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Facebook domina il mercato dei video nativi [Ricerca]

I video rappresentano ormai la vera frontiera della condivisione dei contenuti. Se in passato non ci avremmo scommesso, perché la convinzione ha spinto a puntare di più, ad esempio, sulle immagini per svariati motivi – sono più facili da leggere, più smart nella comprensione e più facili da condividere – la diffusione di piattaforme orientate esclusivamente alla produzione e divulgazione di video come Snapchat, Vine, Vimeo, DailyMotion, ma anche lo stesso Periscope, hanno stimolato l’utente ad avvicinarsi sempre più a questo nuovo genere di condivisione.

Cosa ne ha determinato, però, l’effettiva diffusione?

I video, pensateci, non sono mai stati una scelta primaria per chi usava i canali più gettonati, come Facebook o Twitter, tuttavia l’avvento dei nuovi Social ha stimolato l’utente e lo ha portato sempre più ad adattarsi a nuovi formati. I video appunto.

Sono stati per anni i formati di nicchia, dove solo chi aveva la “faccia” decideva di mettersi in mostra e mostrare la propria vita. Tuttavia, da circa quatto anni, sono diventati uno dei formati più forti in rete, in particolare per Facebook che, per cruccio, ne ha fatto la sua punta di diamante.

Se a memoria scorrete nel vostro passato su Facebook, sicuramente ricorderete come, dopo l’introduzione dei video nativi, Facebook ritoccò il suo algoritmo per dare più visibilità al formato. Questo ha portato dapprima le aziende a diventare reali produttrici dei video e, successivamente, si è visto un vero e proprio “esodo di massa” degli utenti verso il formato filmato, imparando – forse anche forzatamente e imitando – a sfruttarli per delizia o personal branding.

In più, con l’avvento di Stories, sia su Instagram che su Facebook, l’utente è sempre più immerso in un ambiente in cui un buon numero di contatti producono contenuti audio visivi e li condividono. Per senso di appartenenza, dunque, anche l’utente più timido e impacciato potrebbe esser spinto a farlo, in prima persona.

Ad oggi Facebook, e lo dico con un po’ di rabbia, è una piattaforma flat. Flat perché? Perché ormai Facebook è “un tutto”, ha dentro di se tutto, o meglio ha acquisito tutte le novità più “cool” dei Social e le ha inglobate all’interno di sé stesso.

Cosa ha determinato questo? Che i canali, definiti genericamente come secondari, restano nell’angolino e subiscono la concorrenza – sleale? – di un competitor fortissimo.

Uno studio sui video su Facebook

A valore di questa ipotesi, oggi vi riporto una ricerca di Quintly, che ha analizzato proprio i video di Facebook, ponendo il canale al centro di un universo di confronto. Uno contro tutti.
Il target di analisi sono stati 167.000 profili e pagine Facebook, e 6 milioni di post pubblicati tra luglio e dicembre 2016 per studiare l’impatto che i video Facebook hanno sugli altri canali. I formati presi in esame sono sia video creati in studio, che quelli live.

Gli utenti ed i video

Una cosa iniziale interessante, emersa dall’indagine, è come ancora non tutti gli utenti sono soliti utilizzare i video come contenuto. O meglio, non la maggior parte. Risulta dall’indagine che il 43% degli utenti sono soliti utilizzare assiduamente i video nelle loro strategie promozionali su Facebook, lasciando però una maggioranza del 57% che ancora non li ha adottati.

Dunque c’è ancora una minimale reticenza degli utenti ad utilizzare il formato, ma probabilmente perché è difficile da realizzare se non si ha un minimo di competenza, un’idea originale da portare avanti con costanza, ma soprattutto del tempo.

Azioni di condivisione dei video

Altro dato interessante riguarda la modalità di condivisione di video. Gli utenti certamente conoscono il potenziale di visibilità che un contenuto postato su Facebook può avere.

Per questo, quando si tratta di condividere dei video proprietari, finalizzato all’ottenere engagement, le aziende/utenti lo fanno attraverso Facebook e non, come avveniva spesso in passato, attraverso una condivisione da altri canali (come YouTube) sul profilo Facebook.

Questo dato è ancora più motivabile se si osserva lo spaccato globale che mostra le preferenze degli utenti in termini di condivisione del contenuto video. Ben il 90% ha scelto di caricare i video su Facebook nativamente, mentre solo il 10% ha scelto di farlo su YouTube e ancora meno, lo 0.22%, ha scelto di usare Vimeo.

Negli utenti, dunque, è maturato a pieno il concetto di caricamento nativo, l’obiettivo che Facebook desiderava raggiungere per scalzare altri competitor, al tempo, più forti.

Utenti troppo affezionati a Facebook o astuti?

Ovviamente utenti astuti e che hanno studiato bene il tornaconto che ne può derivare dall’uso di Facebook. È stato mostrato come, un video condiviso nativamente sul Social blu, rispetto ad uno condiviso su Youtube, registra un boom enorme in termini di interazioni da parte degli utenti che lo visualizzano.

L’analisi dei dati mostra che uploadare un video su Facebook, gli permette di ricevere in media un’interazione del 110% più alta rispetto ad un video pubblicato su YouTube, non solo. Se si guarda il tasso di condivisione, pubblicare un video su Facebook significa ricevere il 1055.41% in più di condivisioni rispetto allo stesso contenuto postato su YouTube. Obiettivo raggiunto! La campagna performa meglio!

Tasso di interazione – Facebook VS YouTube

Tasso di condivisione – Facebook VS YouTube

Qui ovviamente si potrebbe obiettare il fatto che il bacino di utenti di YouTube non è lo stesso. Ed in effetti la sproporzione di percentuale registrata dai dati di questa ricerca, concorderete con me, non può che esser prettamente viziata da diversi elementi come tempo di permanenza sul canale, visibilità del post o, ragionando in maniera più macro, dal grande numero di utenti iscritti che ha Facebook, neanche minimamente paragonabile tra Facebook ed il resto dei canali.

In conclusione, dopo aver letto questa indagine, si può dedurre che ogni scontro tra Facebook e qualsiasi altra piattaforma risulterà sempre essere impari non solo perché il numero che fa pendere i risultati verso l’ago di Mr. Zuck è il numero di iscritti, ma anche perché ogni nuovo tentativo di innovazione Social, presto o tardi, verrà integrata (copiata) all’interno del canale, facendo perdere esclusività al novizio Social che l’ha inventata.

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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