marketing 2.0

Seo Branding Strategy: come posizionare un brand (sconosciuto) nel web in 7 mosse

Premessa: questa strategia è adottabile da qualsiasi brand, piccolo, medio o grande ad una sola condizione: avere un prodotto o servizio di qualità, che soddisfa uno specifico bisogno esistente (analisi di mercato da fare prima) e avere un servizio di assistenza pre e post vendita impeccabile. Non lo dico perché è obbligatorio per il funzionamento di una strategia web, ma semplicemente perché mancando questi requisiti, non avrebbe senso neanche essere sul web.

Tornando a noi, vorrei proporvi una strategia SEO molto marketing e poco seo classica. Sarà per la mia formazione principalmente economico-aziendale e per la mia visione di internet come una rete di relazione dove i contenuti viaggiano velocemente quasi come i neutrini e sono soggette a scambi, mashup e ricondivisioni continue, tendo a vedere il posizionamento seo, del 2011/2012 e dei prossimi cinque anni almeno, come una strategia di web marketing che dovrà sfruttare il multi-canale, puntare allo sviluppo di relazione con influencer d’interesse e, soprattutto, alla produzione di contenuti di valore (perché oggi nel web oggi la competizione non avverrà tanto più coi soldi e coi nomi, quanto con i contenuti) che inneschino meccanismi di trasmissione e diffusione nella rete che nel frattempo ci andremo a costruire.


L’immagine presa in prestito da Reactorr, riassume in parte quello di cui vi parlerò

Cosa permette di fare la SEO Branding Strategy?

Permette, lato marketing, di portare a conoscenza un brand appena nato e sconosciuto a tutti, anche in poco tempo, a seconda dell’impegno e della volontà nel credere in quello che si fa.
Lato SEO tecnico, permette di posizionare il brand nel web con una presenza capillare e conquistare un sacco di link che aiutano a scalare le serp di Google.

Perché si distingue dal SEO più tradizionale?
Per due semplici motivi:

  • prevede un meccanismo di crescita naturale che punta a premiare un’azienda che ha prodotti e servizi di qualità da vendere (e quindi comunicare);
  • perché chiunque voglia fare SEO sul serio da ora e (soprattutto) nei prossimi anni, dovrà puntare a produrre contenuti e sviluppare relazioni con le community.

Potete essere contrari quanto volete, ma non credo di essere l’unico a pensarlo.

Quanti sono i passi per fare tutto ciò?

Ne ho contati almeno sette. Sono step che si susseguono per livello di importanza primaria, nel senso che andranno sviluppati nell’ordine in cui li troverete ed è quindi una strategia che va costruita tassello dopo tassello e richiede un certo investimento in termini di tempo.

1. Identificare il punto di forza e distintivo del brand e pensare a come comunicarlo.

Ogni azienda, anche sconosciuta, sa che se vuole vendere qualcosa deve puntare all’offerta di prodotti e servizi che, anche se non originali, si distinguono dagli altri semplicemente perché sono migliori. Se abbiamo un prodotto di qualità ci saranno sicuramente i nostri clienti pronti a incentivarne il passaparola in loco, ma noi lato web, possiamo favorire lo sviluppo del passaparola estendendolo dall’ambito prettamente “locale” a uno più “global”. Come? Lo vediamo nei prossimi step.

2. Avere un sito web SEO-friendly.

Se state pensando che questa strategia di SEO fa venire meno le basi della seo classica vi sbagliate; questa strategia va soltanto oltre a tutto quanto già conosciamo, ma vanno comunque sviluppate anche le basi. Se vi attivate a 360 gradi sul web con le strategie che vedremo negli step successivi sicuramente poi avrete gente che atterrerà sul vostro sito e di conseguenza anche lo spider assegnerà un ranking maggiore o minore a seconda dei contenuti che troverà e della semplicità di navigazione riservata agli utenti. La cura del sito resta quindi importante e vada da se che un sito search engine friendly dovrà presentare semplicità di navigazione dell’utente, la presenza di contenuto testuali nelle pagine (che non siano ridondanti) e la presenza delle keywords nei menu principali e link interni tra le pagine.

3. Aprire un blog

Se decidiamo di avviare questa strategia dovrete convincervi del fatto che dovrete produrre contenuti e la piattaforma migliore che permetterà poi di veicolarli sarà il blog, che, oltre a fornire agli spider dei motori di ricerca contenuti aggiornati e quindi apparire a tutti gli effetti dinamico, sarà la piattaforma che permetterà di posizionare al meglio i contenuti. Se i social servono a stimolare la condivisione e la diffusione dei contenuti, i blog servono a posizionarli. Il mio consiglio è anche quello di integrare il blog nello stesso dominio del sito web, anche per permettere la successiva distribuzione del PageRank e del trust che il blog andrà ad acquisire nelle altre pagine del sito web che altrimenti resterebbero semi-morte. Vi rimando a questo post che scrissi tempo fa sulla creazione di un sito web 2.0 che comprenda, appunto, il blog.

4. Creare contenuti da distribuire.

Come già detto sopra, i contenuti sono la vera molla del web, l’arma principale con cui competere, l’arma che differenzia e ti porta alla visibilità. E’ chiaro che non tutti sono in grado di produrre contenuti di qualità, motivo per cui i copywriter resteranno ancora fondamentali e nello stesso modo anche i grafici.

Esempi di contenuti da distribuire:

  • post dei blog;
  • pdf;
  • infografiche;
  • podcast;
  • video;
  • ricerche settoriali.

5. Sviluppare le community conversando.

Twitta, posta su Facebook, carica foto su Flickr o Instagram, vota video su YouTube e commenta la presentazioni su Slideshare che trattano argomenti e temi simili ai tuoi. Questo è tutto ciò che c’è da fare. Ma come farlo? Semplicemente come se stessimo socializzando nella vita reale con persone reali. Solo in questo modo il processo di crescita sarà naturale e non forzato e se sviluppiamo community con utenti interessati ai nostri temi e i nostri contenuti sono di qualità, sarà anche più facile che, soprattutto se hanno siti o blog, ci citeranno con un bel link in entrata.

6. Appoggiare cause sociali o nobili.

Se siamo un’azienda possiamo sposare cause sociali legate in qualche modo alla tipologia di attività che pratichiamo. Il beneficio non sarà di tipo economico ma sicuramente verrà apprezzato e gli altri siti legati alla stessa iniziativa ci metteranno tra i promotori della stessa. Quindi altri link in entrata lato SEO e sicuramente una differenziazione per la sensibilità anche per temi non per forza legati al “fatturato aziendale”.

7. Fare Networking e costruire sinergie.

L’unione fa la forza. Anche nel web. Soprattutto nel web! Il networking aiuta, online e offline permette di ampliare la rete di relazioni sociali di cui parlavo prima e sicuramente facendosi conoscere, come aziende e come persone, si avranno più possibilità future di essere “citati” quando faremo qualche azione degna di nota.

Questa è la mia SEO branding strategy, ovvero una strategia che punta a posizionare non un sito, ma un intero progetto, un’intera azienda mixando il marketing ai canali web affinché il valore di un brand venga comunicato e posizionato al meglio. La sfida di chi fa il nostro mestiere è principalmente lo stesso: riuscire a convincere i clienti. E questo potrebbe essere l’argomento di uno dei prossimi post.

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Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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