Passano gli anni, nascono nuovi social media, quelli più noti lato marketing iniziano a perdere colpi (facebook) e nuove prospettive di marketing nascono con nuovi canali. Da dove inizio? E’ la questione che spesso attanaglia pmi e grandi imprese che vogliono avviare una presenza nel social web. Per mia esperienza, la domanda principale che si pongono imprenditori e/o responsabili marketing di aziende è quella e viene posta ancor prima di “come inizio” o ancora più importante, “perché devo iniziare e cosa devo raggiungere”. Per una più approfondita analisi sul “come, sul perché e sul cosa” troverete tutto quello di cui avete bisogno nel nostro video corso tenuto ad Ascoli Piceno. Nel post di oggi voglio un po’ rispondere alla domanda “da dove devo iniziare”. I canali oggi a disposizione sono tanti ognuno di essi ha caratteristiche diverse e permette di raggiungere obiettivi specifici ma c’è anche da dire che quasi tutti sono in qualche modo integrati ai primi due in ordine di grandezza e importanza, ovvero Facebook e Twitter.

Facebook

Ha numeri impressionanti: siamo quasi a un miliardo di utenti iscritti. E’ il social network che per primo ha esteso le sue funzionalità rendendo possibile l’esportazione del social all’esterno della piattaforma, attraverso l’Open Graph e, proprio grazie a ciò, resta la piattaforma che vi darà che si posiziona al primo posto quanto a traffico portato ai siti web e che probabilmente, (più o meno di Google+) influenza in parte (ancora bene da capire quanto) il posizionamento delle pagine web nei motori di ricerca. Il problema di Facebook è uno, anzi due. Più tempo passa più sto notando un certo disaffezionamento da parte degli utenti, a mio parere, spesso a causa dei repentini aggiornamenti che mettono in crisi chi non riesce a starci dietro e credo in parte anche al fatto che sempre più parole come “marketing-pubblicità-promozione” stiano invadendo prepotentemente la piattaforma. Insomma, la vedo trasformarsi sempre più in piattaforma macinasoldi e come potrete immaginare, dietro le macchine macina denaro sorgono spesso le tanto odiate (e che pensavamo sconfitte) strategie di “interruption marketing”.

Secondo problema riguarda la tipologia di imprese. Facebook non va bene per tutte e mentre prima era solo un’ipotesi ora è più una certezza. Se siete una pmi o big brand (che fortuna!) o ente pubblico di qualsiasi tipo operanti nel b2c allora non potete evitare di essere presenti su Facebook, ma se operate nel b2b sarà molto più difficile ottenere engagement e dovrete spremervi le meningi per ideare strategie davvero creativw che producano contenuti che riescano ad intercettare i radar degli influenti del vostro mondo. Un esempio? Un’azienda di smaltimento di rifiuti (a chi potrebbe interessare diventare fan di un’azienda smaltimento rifiuti??) potrebbe ideare politiche che prevedano la destinazione di una parte del fatturato al risanamento di foreste e il tutto dovrebbe essere comunicato in modo carino (video YouTube, app Fb, badge di sostenitori, ecc.) e mediante (possibilmente) un blog. Quindi in questo caso, l’azienda di smaltimento rifiuti dovrebbe “raccontare storie emozionanti” che ruotino attorno ai temi di ambiente ed ecologia.


Twitter

Non ci vedo grosse limitazioni di differenza tra aziende b2c e b2b. Qui si tratta di cinguettare, fornire un servizio di supporto all’utenza, intercettare utenti potenzialmente interessati al nostro settore e creare relazioni. Proprio per la possibilità di comunicazioni personali probabilmente è più adatto di Facebook nello stringere relazioni di lungo periodo. Ricordate che la cosa affascinante di Twitter rispetto a Facebook è che ci sono una quantità incredibile di conversazioni che si svolgono in un dato momento e che nella maggior parte dei casi, queste sono pubbliche. Quindi basterebbe dotarsi di buoni strumenti di monitoraggio e intercettare le conversazioni che possono interessarci.


Linkedin

Ecco forse per il b2b è più indicato Linkedin. I top manager di aziende mi hanno più volte riferito di riscuotere più successo con Linkedin che con Facebook a livello di lead generation e tutti questi operavano nell’ambito del b2b. Linkedin da modo di creare una pagina business come per Fb e G+, ma rende poco in termini di engagement e il modo migliore di sfruttarlo è quindi quello di creare gruppi di discussione per managers in un determinato ambito, senza mettere in evidenza (o almeno non troppo) l’azienda da cui si origina il gruppo e sviluppando l’expertise in qualità di membri “esperti”.


Google+
Tantissimi iscritti, meno quelli che sanno realmente di essersi iscritti e ancor meno l’utilizzo effettivo. Sembra un social molto adatto ad un pubblico geek e le conversazioni che possono crearsi sono molto interessanti e più stimolanti di quelle che troverete in altri social. Potete anche aprire una business page ma per riuscire a produrre qualcosa dovrete lavorare molto di content strategy. Consigliato soprattutto per i settori ITC, newmedia e telecomunicazioni. Personalmente mi sento di sconsigliarlo, per ora, per il b2b a meno che non rientri negli ambiti sopra citati.


Foursquare

Sapete che è il mio social media preferito? In molti lo considerano troppo di nicchia ma le possibilità di inglobarlo in strategie più ampie di social media marketing sono tante. Come account, se siamo ad esempio un negozio, una catena con più punti vendita o un ente pubblico (un comune, provincia o regione) possiamo lasciare consigli nei vari “venue” esistenti nella città che aumenteranno la conoscenza del marchio e possiamo inoltre creare una business page per raccogliere sostenitori che potranno poi seguire i nostri aggiornamenti e consigli.


Instagram

Passa il tempo e si annovera a mio modo di vedere, tra i social media irrinunciabili e da integrare in ogni piano di social media marketing. Perché comunicare con le immagini? Perché sono i contenuti che amiamo di più, che si condividono più facilmente e, se ancora non lo sapete, è il trend del momento e quindi bisogna cavalcarlo. Se date un’occhiata al post sui case studies con Instagram, noterete che gli approcci che hanno riscosso successo e apprezzamento sono quelli dove le aziende invitavano gli utenti a comunicare con le immagini. Quindi mai (o quasi) una condivisione di immagini che parte dall’azienda ma spesso, dal basso, proprio in ottica di consumer empowerment. E poi funziona anche per aziende b2b o per altre con “mission” e prodotti difficili da comunicare, come ad esempio per General Electric. Certo che se operate nell’ambito turistico, il successo è (quasi) garantito se lo utilizzate bene.


Pinterest

Nell’ultimo rapporto ComScore è stato evidenziato come Pinterest sia cresciuto del 4377% dal maggio 2011 a quello del 2012. Un numero impressionante che ha battuto tutti gli altri record degli altri social media. E’ venuto anche fuori che è il social media dal quale si vende di più rispetto agli altri social e anche quello che porta ai siti web, soprattutto e-commerce, una buona fetta di traffico referente.
Personalmente ho iniziato a integrarlo in alcuni siti web sfruttando sia come gallery di immagini che sostituendolo all’ormai sopraffatto Flick’r. Ovviamente affinché riscuota successo bisogna animarlo e utilizzarlo a dovere, ovvero interagendo con gli altri utenti di “board” tematiche, mettendo il like alle loro foto e ripinnandole, ma soprattutto commentando (l’inglese aiuterà) e creando board condivise. Le migliore strategie per l’utilizzo di Pinterest le troverete su Pinteresitaly.


YouTube

La condivisione di video ha successo se il video è creativo. Se non avete la possibilità di crearli è sempre bene avere un canale anche per questioni di trust building sul sito web: un video che descrive chi siete e cosa fate e vendete comunica molto più velocemente all’utente quello che deve sapere facendogli risparmiare molto tempo nella lettura (e ricerca) delle informazioni nelle pagine web.

Queste sono dei micro-consigli che, mi auguro, potranno orientare la vostra scelta. E voi su cosa state puntando? :) ps. ovviamente buone vacanze!

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..sull'autore,

Laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Si occupa di implementare strategie di marketing nel social web e del posizionamento di siti web nei motori di ricerca (SEO).

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