tu hai verificato e testato un reale beneficio nel tenerlo nella sotto cartella di dominio e non su un dominio di 2° livello?

    Fabio.

    • Ciao @twitter-48332648:disqus sono contento che ti sia piaciuto il post.
      Venendo alla tua domanda la questione è piuttosto semplice: avendo il blog strutturato come sottocartella dello stesso dominio (quindi miosito.com/blog) se sviluppiamo contenuti dal blog e acquisiamo backlink in ingresso (e quindi accresciamo il nostro Pagerank), il valore verrà trasferito anche alle pagine web del sito. Di conseguenza se stai facendo un lavoro di posizionamento seo delle keywords per le pagine del sito, il blog può aiutare in questo senso proprio perché trasferirà valore. Ovviamente stessa cosa accadrà anche nel caso in cui ti beccassi una penalizzazione al sito o al blog che si trasferirà anche alle altre pagine o al blog. Valori positivi o negativi si trasferiscono e quindi io credo sia la soluzione migliore!

      Diversamente, il blog su dominio di terzo livello (blog.miosito.com) avrà entità a se stante e links o eventuali penalizzazione del blog non influiranno sulle pagine del sito.

Grazie per lo share!

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