Social Media Marketing

Cosa i piccoli brand possono imparare dai grandi brand che operano nei social media

Parliamo di social media. Parliamo di social media per le aziende che vogliono promuoversi online. Parliamo di grandi e piccoli brand online.

Con questi tre punti chiave voglio aprire oggi la mia riflessione. Una riflessione che nasce dalla volontà di far emergere quanto un piccolo brand possa imparare da un grande brand se solo si soffermasse ad osservare il modus operandi online applicato e riportarlo nel proprio microcosmo locale abbandonando il proprio modo di operare (abituale) fatto di promozioni locali e locandine.

Mi rendo conto che quando si tratta di sfruttare i canali a nome di grandi brand si parte già con uno scarto maggiore rispetto ad essere una piccola attività locale per una serie di fattori ben noti come la notorietà, l’appetibilità o l’irraggiungibilità di quanto viene venduto. È impossibile infatti tralasciare il fatto che il successo di una pagina sia dato, oltre che da un’ottima gestione, anche dalla desiderabilità e appetibilità del prodotto che si promuove che ovviamente genera nell’utente voglia, desiderio, di possedere quello specifico prodotto. Ecco quindi che scaturisce poi la necessità di rimanere in contatto con il brand.

Quel che però c’è alla base e che non deve meravigliare è che gli obiettivi social che accomunano grandi e piccoli brand sono identici: aumentare la notorietà del brand online per aumentare le vendite. Quel che differisce è che i primi possono godere della notorietà che necessitano per diventare subito popolari nel canale e raccogliere consensi e follower, i secondi invece devono faticare e impegnarsi di più con budget nettamente differenti.
A tal proposito, qualcuno potrebbe obiettare il fatto che i grandi brand hanno maggior liquidità a disposizione rispetto a i piccoli e quindi possono permettersi un’attuazione più completa ed articolata del piano di content per i social e questa è una verità assoluta, vero, ma questo non esclude che con un impegno constante e quotidiano, associato anche ad una conoscenza degli strumenti, anche una piccola attività possa raggiungere dei risultati discreti di interazione con budget ridotti.

Credits: Depositphotos

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Facendo un passo indietro riporto sommariamente i dati che riguardano una ricerca che ha analizzato quanto i piccoli brand possano esser spaventati dai social media e quanto al contempo questi invece siano riconosciuti come efficaci per migliorare la propria presenza online. Innanzitutto c’è da dire che l’ottimismo regna nei piccoli imprenditori, almeno in fase iniziale, e quindi c’è una forte motivazione che li porta a continuare a mantenere aggiornati i profili sociali, dall’altro lato però emerge una reale “paura”, intesa forse come ritenersi incapaci o all’altezza del compito, nei confronti di alcuni social. Il 18% dei partecipanti all’indagine afferma che Facebook sia il canale più difficile da gestire seguita da Linkedin 10%, Twitter 9% e Google+ 8%. Questi dati ovviamente non corrisponderebbero a quanto si potrebbe raccontare per i grandi brand, che grazie alle risorse, riescono a trarre vantaggi da tutti i canali che gestiscono.

Fatte queste riflessioni, dunque, ho provato ad ipotizzare quali possano essere gli elementi che più influenzano il successo di un grande brand rispetto ad uno più piccolo.

Piano editoriale e content marketing.

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

È la benzina che alimenta la presenza social di un brand. Un piano editoriale è quel flusso di informazioni pianificate e studiate sul target di riferimento che permettono di creare contenuti vincenti che rispecchino i reali interessi degli utenti iscritti. Ad esso se associato un piano di contenuti provenienti da un blog, condivisi poi sui social, si può permettere un flusso continuo di informazioni interessanti per gli utenti che in questo modo saranno maggiormente invogliati ad avvicinarsi e seguire la pagina. Se per i grandi brand questa è una realtà quotidiana per i piccoli non è ancora contemplata.

Budget per contest e coinvolgimento attivo degli utenti.

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

Il coinvolgimento è la chiave numero uno per accaparrarsi la beneamata attenzione del pubblico. Se per i grandi brand pianificare azioni di coinvolgimento degli utenti a scopo lead almeno due volte l’anno diventa semplice perché si dispone delle risorse utili per farlo, e dunque si creano contest che interessano gli utenti o li si stimola ad interagire con contenuti ad hoc, questo non accade invece per i piccoli brand che molto spesso, per non conoscenza, si ritrovano a creare piccoli contest amatoriali che ottengono una lieve risonanza tra gli iscritti ma che poco convertono e la cui comunicazione è sempre monodirezionale e poco predisposta al dialogo.

Budget per pagare un esperto.

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

Un community manager formato che è in grado non solo di comunicare, moderare e gestire il flusso di utenti, ma che abbia anche la capacità di riuscire ad interpretare i desideri degli iscritti, conoscerli e somministrare loro i contenuti che interessano nel modo giusto è molto spesso solo una priorità per i grandi brand, i piccoli con le proprie risorse sfruttano le conoscenza del canale sulla base della propria gestione dei profili e spesso una pagina business (quando c’è) diventa un incubatore di promozioni.

Timing di pubblicazione.

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

Gli utenti sembra che siano sempre connessi sui social come Facebook, ma questo non è una certezza assoluta è più un luogo comune. La gestione dei tempi di pubblicazione è fondamentale per riuscire a colpire i propri iscritti alla pagina nel momento in cui sono connessi. Mentre i grandi brand avendo a disposizione una figura dedicata che può studiare i livelli maggiori di interazione degli utenti, tramite gli strumenti analitici che ogni canale dispone, e ha la capacità di individuare il miglior momento per la pubblicazione, questo è del tutto sconosciuto per i piccoli brand che ovviamente pubblicano quando gli pare e piace per lo più quando si ha tempo. Colmare una mancanza come questa potrebbe fare la differenza.

Presenza multicanale.

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

Gli utenti non sono tutti uguali ed alcuni preferiscono utilizzare un canale piuttosto che un altro. Questo il grande brand lo sa benissimo per questo la presenza che coltiva è multicanale proprio per coprire tutte le fette di pubblico interessate a 360°. Questo manca al piccolo imprenditore che si affida ad un solo canale coltivandolo per quel che gli è possibile, lasciando fuori potenzialmente un’altra fetta di pubblico che a tutti gli effetti per lui è sconosciuta.

Ottica non commerciale (comprensione dello strumento).

Grandi brand ✓
Piccoli brand ø

Infine c’è sempre il problema che i social vengono equiparati a qualsiasi altro canale commerciale. Quello che fanno i grandi brand è emozionare il pubblico all’ascolto e far nascere in loro il desiderio di possedere il prodotto che rappresentano e la veste social che ricoprono è proprio quella di una sorta di “motivatore” che ha lo scopo di convincere, piano piano, che quel prodotto è desiderabile e che prima o poi l’esigenza nell’utente nascerà. Nei piccoli brand questa concezione è del tutto assente e quello che si comunica è solo promozione, tralasciando quanto l’utente non conosce a livello emozionale dell’azienda dandolo per scontato.

 

Prima la conoscenza degli strumenti social e quello che possono offrire, poi impegno quotidiano possono diventare realmente una carta vincente per la promozione social di un piccolo brand.

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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  • Simone Gazzola

    Post molto utile che utilizzerò sicuramente come spunto. Aggiungerei che i piccoli brand soffrono della “sindrome del cugino smanettone”, cosa che i grandi brand non possono permettersi 🙂

    • Effettivamente mi sono scordata di includere il cugino smanettone che oggi come oggi c’è in ogni famiglia. Perché non sfruttarlo? 😀

Grazie per lo share!

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