marketing 2.0, social media

Il SEO del futuro è nelle relazioni, nei contenuti e nella fiducia con gli utenti

Sono diventato un appassionato dei motori di ricerca e di ottimizzazione seo circa tre anni fa, quando masticavo ancora poco di codice html, non sapevo ancora bene dove andassero inserite le parole chiave e iniziavo a vedere la diffusione dei principali social network, Facebook in primis, che dagli States affermavano sarebbe stato l’apripista per una nuova era del marketing, il marketing conversazionale. Mentre col passare del tempo ho appreso le principali tecniche seo, si è piano piano anche assistito alla diffusione esponenziale dei social media nel mondo a ritmi cosi elevati che, gli stessi algoritmi dei motori di ricerca non hanno potuto fare a meno di tenerne conto e decidere che qualcosa andava rivisto.

Gli utenti parlavano nei social network, parlavano con i propri simili e quello che si dicevano riguardava scambi di opinioni, curiosità, informazioni su prodotti e servizi che indicizzandosi, sarebbero poi risultati maggiormente utili a chi un domani, avrebbe inserito specifiche query su Google alla ricerca di informazioni “più attendibili”. Più attendibili perché fino ad allora, poteva capitarci che all’inserimento di una query nel motore di ricerca, potevamo vederci restituiti risultati (e cliccarci su) che erano viziati da un’alta ottimizzazione seo, che quindi in realtà non fornivano informazioni completamente veritiere. Ora le informazioni di cui fruiremo potranno essere più naturali, anche perché gli utenti che utilizzeranno i social per fare spam, verranno subito riconosciuti dagli altri utenti e le loro azioni resteranno fini a se stesse.

Facciamo dunque un breve riepilogo di ciò che è accaduto in ambito Social SEO negli ultimi mesi. Che i social media avrebbero prima o poi influenzato gli algoritmi dei motori di ricerca, se ne parlava già da più di un anno, ma fino ad allora non ce n’erano le prove. Bing è stato il primo ad affermare che, grazie anche ad accordi esclusivi con Facebook, avrebbe presto fornito risultati nelle proprie serp che comprendevano risultati derivanti dal colosso di Zuckerberg. All’inizio di dicembre del 2010 poi, sia Bing che Google confermarono che i propri algoritmi di ricerca tenevano conto dei fattori social per l’attribuzione del ranking e finalmente, verso febbraio di quest’anno abbiamo avuto l’annuncio da Google che col quale si affermava che nelle serp, sarebbero stati mostrati i risultati provenienti dalla propria cerchia di amici/contatti di Twitter, Flickr e Quora.

Non solo, in ambito seo ci si chiedeva anche quanto valore potessero avere i contenuti condivisi nei maggior social network, Facebook e Twitter, soprattutto attraverso i social buttons. Ci si chiedeva in sostanza questo: “Ma se i social media stanno avendo una crescita esponenziale e in cosi poco tempo, e i motori di ricerca iniziano a mostrare nelle serp risultati provenienti dai propri amici/follower, avrà anche senso pensare che i contenuti condivisi da molti utenti vengano privilegiati dagli algoritmi in sede di attribuzione del ranking?” Cosi iniziarono i primi esperimenti di SeoMoz, ma anche le stesse evidenze raccolte da noi di Webinfermento, che ci permisero di notare come il nostro blog, nato solo a settembre, ricevesse un sacco di traffico dai social network pur essendo privo di pagerank, facendoci anche notare che l’alto numero di tweet e shares da Facebook permettevano di posizionarci bene soprattutto nel breve periodo.

Ultima tappa è poi stata l’ultima edizione dei nuovi fattori di posizionamento del 2011, pubblicata recentemente sempre da SeoMoz da cui è venuta fuori l’alta correlazione tra i social media e il ranking dei contenuti. Pare che gli shares di Facebook siano l’elemento più importante, a livello di social media, per ottenere (assieme ai classici fattori seo) un alto ranking e qualcuno dagli states ha anche iniziato a vedere nelle serp di Google risultati provenienti dai propri contatti di Facebook, contraddicendo ciò che aveva affermato qualche tempo fa Matt Cutts & company, ovvero qualcosa come “noi non abbiamo accesso a dati provenienti da Facebook”. La cosa non mi stupisce. In fondo i motori di ricerca non devono far altro che seguire i trend del momento per fornire agli utenti le migliori informazioni e se Facebook è il social network più diffuso ed utilizzato è anche facile aspettarsi che Google dia maggiore peso (di ranking e di risultati mostrati in serp) a tale social.



Dove bisogna essere forti per competere nel SEO del futuro?

Ricordiamoci che la classica ottimizzazione on page sarà sempre valida, perché i fattori social crescono di importanza ok, ma se poi non trovano correlazione, a livello di parole chiave e quindi di testo, con i contenuti condivisi, l’attività di condivisione sarà praticamente inutile. Però il fattore tecnico per fare SEO perderà sempre più importanza. Vedremo perire i seo programmatori, abituati tempo fa a lavorare molto sul codice (anche con black hat) per forzare gli algoritmi e vedremo trionfare i seo meno tecnici ma capaci di fare networking, gestire relazioni e community e abili nelle strategie di web marketing. Vediamo perché.

L’importanza del contenuto. Il contenuto è ancora il re!

Il contenuto riveste ancora (e rivestirà) sempre il ruolo più importante. Tempo fa ho scritto in merito all’importanza dei blog, nei siti web corporate o meno, per posizionarsi bene nei motori di ricerca. Perché un sito web con blog permette di creare contenuti aggiornati nel tempo, da offrire alla propria community su Facebook e Twitter che devono essere gestite in maniera ottimale, perché saranno loro a condividere i nostri contenuti e permetterci, alla luce delle nuove modifiche degli algoritmi (Panda update compreso) di posizionarci meglio. E’ dunque facile comprendere che oggi, ad ogni progetto di web marketing lanciato nel web, che sia un privato o un’azienda, conviene produrre contenuti (post nei blog, infografiche, immagini, applicazioni, contest, ecc.) e gestire i propri canali social creando relazioni basate sulla fiducia con gli utenti. Insomma, il contratto SEO tra agenzia e azienda/cliente dovrebbe comprendere tutto questo.

Crea relazioni e fiducia con la tue community e avrai più possibilità di condivisioni.

Si dice che bisogna ingraziarsi i propri seguaci, follower, supporters. L’utente deve essere al centro della strategia web, proprio come nell’offline il cliente dovrebbe essere al centro degli obiettivi dell’azienda, e non il profitto. Ogni utente deve essere di valore nella community e ognuno di essi va tenuto in considerazione perché saranno loro a premiarci, con la condivisione del contenuto, contenuto di qualità permettendo. Se gestiamo bene le nostre community riusciremo a stabilire un alto grado di fiducia con esse.

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Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Hola Dario,nbuon post… anche se, spero mi perdonerai, mi sento in dovere di fare delle precisazioni a vantaggio della discussione.nn1) nel post che citi di SEOmoz (http://www.seomoz.org/blog/does-google-use-facebook-shares-to-influence-search-rankings) in realtu00e0 si corregge un poco il tiro riguardo la correlazione tra Shares e Rankings.nSulla base del concetto che Correlation is not Causation, quello che sembra chiaro a un piu00f9 approfondito nuovo esame di questo particolare tema u00e8 che non necessariamente sono gli Shares a determinare il ranking in Google, ma il fatto che un sito popolare per altri motivi naturalmente tende ad essere condiviso molto piu00f9 che altri siti non popolari.nOvvero: su00ec, gli Shares sono correlati ma non necessariamente sono presi in considerazione nel algoritmo di Google (tieni presente il famoso concetto di Walled Garden di Facebook). In questo senso si avvicinano le posizioni di Rand Fishkin, Matt Cutts e Danny Sullivan.nConclusione: l’importanza degli Shares (come di ogni altro segnale sociale) piu00f9 che risiedere nel loro peso come fattore di ranking, risiede in tutto ciu00f2 che generano: buzz, citations, links…nn2) non sono d’accordo nella sentenza di morte del cosiddetto Technical SEO. I fattori On Page tecnici sono e saranno comunque importanti in un futuro, perchu00e9 a essi si fa riferimento quando si parla di problemi di indicizzazione di un sito, di duplicazione di contenuti, di architettura di navigazione… Il Technical SEO u00e8 da tempo che non u00e8 piu00f9 solo metatags. Quello che u00e8 certo u00e8 che affidarsi solo al SEO tecnico non saru00e0 sufficiente, ma, diciamoci la veritu00e0, questo u00e8 giu00e0 cosu00ec.nn3) sempre quando parli di SEO Tecnico fai riferimento al Black Hat. Se espandi il concetto di BH al di lu00e0 delle tecniche di cloaking, malware, etc. etc. (e parlo solo degli estremi, senza citare tecniche piu00f9 propriamente Grey Hat), allora non possiamo sperare di veder diminuire le pratiche di manipolazione del ranking. Esempio sono l’enorme numero di bots Twitter o di profili finti di Facebook. Certo, singolarmente hanno vita breve, ma sono i risultati a breve termine quelli che importano ai black hatters.nn4) Il contenuto u00e8 il re. D’accordo, e d’accordo sulla filosofia di base dell’Inbound Marketing, che chi mi conosce sa che predico in ogni foro di discussione. Ma il buon vecchio link building (che u00e8 parte dell’Inbound Marketing) u00e8 comunque necessario, soprattutto per siti nuovi e, quindi, senza una base “sociale” stabilita.nn5) Il concetto di community u00e8 importante e lo condivido, ma deve essere precisato, altrimenti ci troviamo – come giu00e0 ci troviamo – con aziende che pretendono creare un club di fans in Facebook o avvere 10.000 followers in Twitter, quando in realtu00e0 quelle aziende stesse appartengono a una nicchia di mercato che a) non puu00f2 raggiungere grandi numeri e/o b) in Facebook e Twitter non hanno il loro pubblico. Per esempio, un ufficio d’avvocati, anche per la sola questione della privacitu00e0 e segretezza dei suoi clienti, non dovrebbe perdere tempo in Facebook.nnUn saluto e continua con l’ottimo lavoro 😀

    • Ciao Gianluca,ngrazie per la precisazione in merito all’articolo di SeoMoz! 😉 A volte l’inglese mi trae in inganno 😛 Venendo agli altri punti, bada non mi riferisco alla morte del seo tecnico, ma dei seo che fanno solo ottimizzazione on page, che lavorano solo sul codice, che prendono link e fanno ancora article mktg e comunicati stampa e inserimento directory (queste ultime ormai pressochu00e8 inutili) e che poi ti dicono che i social non servono a niente 😀 (e che magari non sono manco iscritti) mi riferisco a queste persone! E’ chiaro che, come ho scritto nel post l’onpage u00e8 importante perchu00e8 il contenuto che verru00e0 condiviso saru00e0 comunque composto da keywords con una certa density da dare in pasto agli spider, e saru00e0 grazie al testo che si costruiranno un’infinitu00e0 di piccoli database per ogni keyphrase col relativo peso per ogni pagina di un sito.nnStessa cosa per la link popularity, nel post non ne ho parlato perchu00e8 l’ho incentrato sui social media, ma anche quella resteru00e0 ancora importante: ad esempio ricevere anchor text link da siti a tema con buon pagerank, con una certa anzianitu00e0, con un buon trust, con pochi link in uscita u00e8 a mio avviso, in Italia almeno, ancora il fattore piu00f9 importante (off-page) o anche ad esempio altri elementi come il nome di dominio esatto, anche se si dice che perde importanza ne ha ancora buona parte ;). Quindi il mio post non voleva dire solo che non esisteru00e0 piu00f9 il classico seo, ma che al classico seo e ai classici e consolidati fattori di posizionamento (che secondo l’ultimo search engine ranking factors al quale hai partecipato anche tu, perdono importanza rispetto al passato) si affiancheranno sempre piu00f9 e credo in maniera crescente (almeno fino a quando il trend piu00f9 diffuso del web resteranno i social) i fattori relativi ai social media. Spero di essermi chiarito 🙂

    • Ottima analisi Gianluca…nfacendo una sintesi… senza contenuti originali e autorevoli, senza la costruzione di un buon link building e sopratutto senza pratiche seo non c’u00e8 sistema di relazioni che tenga! Fin quando Google premieru00e0 il piu popolare ed il piu popolare saru00e0 anche il piu condiviso nei social…

      • In linea di principio u00e8 cosu00ec, pur se u00e8 indubbio che i Social Signals comunque sembrano avere delle correlazioni con i rankings (il caso esemplare u00e8 Twitter). Peru00f2 – come nel caso del link building u00e8 buona norma avere un numero alto di domini unici che ti linkano piu00f9 che alto numero di links in su00e9 – nel caso dei segnali sociali la cosa piu00f9 importante u00e8 l’autoritu00e0 di chi invia il segnale. Per esempio, se una tua URL u00e8 retwittata da Danny Sullivan o Rand Fishkin, il suo peso u00e8 maggiore che se retwittata da 100 bots o profili low influencers. Tieni presente, in questo particolare caso, che i tweets su00ec sono visibili a googlebot nelle pagine pre login degli utenti, le quali hanno, come tutte le pagine, un suo PageRank.nnInfine, non dimenticare l’importanza del brand marketing: ovvero, come sia importante per ogni sito web affermarsi come Entitu00e0/Brand e cosu00ec conquistare il sempre piu00f9 importante panorama delle branded keywords.nnCiao

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