SEO

Come analizzare un sito per la Link Building

Oggi affronto un argomento che mi auguro apprezzeranno tutti coloro siano costantemente alla ricerca di link. Acquisire links è molto importante nella SEO. Contrariamente a quanto si possa pensare, il link è ancora il segnale di ranking più incisivo e determinante.

C’è pure ancora differenza tra un link inserito su un testo generico o branded (es. questo articolo viene linkato sul testo “Webinfermento”) e un link con anchor text esatto (es. lo stesso articolo viene linkato sul testo “Link Building).
Se sono interessato a posizionarmi per “Link Building”, l’anchor text ha ancora il suo peso determinante.
È per questo motivo che hanno rilasciato il Penguin Update e aumentato i controlli manuali. Per evitare che i webmaster e i SEO abusassero dei link facendo spam e garantendo migliori risultati ai propri siti in modo artificiale.

Fatta questa breve premessa per i non addetti al mondo della SEO, c’è da dire che quando si tratta di analizzare un sito per valutarne la convenienza di acquisire un link, se ne vedono davvero tutte.
Ho deciso quindi di fornire un mio personale vademecum, parte di un processo più ampio che utilizziamo con la nostra agenzia, utile per analizzare se un sito è realmente valido e targetizzabile per l’acquisizione di un link, oppure è meglio lasciar perdere.

Come analizzare la bontà di un sito dal punto di vista SEO

Normalmente è strategia diffusa tra molti SEO limitarsi a guardare il PageRank di un sito e il Domain Authority di Moz.

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Tralasciando il fatto che il numerino del PageRank non è più aggiornato da Google e quindi potrebbe riportare un valore inesatto, anche il solo Domain Authority potrebbe trarre in inganno.
Sono indici che hanno a che fare col modo in cui un sito linka ed è linkato ma non rappresentano un’affidabile metrica della reputazione e popolarità di un sito e della convenienza ad avere un link.

La cosa che bisognerebbe scongiurare è la possibilità di targetizzare siti soggetti a penalizzazioni algoritmiche e manuali, anche perché non produrrebbero traffico organico e acquisire un link da questi siti non avrebbe alcun valore e di conseguenza non si migliorerebbero i ranking, anzi, potrebbe rivelarsi anche un’operazione pericolosa.

Da cosa partire quindi?

  • Metriche SEO: Domain Authority di Moz, Citation e Trust Flow (molto più utile delle restanti) e Domain Rank di Ahrefs. Utili solo in fase iniziale, per scartare siti che presentano metriche davvero basse.
  • Spam Score di Moz e SemRush: Moz ha da poco messo a disposizione un piccolo tool, all’interno di Open Site Explorer, che permette di conoscere lo spam score di un sito sulla base dell’individuazione di alcuni pattern. Un indicatore, anche questo, da utilizzare con estrema cautela e prendere con le pinze. Mentre alcuni pattern infatti possono essere del tutto inutili e assolutamente non indicatori di spam in un sito (es. mancanza di informazioni di contatto, o il fatto di essere un grande sito con pochi links), altri possono essere affidabili. Per esempio la presenza di “thin content” (contenuti sottili e poco rilevanti) l‘eccesso nell’utilizzo di anchor text, l’elevato numero di link in uscita (specie se utilizzano anchor text esatti o puntano alle “deep page”)
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    Fonte immagine: Moz

    In combinazione è utile dare un’occhiata al traffico organico da SemRush. Se notate un calo brusco in una certa data senza segni di ripresa. Lasciate stare. Le metriche SEO continueranno a sembrare ottime ma il sito potrebbe essere stato penalizzato.

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  • Metriche quanti-qualitative: nessun tool ti dirà che un sito è buono ai fini SEO finché non te lo vai ad esaminare a manina. Dopo aver dato un’occhiata alle metriche viste sopra (soprattutto al traffico organico da SemRush), è utile aprire il sito e darci un’occhiata.
    Solitamente se mi si aprono 2 mila popup o, peggio, vengo reindirizzato su un altra pagina, chiudo subito ed elimino il link prospect.

    L’analisi qualitativa è utile per capire se quel sito di news o blog sono realmente ben gestiti, hanno una redazione che sceglie cosa pubblicare e cosa no, hanno una buona presenza nei social e se gli stessi articoli hanno un buon riscontro col pubblico.

    Si guarda quindi a:

    singole pagine. Gli articoli ricevono commenti? Quante condivisioni nei social hanno?

    pagina Facebook e profilo Twitter. Quello che pubblicano riceve interazione?

    – quanto lungo è l’articolo?

    – quanta pubblicità è presente all’interno di un articolo?

    – quanti link in uscita ci sono?

    – se da SemRush risulta un calo di traffico organico, potrà essere utile, per avere maggiori conferme, guardare allo storico del profilo links da cui sicuramente si potrà capire se è stato costruito in modo naturale o meno.

  • Conclusioni

    Queste sono ovviamente soltanto delle indicazioni che possono permetterci di scartare una serie di siti che, pur apparendo buoni, in realtà non lo sono affatto.
    Al mio avviso al giorno d’oggi per garantirsi un po’ di sicurezza bisogna targetizzare soltanto quei siti che presentano buone metriche a livello di utente. Articoli letti dagli utenti e condivisi nei social, commentati, ecc. Ricorda una cosa:

    Il link migliore è quello che porta al nostro sito traffico referente. Meglio ancora se converte.

    Per oggi è tutto 🙂

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • in effetti piu che portare molto traffico, l’importante è che sia traffico buono,targhettizzato e che soprattutto converta!

    • Simone Luce

      Esatto! Sempre meglio puntare alla qualità e non alla quantità, sarà pure una frase ovvia e scontata, ma vale sempre! Sopratutto nel nostro campo.

      Saluti,
      Simone

      http://www.simoneluce.com

      • Molto complesso generare contenuti di qualità. bisogna sempre capire i proprio pubblico per modulare le informazioni da dare. contenuti buoni ma complessi servono a poco perché il cliente target potrebbe non apprezzare perché troppo complessi.
        Se ad esempio di parla di siti ecommerce è possibile parlarne in termini semplici ma anche complessi. spesso la complessità e specificità di alcuni articoli non avvicina il lettore ma lo allontana.

      • La qualità, alla lunga, paga sempre. Puoi fregare il cliente una volta, ma ti lascerà presto. meglio avere un rappporto lavorativo di fiducia che non rapporti estemporanei di breve durata.

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