SEO

Quello che un SEO sa fare e che nessun altro marketer potra’ mai fare

Io credo che la figura del SEO, intesa come la persona che si occupa di migliorare la visibilità complessiva di un sito (e di conseguenza l’aumento delle vendite dell’azienda a partire dall’online) sia una delle figure con più responsabilità all’interno dell’intero ecosistema del processo di vendita online. Forse anche la figura con maggiori responsabilità.

Ho letto recentemente questo post di Rand Fishkin “What Can SEO’s Do that no other marketer can?” a cui mi sono ispirato per la scrittura di questo articolo. In quel post Rand evidenzia alcune fasi in cui la figura del SEO gioca un ruolo importante e decisivo per il raggiungimento di determinati obiettivi. In realtà secondo me le responsabilità di un seo sono anche maggiori rispetto a quelle elencate da Rand.

Ecco la mia lista, che considero “open” ovvero mi aspetto pareri di altri seo ad integrazione di queste considerazioni. 😉

1. Guidare la costruzione di un sito web

Inizio con questo punto perché a mio avviso il più importante e spesso sottovalutato. Avete presente quando un’azienda commissiona la realizzazione di un sito web a un web master o un’agenzia (web designer + developer) senza alcuna conoscenza in ambito seo e poi realizzano delle brutture web capaci da far mettere le mani nei capelli a molti seo? Il più delle volte il cliente potrebbe aver commissionato solo la realizzazione del sito web (e pagato per quello) ma ritengo che al giorno d’oggi non si può più pensare di realizzare una struttura senza pensare al lungo termine, ovvero a quello che poi l’azienda dovrebbe fare con quel sito web.

Sviluppare un sito web senza coinvolgere un SEO è come produrre un auto senza motore, ammortizzatori e senza airbag.

Il sito web dovrebbe essere realizzato seguendo una precisa architettura informativa (decisa a partire dagli sviluppi seo del sito), implementando determinate tecnologie che ne facilitano indicizzazione delle pagine e successivo ranking e predisponendo già da subito il sito in ottica di sviluppo di un percorso di Inbound Marketing che, vuoi o non vuoi servirà ad ogni azienda che voglia aumentare il proprio posizionamento di mercato o le vendite online.

Quello che il SEO sa e che spesso il web master non sa, tanto per citarne alcune:

  • la possibilità di ridurre il peso di file comprimendo le immagini, riducendo l’uso dei css inline e incorporati per preferire i css esterni, tutte (alcune) azioni che migliorano la velocità di caricamento di un sito;
  • l’importanza dei meta tag per la visibilità del sito;
  • la conoscenza delle istruzioni per guidare i bot;
  • includere gli script nel footer e quando possibile includere i javascript in un file separato;
    rendere le pagine canoniche
  • ecc.

La lista in questo senso potrebbe essere molto lunga.

2. Effettuare un corretto Audit di un sito web

Quante volte vi è stato chiesto perché le pagine di un determinato sito non sono visibili su Google? A volte è sufficiente lanciare un comando “site:dominio.com” , fare un matching con una veloce analisi del robots.txt e rendersi conto che sussistono già dei problemi.

Utilizzando poi tool come Screaming Frog si ha già spesso una visione globale delle problematiche del sito.
Quella di analizzare e diagnosticare i problemi è la vera risorsa d’oro che il seo possiede e nessun altra figura, neanche lo smanettone più nerd del pianeta, potrà avere.

Il seo è come il farmacista del web. Dopo aver diagnosticato delle malattie, somministra i giusti farmaci, terapie e periodi di guarigione.

Seo-medicina-del-web

Tra le tante fasi di un Audit SEO:

  • accessibilità e crawl test: controllo del robots, dei meta tag, degli header http, della sitemap e di tutte le informazioni relative al miglioramento della velocità del sito, come occuparsi della riduzione delle richieste http, l’assegnazione di date d’espirazione a componenti statici, ecc.
  • indicizzazione delle pagine: quante pagine del sito sono indicizzate? Sono visibile con le ricerche del mio brand? Perché non tutte le pagine del mio sito sono indicizzate?
  • seo on page: controllare il corretto keyword targeting e la mappatura di keyword primarie e keyword long tail e come il tema viene trasferito dalla home fino alle pagine prodotto favorendo il trasferimento del pagerank, la presenza delle keywords nei campi seo più importanti (title, h1, nei link, negli attributi delle immagini, ecc.), controllare lo stato delle urls (spesso lasciate allo stato brado e dinamico da molti webmaster) e se sussistono pagine che competono per le stesse keywords, la correttezza dei testi scritti seguendo basilari conoscenze di SEO copywriting, la presenza di duplicazioni interne e/o esterne, parziali e/o sostanziali, la presenza di url duplicate per varie ragioni (filtri di ordinamento, sessioni id, ecc.) e la presenza del rel=”canonical” che punta alla pagina canonica. Controllare se sussistono o meno microdati a supporto di risultati di ricerca più ricchi (rich snippets) e se il sito è collegato alla pagina Google+ e/o ad un profilo autore che si occupa dell’aggiornamento del blog.
  • seo off page: il seo è capace di analizzare quanto popolare è un sito, quanto popolare è la singola pagina, capace di analizzare il link profile di un sito ma anche il valore di un link esterno in funzione della posizione all’interno della pagina in cui questo è inserito. E poi vogliamo parlare della comprensione di sigle come pagerank, trustrank, mozrank, moztrust, page e domain authority, citation flow, trust flow?

3. Diagnosticare la presenza di penalizzazioni

Qui viene una delle cose più belle dell’essere seo.
Il seo è una figura responsabile del ciclo vitale di un intero brand nel web. Se un sito scompare da Google o subisce un calo del 90% del traffico organico, nessun web master, ppc specialist, social media manager, graphic designer o web strategist sarà in grado di capire cosa è successo e (soprattutto) come porvi rimedio.
Nessuno meglio di un seo sa comprendere a cosa servono tutte quelle info riportate in google webmaster tool o conoscere i tanti strumenti, tool e software a disposizione per fare un’analisi accurata e ricercare i link tossici che causano una penalizzazione e occuparsi poi di tutto il processo di rimozione che, contrariamente a quanto si possa pensare, non sussiste semplicemente nel caricamento di un file disavow.

Il seo è inoltre in grado di spiegare all’imprenditore i perché delle oscillazioni del traffico, in caso di prodotti soggetti a stagionalità e se ci sono picchi di traffico in un solo giorno è in grado di dirti cosa è successo.

4. Costruire una strategia di crescita Inbound

Inbound marketing non vuol dire soltanto content marketing, ma costruire strategie online e offline che possano portare ritorni diretti e indiretti nel business dell’impresa. Se come seo consiglio al mio cliente di partecipare ad una fiera di settore per fare networking, gli dico di lasciare il bigliettino da visita e di far notare alle persone con cui conversa che la sua azienda è attiva sul blog e sui social e poi questi decidono di seguire il mio cliente ed iniziare conversazioni online, sto già facendo inbound marketing indirettamente, perché poi (sempre come seo) avrò modo di sviluppare strategie che potranno coinvolgere altri target personas.

Il seo in realtà può fare anche più.

Può pianificare strategie di content marketing di cui vanno a beneficiare poi tutte le aree (non-SEO) coinvolte nella crescita di un brand, come le PR, i social media, l’email marketing, ecc. Il seo può quindi anche diventare responsabile dello sviluppo della brand awareness e del buzz online. Pensate alla realizzazione di un’infografica il cui obiettivo primario era magari quello di acquisire links in entrata ma poi, dato il successo, fa il giro del web e viene ripubblicata anche su testate importanti e gli utenti decidono di seguire il brand sui social alla ricerca di altri contenuti interessanti.

Degli sforzi e risultati di un SEO possono beneficiare tutte le altre figure coinvolte nel processo di crescita di un brand.

5. Occuparsi della gestione della reputazione di un brand o di una persona nelle serp.

Poniamo il caso che un’azienda, anche molto importante, commetta un errore (come la dichiarazione di Barilla contro gli omosessuali) e la notizia faccia il giro del web e venga pubblicata su centinaia di siti, anche molto importanti che vanno, a distanza di qualche giorno, a rankare per query “branded” in prima pagina subito sotto il sito ufficiale dell’azienda.

Bene, in questo caso il seo potrebbe essere coinvolto nel lavorare sul ranking di risultati di ricerca che vadano a soppiantare quelli che offuscano la buona (?) reputazione di un brand. Su questo punto c’è da dire che i seo poco capaci tenterebbero azioni di Negative SEO, ma questa è un’altra storia.

Il seo è come lo spazzino del web. Gli altri sporcano e lui a dover ripulire e fare sempre quello sporco lavoro che nessun altro vorrà mai fare.

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • SEOJedi

    L’ultimo punto mi piace particolarmente, anche perché di recente sto lavorando piuttosto forte su quella singola micro-area.

    Personalmente aggiungerei un punto a parte per il monitoring delle performance online, l’ottimizzazione di questo processo – non di rado – tocca a chi fa SEO.

    • Be’ si, in effetti ci sta anche che il SEO sia una delle figure più esperte ed attente al monitoraggio delle serp oltre che dei risultati di analytics 🙂

  • Finalmente qualcosa di chiaro che spiega chi è e cosa fa la figura del SEO… ci voleva!

  • Andrea

    Grandeeeee!

  • Gridalo forte. #sapevatelo 😉

  • Un piccolo dettaglio che sfugge è che non esiste una figura ben definita del seo. Ci sono Seo teorici che sono più bravi ad insegnare che a lavorare, seo tecnici che fanno siti perfetti ma non ottengono conversioni perchè carenti sul marketing, seo quasi completi ma troppo introversi per capire cosa voglia il cliente, seo che lavorano più onsite, altri che fanno solo link building, altri che dicono di fare seo ma poi utilizzano più facebook che altri strumenti, seo che fanno solo personal branding ma che sono privi di sostanza, seo gay, seo etero, seo vegan e chi più ne ha più ne metta. Il cliente prima di trovare quello giusto avrà preso almeno 2 o 3 fregature in giro.

  • Se significa anche Search Experience Optimization un SEO si occupa di migliorare l’usabilità e accessibilità del sito dai vari browser, user-agents e risoluzioni grafiche. Tra gli user-agents c’é Googlebot e altri 100 robots (magari da escludere) e senza dimenticare che esiste anche la ricerca interna, che si effettua con una query in un box di ricerca, esplorando la sitemap o links nel footer, ma anche predisponendo una pagina di errore 404 con links alternativi. Il SEO non si occupa solo del primo click su Google, ma guarda l’ultimo all’interno del sito!

  • Roberto

    Ottimo articolo. In realtà credo che il segreto stia nell’affidarsi ad un copywriter seo. Un esperto che incarni nella stessa figura sia il web writer che il seo specialist, grande conoscitore delle tecniche seo più aggiornati in fatto di posizionamento organico. Uno specialista della semantica persuasiva che però possa dimostrare in concreto i risultati ottenuti in termini di posizionamento organico, senza lasciarsi suggestionare da falsi portfolio clienti. Il mio consiglio, per quella che è la mia esperienza personale di lavoro, è quello di affidarsi a un seo copywriter che lavora sia onsite che offsite.

Grazie per lo share!

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