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Google+ è realmente una terra desolata? Dicci la tua!

Il post di oggi è semplicemente una domanda che giriamo a te lettore, nella speranza di avere più punti di vista nei commenti.
La domanda nel titolo viene spontanea dopo la pubblicazione di questi dati su BusinessInsider in un post dal titolo “Nobody is using Google+“.

  • ci sono 2,2 miliardi di profili su Google+;
  • di questi, circa il 9% ha pubblicato qualcosa;
  • solo il 6% dei profili attivi su Google+ ha pubblicato qualcosa nei primi 18 giorni del 2015
  • ci sono circa 4-6 milioni di persone attive su Google+.

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Non ho mai fatto il tifo per Google+ o per Facebook ma confesso che all’inizio Google+ proprio non mi piaceva. Non ne capivo la reale novità, mi sembrava una copia di Facebook e non capivo perché dovessi essere attivo, dato che con il mio profilo sviluppavo pochissima interazione. Poi mi sono chiesto utilizzando correttamente, come andrebbe cioè, utilizzato qualsiasi altro social network, ovvero, stavo costruendo legami, interazioni e apportando valore alla mia community di interesse o stavo semplicemente pubblicando qualcosa (magari le stesse cose pubblicate negli altri social) nella speranza di ricevere in cambio dei commenti e dei +1, soltanto perché lo stesso post su Facebook riceveva molti likes?

Ho cambiato quindi strategia, ho iniziato a partecipare in una community, a interagire con altri utenti attivi e che condividendo i miei stessi interessi, che mi hanno poi seguito e hanno iniziato a interagire con me. Effettivamente a distanza di mesi ho notato che del valore Google+ me lo apportava, che se interagisci e apporti valore vieni ricambiato.

Certo, non possiamo paragonare (e forse mai potremo) Google+ a Facebook. Quest’ultimo svilupperà sempre una massa critica attiva maggiore. E’ la regola dell’economia di mercato del first mover. Chi prima arriva conquista una fetta di mercato e costruisce delle barriere all’ingresso ai followers. Questi ultimi difficilmente riusciranno a raggiungere lo stesso successo del first mover, a meno che riescano a sviluppare innovazioni radicali di mercato. Nel nostro caso significherebbe reinventare un mondo, quello del social networking, che è ormai troppo associato, a livello di percezione sociale e psicologica, al brand Facebook.

Martino Mosna mi fa notare poi questo articolo pubblicato su The Verge che mostra come in realtà, forse il social network che più dovrebbe preoccuparsi è Twitter, che di anno in anno fa registrare un calo dell’attività.

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La domanda a questo punto, diventava un’altra. E’ utile pianificare l’utilizzo di Google+ per un brand o dobbiamo escluderlo a priori?
Questa è la vera domanda che giro a te. Nel ramo web marketing, quindi nel nostro caso, Google+ garantisce un valore pari quasi a quello di Twitter, a livello di traffico referral, ma per gli altri settori?
In passato ho visto aziende molto attive su Google+ (settore turistico) ma anche casi di blog nel settore food e fashion che riuscivano a sviluppare maggior interazioni e condivisioni dei post su G+ che su Facebook. Il segreto? L’utilizzo delle community di Google+. Cercando infatti, si trovano community davvero molto attive.

Chiudo questo post quindi con un invito a condividere nei commenti le tue esperienze personali su Google+ e quelle dei tuoi progetti o dei tuoi clienti. Noi siamo convinti che non sia poi così male Google+ 😉

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Sara Ciolini

    Penso dipenda molto dal settore da promuovere e dai contenuti che abbiamo a disposizione…Nella mia breve esperienza, per esempio, Google+ ha dato ottimi risultati per uno specifico cliente e ne sta dando di mediocri per un altro. Nel primo caso ha superato Twitter come referral e supera Facebook in termini di minor frequenza di rimbalzo, più pagine visitate per sezione e maggiore durata delle sessione media.

    • Ciao Sara,
      grazie per il commento. Puoi dirci qual è il settore per il quale ha funzionato meglio e quello in cui invece non è andato bene?

      • Sara Ciolini

        Il cliente per il quale ha funzionato meglio è una rivista (quindi diverse news e diversi argomenti ogni giorno), mentre è andata peggio per un e-commerce di elettronica (sito senza blog)…

        • Grazie Sara.
          Forse il fatto di non avere il blog ha un po’ penalizzato l’uso di Google+.

  • Ciao Dario, complimenti per il post e per gli interessanti articoli che hai citato.

    Dico la mia sulla questione: tralasciando i numeri di Morbius che rispecchiano l’idea che mi sono sempre fatto e che risultano piuttosto impietosi per G+, quello su cui mi vorrei concentrare è piuttosto la bilancia dell’investimento/ritorno relativo alle possibilità offerte dalla piattaforma.

    Google Plus è imprescindibile per un’attività locale, questo perché è stato totalmente integrato con Mappe e Reviews e quindi può avere un’influenza diretta molto importante nel processo di acquisto di un utente che cerca qualcosa di vicino a lui geograficamente, da smartphone. In questo senso il ritorno non può che essere positivo rispetto alle attività da fare che sono dispendiose ma sostenibili.

    Diverso, e un po’ più soggettivo, il discorso che riguarda l’utilizzo costante della piattaforma e delle sue funzionalità più peculiari. Se prendiamo le community siamo dinnanzi ad uno strumento potentissimo, e su questo non ci sono dubbi. Ma quanto è dispendioso gestire una presenza aziendale, produttiva attraverso le community? Chiaro che se sono un freelance (marketer, designer, developer, ecc.) posso trarre enormi vantaggi. Ma se sono un’azienda il tutto si fa più complesso, e “caro”. La domanda quindi è: “in quali casi il gioco vale la candela?”. In questo caso vedo la piattaforma come un’alternativa a Twitter, e mi trovo d’accordo con quanto scrivi a tal proposito nell’articolo.

    Poi non sottavaluterei alcune funzioni molto interessanti di G+, in relazione per esempio alla produzione di video e all’integrazione con YouTube. In questo senso la piattaforma è una bomba e consente di fare delle azioni di comunicazione molto interessanti.

  • Alin Macsim

    Interesantissimo il tuo post.
    Aggiungerei alcuni dettagli su i vantaggi che offre Google+ e gli altri social network non offrono, olltre a quei importanti dettagli che ha aggiunto Paolo Ratto, che si trovano nell’ebook gratuito “5 VANTAGGI PER LE AZIENDE ATTIVE SU GOOGLE+” da scaricare su: http://kikaweb.info/download-ebook/

Grazie per lo share!

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