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Penguin Real Time: come funziona e alcuni casi di recupero e vittime italiane

Il 23 settembre Google ha finalmente annunciato il rilascio dell’ultimo update di Penguin, l’algoritmo anti-spam che targetizza principalmente strategie off-site di bassa qualità, come tecniche aggressive e di bassa qualità di link building.
Questo aggiornamento sarà l’ultimo perché, come precedentemente avvenuto già col Panda (che targetizza invece lo spam a livello di contenuti di bassa qualità), anche il Penguin è entrato a far parte del core algorithm di Google.
Penguin è stato probabilmente il più importante update algoritmico anti-spam che ha interessato chi si occupa di SEO, lanciato per la prima volta il 24 Aprile del 2012 e che per certi versi ha rivoluzionato il modo di fare link building fino ad allora conosciuto.
Penguin infatti prende di mira principalmente le strategie di link building di bassa qualità e innaturali, che mirano cioè, a favorire il posizionamento di un sito in modo immeritato, sfruttando tipologie di pagine di bassa qualità in cui il link viene inserito.

In questi anni, molti dei siti colpiti dal Penguin presentavano dei pattern comuni, come:

  • avere un profilo link sbilanciato su anchor text commerciali;
  • avere poca diversità nelle tipologie di link;
  • siti linkanti di bassa qualità: directories di bassa qualità, link da articoli di domini di bassa qualità, domini blacklistati, forum non moderati, ecc.
  • link non editoriali, es. link sitewide in footer, sidebar, header, ecc.

Qui sotto puoi trovare alcuni degli articoli pubblicati sull’algoritmo Penguin in questi anni.

Lancio del primo Penguin (aprile 2012): Google Penguin Update: paure, rischi e nuove opportunità;
lancio del Penguin 2 (maggio 2013): Arriva Penguin 2.0. Ecco cosa dovrebbe spazzar via secondo me!
lancio del Penguin 3 (ottobre 2014): Penguin 3.0: analisi di alcuni siti italiani penalizzati

L’essere Real-Time

Sarà Real Time (o everflux) in quanto vedremo i suoi effetti (positivi o negativi) più rapidamente rispetto a prima. Infatti potremo notare un recupero dal filtro (ricordiamo che Penguin non è una penalizzazione, per quelle ci sono le azioni manuali, ma un filtro algoritmico) o, viceversa, una sua applicazione, se il nostro sito avrà risolto una percentuale sufficiente di problematiche che causavano il Penguin o ne avrà costruita una percentuale sufficiente per richiamarlo.
Finora il Penguin veniva rilasciato in una specifica data e i siti che, a partire da quella data, risultavano essere soggetti all’algoritmo, registravano un crollo nelle serp in quella data specifica e nei primissimi giorni che seguivano. Confrontando i cali dei rankings con la data di rlascio dell’update era possibile essere certi che il sito era interessato dal Penguin.

Ora la situazione cambia, in meglio e in peggio. In meglio perché i proprietari dei siti penalizzati non dovranno più attendere uno o due anni (sono trascorsi infatti quasi 2 anni dall’ultimo update) per sapere se sono riusciti a risolvere la penalizzazione e bisognerà ora soltanto attendere che Google ri-scansioni le pagine dove sono presenti i link che puntano al nostro sito.
Ciò potrà portarci a perdere dei ranking più velocemente o, viceversa, a notare recuperi nel breve periodo.

In peggio perché, come già avviene con il Panda, sarà ora più difficile essere certi che il nostro sito sia interessato dal Penguin, non avendo punti certi (le date) come riferimenti.

L’essere granulare

Ora infatti il Penguin si applicherà non più soltanto a livello di dominio, ma anche a livello di singola pagina, cartella o sotto-dominio.
Questo vuol dire che se facciamo link building aggressiva su una specifica pagina Penguin non filtrerà tutto il sito e le relative keywords ma soltanto quelle connesse a quella pagina.

Potrà quindi accadere (come già accade con siti soggetti al Panda Update) che il traffico organico del sito registri cali costanti e/ recuperi discontinui a seconda di quanto faremo in termini di acquisizione links e, in assenza di un costante monitoraggio e conoscenza delle attività SEO effettuate su di un sito, non sarà semplice essere certi che la causa della perdita di alcuni posizionamenti sia imputabile al Panda, al Penguin o ad altri fattori.

Fare monitoraggio delle attività SEO ed essere a conoscenza di tutte le attività in essere sarà dunque oggi più importante che mai.

Ma in Italia il Pinguino s’è visto?

Una cosa che ho notato è che in realtà i movimenti nelle serp sono iniziati alcuni giorni prima del lancio ufficiale, cosa confermata anche da altri SEO anche fuori dall’Italia e precisamente, attorno all’11, 12 Settembre.
Ciò si nota anche dando un’occhiata all’Osservatorio delle variazioni SERP italiane di SeoZoom.

seozoom

La data di lancio del 23 Settembre è stata probabilmente scelta soltanto a livello propagandistico, ma il lancio ufficiale potrebbe essere avvenuto prima e, a quanto sembra, è ancora in corso e se il concetto di real-time è inteso come “applicazione costante dell’algoritmo al rilevamento di alcuni pattern”, possiamo star certi che vedremo variazioni nei ranking a seconda dello spam nei link (e non solo) che produrremo.

CASO 1 – NUOVA PENALIZZAZIONE

Il primo caso che porto ad esempio è di un sito mono-pagina nel settore della cartomanzia, interessato per la prima volta dalla penalizzazione Penguin.
Da SemRush si nota nettamente il crollo.

caso1

Se si analizza il traffico da un punto di vista più globale si nota come il forte calo avviene nel mese di Settembre.
Se invece zoommiamo sul traffico relativo al mese di Settembre notiamo un andamento differente, che credo faccia ben comprendere la differenza tra questo Penguin e i precedenti: il calo, a differenza dei precedenti Penguin, non avviene tutto in uno o due giorni, ma è più ripartito su giorni e settimane e ciò, credo (l’assoluta certezza ce l’ha solo Google) sia riferibile al concetto di Real-Time descritto sopra.

In questo specifico caso, il sito inizia a perdere traffico dall’8 settembre.

caso1a

A titolo di esempio, riporto alcune delle perdite di keywords subite dal sito. Come avveniva per i precedenti update, anche in questo caso le perdite di keyword sono piuttosto nette in termini di posizioni e corrispondono agli anchor text dei link utilizzati in attività di link building e alle keywords ad esse correlate.

caso1b

CASO 2 – RECUPERO

Il secondo caso è invece un sito di fotografia penalizzato durante il lancio del Penguin 3.
Il sito in questione ha effettuato una pulizia del profilo link negli ultimi mesi, cosa che si nota anche confrontando l’indice recente dei link con quello storico da Majestic SEO.

caso2

Notiamo poi, che una spinta verso la rimozione di link è stata effettuata proprio in seguito all’annuncio dell’ultimo Penguin.
caso2b

A livello globale, inizia infatti a notarsi un piccolo recupero.

caso2c

Con SeoZoom si ha una percezione più netta del recupero del sito, che avviene proprio in questi giorni.

seozoom2

C’è da dire una cosa che chi segue l’evoluzione del Penguin sin dalla sua prima pubblicazione dovrebbe già sapere: recupero non vuol dire tornare ai livelli pre-penalty di traffico. Anzi, il 99% delle volte ciò non avverrà mai. Se il profilo link che aveva causato il filtro del Penguin era per l’80% tossico, rimuovendo quei link si rimuove il filtro ma anche il traffico che quei links garantivano.
Bisognerà quindi rivedere la propria strategia di link building e virarla verso un’acquisizione più naturale e meno artificiale.

CASO 3 – “IBRIDO”

Anche questo è un caso di un sito precedentemente colpito dal Penguin 2 che mostra invece un andamento meno lineare.

Anziché ripulire il profilo link, avevano ritenuto giusto effettuare un redirect su una sottocartella e continuare a costruire link (sempre di bassa qualità) su quella cartella.
Si nota infatti una piccola ripresa dell’organico che sfocia con un altro abbattimento in sede dell’ultimo Penguin di Settembre.

caso3

Zoommando però sul singolo mese, si nota come, dopo il calo avvenuto prima dell’annuncio ufficiale, segue un recupero, seppur piccolo.

seozoom3

Sarà sempre un andamento causato dalla rimozione di link in corso? Oppure dal roll out ancora in corso? Non posso saperlo.

Conclusioni

Analizzando le tipologie di siti linkanti dei siti interessati dal Penguin ho notato grosso modo la presenza degli stessi pattern dei precedenti Penguin, ovvero:

  • gran parte dei siti linkanti sono directories di bassa qualità, link nei forum e article marketing becero;
  • utilizzo massivo di money anchor text;
  • link spesso sitewide.

Non ho effettuato controlli sull’eventuale appartenenza a network di siti o intestatari. Credo che queste informazioni abbiano un ruolo soltanto in sede di esame manuale da parte dell’anti-spam team.

Mi auguro però che questo Penguin a “flusso continuo” non limiti la propria azione soltanto a questi pattern ma si evolva, in quanto la fuori c’è ancora tantissimo spam che, al momento, non sembra ancora venire preso di mira da questo nuovo update.
Se Google deciderà di migliorare il Penguin non lo sapremo mai, dato che ora non ci saranno più update ufficiale ma bisognerà seguire le buone pratiche relative alla costruzione di popolarità.

Una riflessione a margine è dovuta. Al di là di questo primo periodo iniziale, in cui sappiamo che un nuovo Penguin è stato lanciato, nei prossimi mesi/anni sarà sempre più difficile avere certezza di quali problemi affliggono un determinato sito. Ora che tutto fa parte di un core algorithm, potremo assistere a dei cali organici senza sapere esattamente se sono normali fluttuazioni o se sono dovuti a Panda o Penguin.
L’audit SEO completo di un sito assumerà un’importanza maggiore e l’occhio clinico da analista farà la differenza.

Mi riservo di aggiornare questo articolo qualora noterò altre caratteristiche interessanti nelle prossime settimane. Se hai avuto modo di recuperare un sito penalizzato da Penguin puoi condividere il tuo caso di studio qui con noi!

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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