Google Penguin UpdateDopo il Panda, che però continua a mietere vittime ad ogni sua release (venerdì scorso la 3.7), arrivò il Penguin.

E dopo quasi due mesi e due release del necrofilo pennuto polare, la confusione è ancora enorme tra i “SEO” meno esperti e tra i webmasters che fanno anche SEO (tipo di part-time ormai nefasto di cui dovremo parlare in un altro post).

La gente, infatti, sembra essersi fissata solo sul “dove” i link tossici penalizzati da Google sono presenti (direttori SEO, footer, sidebars, pagine amiche, comment e forum spam…), ma che non si sia fermata a riflettere realmente sul perché quei links sono tossici.

Penguin colpisce i profili links che chiaramente cercano di manipolare i rankings. Quello che manipola i rankings è l’anchor text, non dove il link è presente. Quest’ultimo è altamente correlato, ma non è la causa diretta della penalizzazione.

Perché dico questo? Perchè sono presenti ancora nelle prime pagine delle SERPs siti il cui link profile è composto in gran maggioranza da links da siti “spazzatura”. Non sono stati penalizzati, se non molto lievemente, perché i loro anchor texts nella loro gran percentuale erano “branded” (esempio: Hotel Rosa a Rimini) e non una keyword commerciale esatta (Hotel Rimini).

Quindi, è il nostro amico di tutta la vita, l’anchor text, l’oggetto causante la penalizzazione. Infatti, sin dalle origini del Link Graph sappiamo che l’anchor text è utilizzato come segnale da Google per comprendere di cosa parla la pagina linkata e, quindi, per quali termini essa dovrebbe essere “classificata” e presentata nei risultati di ricerca.

Senza voler entrare in discorsi interessanti sulla forza come fattore dell’anchor text o se l’anchor con keyword parziale è più efficace che l’anchor con keyword esatta, andiamo al nocciolo della relazione tra anchor text e Penguin.

Se un profilo link possiede percentualmente un numero di anchor texts corrispondenti a keyword esatte, Penguin tenderà a considerare che si tratta di un link profile il cui scopo principale è manipolare il link graph e i rankings. Quindi da punire.

Usiamo il buon senso e cerchiamo di essere onesti con noi stessi. Se un sito possiede 1500 links con anchor text “Hotel Rimini”, 1000 con anchor “Hotel 3 stelle Rimini” e così via, è chiaro che quel sito vuole posizionarsi a tutti i costi per quelle keywords e che quei link assai probabilmente non hanno un’origine editoriale. La loro natura editoriale è evidenziata dal numero enorme di links con quelle keywords commerciali. E come si ottengono quel numero esorbitanti di links: da direttori SEO, footer, sidebar, blogrolls, pagine amiche, link farms, firme in forum e blogs, isterica moltiplicazione di profili Social e Social Bookmarking.

Penguin, link tossici e crap link building

E, continuando ad essere onesti, chi di voi ha il coraggio di dire che quei links con quegli anchor texts sono “naturali”, editoriali o semplicemente guadagnati grazie alla qualità di un sito? Siamo onesti: davvero avete utilizzato una directory SEO negli ultimi 15 anni per cercare qualcosa? O avete passato più di 10 secondi in una pagina di “amici” di un sito turistico? O visitato siti di Social Bookmarking al di là dei tre o quattro soliti?

Quindi, in un certo senso coerente con le proprie linee guida ma con un indubbio stile da elefante in una cristalleria, Google ha deciso che era arrivato il momento di togliere valore a tutti quei links che presentassero queste caratteristiche, la seconda conseguenza della prima:

  1. Links con keywords commerciali esatte come anchor text;
  2. Links da tattiche qualitativamente poco rilevanti e tendenzialmente oggetto di manipolazione e spam.

Che fare? Cercare di ribaltare la percentuale di anchor texts, facendo sì che quelli branded, “naturali” ed editoriali siano maggiore di quelli con anchor text esatti, che continuano ad avere valore, ma che non possono più essere gli unici che possiede un sito. E come farlo? Cercando di cambiare gli anchor text o eliminando direttamente i link tossici.

Una cosa facile da dire e più difficile da compiere, perché se i domini da ricontattare sono centinaia o migliaia, non si hanno più i contatti o se questi siti non rispondono alle nostre richieste, beh… allora il lavoro da improbo diventa impossibile, tanto che, a quel punto davvero conviene pensare se è meglio ricominciare tutto da zero.

Link Building Google e SEO

Una cosa è certa: che tutto questo che si dice era noto da anni. Perché da anni che diciamo tutti che un sito deve avere un profilo link naturale, che i link migliori sono quelli editoriali, che il link building si deve basare sul Content, che i links in determinate zone di un sito (footer e sidebars) sono “tagliati” da Google, etc. etc.

Eppure la gente ha continuato a fare Dumb Hat SEO, perché fare link building in quella maniera è talmente stupido che i veri Black Hat SEOs non lo fanno.

Era semplice, non costava praticamente nulla e permetteva anche al sito più insulso di posizionarsi in prima pagina. L’unico problema era che tutti lo facevano, quindi, invece di cercare un metodo di link building migliore e invece di fare del proprio sito l’espressione online di una Marca, la soluzione era creare ancora più links facili.

Sapete che penso? Che onestamente io sono contento che esista il Pinguino. Certo, comprendo come possa essere causa di enormi perdite economiche, ma è giusto che Google abbia preso la decisione di lanciarlo, come lo fece con Panda. Sono contento perché spero che questo cataclisma possa finalmente obbligare alla grande maggioranza dei SEO e proprietari di siti italiani a cambiare, a non pensare più in termini di link conquistati, ma di link guadagnati. Di creare un ecosistema per cui è possibile davvero fare “relation marketing” e creare opportunità di outreach basate sul valore dei contenuti, di non dover più contattare un sito per un insulso link in un blogroll, ma farsi citare da quel sito per qualcosa che il nostro sito ha fatto o perché – finalmente – il concetto di guest posting si è affermato anche qui. La mia speranza è che Penguin costringa tutti a osare, a non essere pigri e pronti a scegliere la via apparentemente più semplice, a fare davvero Marketing e non essere più Dumb Hat SEOs.

Ah… che siano chiare due cose:

  • il link building non è morto, in realtà quello vero adesso importa più che mai;
  • la SEO non è morta, solo quella stupida (forse)
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..sull'autore,

Consulente SEO e Inbound Marketing, con un debole speciale per tutto ciò che è Content Marketing Strategico. Attivo in ambito nazionale e internazionale, Gianluca scrive regolarmente per Moz (prima conosciuto come SEOmoz) e State of Search, e meno assiduamente nei suoi blog in inglese e italiano.

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