SEO

La sottile linea di confine tra Link Building e Digital PR

Ormai chi si occupa di SEO e Link building si trova davanti ad un lavoro sempre più complesso e meno meccanico. Da un lato ci hanno pensato drastici aggiornamenti algoritmici come Penguin a cambiare modalità strategiche di azioni per l’aumento della link popularity, dall’altro lato le campagne “terroristiche” da parte di Google contro i seo, che sono in continuo aumento (una delle ultime, relative al fatto che contenuti come widget e infografiche devono avere il “nofollow” sui link) e sembra proprio che l’invito che ci viene dato sia quasi quello di limitarci all’ottimizzazione dell’esperienza utente (multi-device) dei nostri siti web e creare contenuti, ma senza cercare di “manipolare” minimante la possibilità che qualcuno ci linki, ci condivida dei post sui social, ecc.

Ora, la realtà è un po’ diversa e fatta (soprattutto nel mercato Googlistico italiano) di vecchie tecniche seo che ancora funzionano alla perfezione (sebbene ci sia anche una fetta consistente di grossi portali e e-commerce con fatturati ridotti quasi allo 0 dalla mazzata di Penguin di aprile 2012) ma sembra che la strada in cui in futuro Google cercherà di procedere sarà quella di favorire quei brand (non parliamo più di siti!) capaci di creare valore, conversazioni, condivisioni e quindi traffico attorno a un hub centrale.

Da Link Popularity a Web Popularity

Sebbene chi fa seo da anni sà ancora di poter manipolare il link graph con del buon sano black e gray hat (acquistando link footprint o nei post, comment spam automatizzato, parasite hosting, ecc..) col passare del tempo quei ranking che oggi fanno fruttare migliaia di euro a molti siti, domani potrebbero non esserci più, ed iniziare, da adesso, a diversificare le proprie attività permetterà (forse) un domani di non incorrere in penalty che distruggono anni di attività ed investimenti effettuati.
Dico questo perché poi, a livello di costo-opportunità, diventa molto più difficile tirar fuori un sito con una o più penalty (soprattutto se trattasi di Penguin) che lanciare e costruire un progetto, ma che sappiamo essere meno a “rischio” da future falciate di Google.

panda
nell’immagine gli analytics di un sito colpito da Panda3.8

Inoltre chi investe in seo (al di là dell’ottimizzazione on page) dovrebbe capire che in realtà quello in cui deve investire è nelle PR o nel buzz se preferite, perché dal rumore (positivo s’intende) nasce il traffico e dal traffico nasce il posizionamento di mercato e le successive conversioni. Relativamente al link poi, soprattutto secondo la “visione” di Google, non dovremmo neanche più pensarci e non dovrebbe più essere l’obiettivo primario di una campagna di web popularity.

“Se fai parlare la rete di te per quello che fai i link verranno da soli”

sembra quasi dire Matt Cutts, anche se non sono del tutto d’accordo con questa sua visione, soprattutto pensando al fatto che molti webmaster non sanno ancora cosa è un link di citazione.

In molti casi e settori (forse nella maggior parte) sappiamo benissimo che quanto afferma Cutts appartenga a mitologie tratte dai libri di Tolkien, ma posso testimoniare che ho visto siti web trasformarsi in prodotti di successo solo per il modo in cui hanno fatto parlare di loro, vuoi per l’originalità e innovazione del prodotto, esperienza o evento che presentavano o per come gestivano con successo le community create attorno a loro. I link effettivamente, sono venuti da sé.

5 idee di Digital PR per la Web Popularity

Ci sono tantissimi modi per acquisire link facendo pr e il vantaggio sarà duplice, perché oltre al semplice link ci staremo posizionando in un mercato. Ecco alcune idee.

  • Content marketing: crea contenuti per l’audience e per la rete, come infografiche, video, charts, ebook, ecc,
  • Collabora con i blogger coinvolgendoli in iniziative a loro dedicate
  • Gestisci in modo ottimale le community social legate al tuo brand
  • Crea, organizza e partecipa ad eventi organizzati da altri, ad esempio i così diffusi blog tour
  • Pensa a qualcosa di fenomenale e controverso che mai nessuno ha fatto prima d’ora e su cui in molti avrebbero una storia da raccontare (mi è piaciuta molto ad esempio l’iniziativa Invasioni Digitali).

… e se proprio devi comprare un link, fa che ne valga la pena e che non impatti il link graph 😉

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

Guarda tutti i post di

Area di discussione: dicci la tua!

  • Marco Maltraversi

    Si, la SEO per “sopravvivere” deve cambiare ma è altresì vero come, con techine di link building naturale, si possano far sopravvivere siti web di piccole dimensioni che non hanno i budget (ed anche argomenti) per investire in Digital PR.
    Sarebbe bellissimo poter integrare tecniche SEO e Digital PR ovviamente, a mio avviso sarebbero servizi da proporre come integrazione di un progetto di visibilità a lunga durata

    • Ciao, immagino ti riferisci a comunicati stampa, article mktg e directories..sì, possono funzionare ancora ma appunto, come dici, per piccoli siti. Nel momento in cui questi crescono e iniziano a monetizzare e a competere con siti molto “robusti” il valore di questi link diventa prossimo allo 0 e una strategia che contempli quanto scrivo in questo post si fa necessaria. Per quanto riguarda la questione “budget” sono dell’idea che al crescere del brand cresca anche il budget e i manager possano iniziare a permettersi di investire anche in attività più propriamente inbound 😉

      • Marco Maltraversi

        YES,concordo !

  • Pingback: La sottile linea di confine tra Link Building e...()

  • La SEO, dal mio punto di vista, ricopre un’importanza ancora maggiore, se possibile, rispetto a qualche anno fa. Questo aumento di valore, però, è correlato al fatto che si è trasformata nel corso del tempo, passando da pratica per lo più “tecnica” a commistione di competenze diverse (Content Curation, Editorial Planning, Copywriting, PR ecc…).
    In passato era più facile prevedere una strategia SEO, anche per clienti di natura diversa. Dalla PMI, al libero professionista, alla multinazionale, le tecniche SEO di base rimanevano, a grandissimi linee, le stesse. Ad oggi, invece, mi trovo a dover analizzare questi casi in modo totalmente separato.
    Trovate anche voi le stesse “difficoltà”? Se in passato la consulenza esterna era più che possibile, oggi trovo davvero difficile farla funzionare. Le competenze interne che il cliente deve avere sono sempre più complesse ed importanti.

Grazie per lo share!

Puoi decidere di non perdere neanche un contenuto del nostro blog!

Iscriviti alla nostra newsletter genuina.
Promettiamo solo 2 contenuti a settimana, e solo post! (NO SPAM, NO MAIL PROMOZIONALI)

Inserisci la tua mail