“Non credo nel social media marketing, non mi da un reale ritorno sull’investimento, non ho tempo da perdere con queste cose e non ho personale da impiegare nello svolgimento di tali attività. Se fosse tutto a costa zero lo farei ma ci abbiamo provato ad andare sui social ma non abbiamo visto nulla di quanto promesso dagli esperti di marketing”.
Chissà quanti imprenditori e manager italiani e non hanno pronunciato o quantomeno pensato una frase del genere; una cosa è certa, c’è molto scetticismo sul social media marketing in italia.
Le motivazioni? A mio avviso siamo un paese di conservatori, soprattutto a livello di business, abituati a vedere tutto e subito, con risultati concreti misurabili possibilmente nel breve periodo e con meccanismi di generazione del profitto basati sulla mera vendita del prodotto o del servizio, accompagnati semmai dalla classica e standard campagna promozionale fatta spot televisivi (i grandi brand), materiale cartaceo e semmai nell’online con sito web, un buon posizionamento SEO e dei banner posti qua e la nel web per campagne di affiliazioni.
I manager abituati al marketing del vecchio stampo diranno che tutto ciò è sufficiente a generare profitti, soddisfare i clienti e soddisfare i propri dipendenti e in più non rischi di rovinarti la reputazione come azienda!
A tutto ciò, aggiungiamoci che a oggi, ottobre 2010, l’Italia è anche uno dei principali paesi europei che fatica ad uscire dalla recessione economica e questo motiva ancora di più la volontà nell’investire, non tanto in questi nuovi mezzi innovativi, ma proprio in questo nuovo approccio gestionali di business, a questa vera e propria branca dell’economia aziendale, che è il Social Media Marketing.
Noi di Web in Fermento, convinti sostenitori del Social Web come nuovo modello di business per le aziende, abbiamo raccolto per questo post una serie di piccoli-grandi case history di successo, di piccole attività; piccole imprese che, pur disponendo di budget ridotti, sono riuscite a farsi notare e a differenziarsi localmente tra i loro competitor.
L’auspicio di questo post, è che in Italia si riduca questa forma dilagante di scetticismo esistente, si vada verso una generalizzata svolta verso l’innovazione e scelga di puntare al dialogo col cliente, in modo che non ci si senta più dire che “il social media marketing funziona solo per quei grandi brand con una storia centenaria alle spalle e un budget fatto da miliardi”.
Analizzando diverse fonti informative italiane e non e mettendomi a cercare sulla search bar di Facebook piccoli esercizi commerciali monotematici (es. pizzerie, ristoranti, alberghi, ecc.) escono fuori le pagine delle attività meglio posizionate a livello di keyword inserite (nel nome pagina, vanity url e box info) che si posizionano nei risultati di Facebook in base anche al numero di iscritti alla pagina. Più alto è il numero di iscritti e più sali. Ho raccolto quindi alcune piccole case history sia americane che italiane.
Tra le americane ci sono:
Vet Stem sviluppa cellule staminali adulte per la medicina veterinaria. Nulla quindi di divertente da proporre su Facebook. Tuttavia loro più che concentrarsi nella comunicazione sulle cellule staminali, parlando di quello che i loro fans vogliono sentire parlare: gli animali.
Fanno comunicazioni aziendali alternandole a messaggi che creano più interazione e engament, ad esempio postando video di cani parlanti, foto di cuccioli e postando dal blog su contenuti riguardanti specifiche razze canine. In questo caso, non si crea engagement col prodotto, ma con la “storia” attorno al brand, l’animale domestico.
E’ un resort britannico con 337 camere, 5 piscine naturali, 3 ristoranti, sorgenti curative e un campo da golf. Nella mission della loro pagina è evidente il loro obiettivo primario di social media marketing: “To create special experiences one guest at a time”.
Nella comunicazione in bacheca, a differenza di altre pagine commerciali, permettono a tutti di scrivere i propri updates e rispondono a ogni cliente che fa domande o semplicemente scrive qualcosa.
Ciò che più stupisce è comunque il potenziale engagement messo in atto: la pagina facebook è strutturata con tanto di tab promozionale (la mini-paginetta personalizzabile interna di una pagina facebook) dedicata al target dei sessantenni (probabilmente perché analizzando il fatturato offline e gli insights di facebook si sono accorti che fosse il target più profittevole) nei quale si invita gli utenti ad iscriversi alla pagina e a descrivere nella bacheca della pagina come si vorrebbe trascorrere una giornata autunnale nel resort inglese. Il post utente con più “mi piace” riceverà in regalo il “Seniors’ Package”, un pacchetto che include un soggiorno per 2 notti, colazione e cena in una delle migliori sale. Inoltre il vincitore si porterà a casa un altro regalo a sorpresa.
Questo è engagement, questo crea passaparola e viralità, questo fidelizza, questo porta un ritorno di investimento nel lungo periodo.
Threadless
Eccoci a Threadless, una catena di abbigliamento giovanile. Notate il numero di iscritti alla pagina: 152.571! Impressionante per essere una pagina commerciale. Ciò che stupisce è il design e la struttura della pagina stessa: hanno creato due tabs fbml (facebook markup language, la variante del linguaggio html per facebook ndr.).
Shop (la più bella se permettete), ha lo scopo di proporre le nuove t-shirt e permettere agli utenti di mettere “mi piace” e commentarle, nonché di acquistarle. Questa tab funge dunque sia da e-commerce che come piattaforma sociale di raccolta di feedback utili poi all’azienda per valutare la customer satisfaction e valutare il successo degli ultimi prodotti ed eventualmente migliorarli. L’altra tab Reprints, è una tab con applicazione dedicata alla ristampa di vecchie t-shirt fuori produzione.
Vediamo ora qualche caso italiano. C’è da dire che in Italia, c’è ancora molto da fare. Si, molte grandi e piccole aziende sono sbarcate nel social web, stanno seguendo le linee editoriali per una buona comunicazione ma molte ancora non offrono quello che i clienti vorrebbero: un incentivo a seguirli, qualcosa che li tocchi al cuore, stuzzicando le loro emozioni.
Ottima la comunicazione in bacheca. Proposta di foto di qualità, scattate all’interno del ristorante, unita ai post del blog ufficiale che coltivano con continuità. Il ristorante, offre l’incentivo di cui vi parlavo, ideale per differenziarsi dai competitors e generare passaparola: nel tab della pagina PDF, seppur non chiaro (invece di PDF avrei messo Promozione, Sconto o al massimo Coupon), viene data la possibilità di stampare il coupon per ricevere uno sconto del 10% e una flute di champagne in omaggio. Peccato che la tab non è impostata come landing page e che la promozione è scaduta da mesi e andrebbe aggiornata. Ad ogni modo è un buon inizio per il ristorante ed uno di quei casi di social media marketing per ristoranti che noi tanto ci sforziamo a promuovere.

Hotel Corona – Albergo 4 stelle a Pescasseroli (AQ)
Buona la comunicazione e la linea editoriale seguita attorno ai temi del Parco Nazionale d’Abruzzo e alla gastronomia locale. Manca però una landing page personalizzata e la promozione-sconto che incentivi a seguire l’hotel.
Infine, chiudiamo questa carrellata di case history con un rivenditore di giocattoli. Niente landing page, niente sito web/blog a supporto ma una buona comunicazione molto user-generated content grazie alla pubblicazione delle foto interne al negozio dei giocattoli presenti e di quelli in arrivo. Engagement assicurato, basta vedere le interazioni.

Considerazioni conclusive: spero che, dopo la lettura di questo post, gli scettici diminuiscano, aumentino i titolari di piccole e grandi imprese che decidono di investire nel social web e che si capisca che il social media marketing è la nuova chiave di differenziazione del business del nuovo millennio.













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