Ormai da qualche settimana non si parla d’altro tra addetti ai lavori. Si parla infatti del fatto che la visibilità dei post delle pagine Facebook sembra essere diminuita, in modo particolare a partire da settembre in poi, mandando in bestia coloro che gestiscono fan page e/o aziende che in facebook ci stanno investendo. Ne ha parlato anche Davide Licordari nel suo post evidenziando anche come i dati delle statistiche circa portata dei post, numero di visualizzazioni e persone raggiunte non coincidano (e questo resta un mistero anche per noi).

La domanda però è questa: chi ha detto che la visibilità dei post delle pagine è diminuita (lasciando peraltro presagire prossimi “Escape from Facebook” e migrazioni verso altri social network) ha ragione? Secondo Facebook, chiaramente no!

Vediamo prima i dati che accusano Facebook. Sono stati forniti da due società di analytics per i social media, Social Bakers e EdgeRank Checker.





Il primo grafico mostra il range di date a partire da cui sembrerebbe essere calato il reach e quindi la visibilità complessiva delle pagine analizzate.

il secondo grafico, mostra invece come, per tipologia di contenuti, sia diminuita o aumentata la visibilità. Vedendo questo grafico, sembrerebbe quindi che tutto quanto avevamo finora detto circa il potere delle immagini su facebook circa la maggiore visibilità nelle bacheche degli utenti diventi ora roba vecchia e strategia da mettere nel cassetto. Aspettiamo però un attimo.

TechCrunch ha pubblicato un post evidenziando gli estratti di un’intervista al Product Manager di Facebook che si occupa del “NewsFeed” (quindi le bacheche) al quale era stato (giustamente) chiesto cosa stesse accadendo alla visibilità dei post delle pagine. Ecco le sue risposte.

Per determinare se un messaggio merita di essere visualizzato da un utente nella propria bacheca, questo deve:

  • aver interagito con i post della pagina, almeno più di una volta. Questo significa che se mettete il “mi piace” sempre o spesso alle pagine di cui siete fans, Facebook vi mostrerà più contenuti di quella stessa pagina;
  • il riscontro complessivo che riceve un post (e probabilmente anche la media di questi). Se un post riceve un alto engagement (likes+commenti+condivisioni) chiaramente si renderà più visibile tra le “Notizie principali” (o più popolari) ma se quello stesso post viene nascosto o riceve diverse segnalazioni di spam, Facebook ne terrà conto e deciderà di mostrare meno contenuti di quella pagina agli utenti iscritti;


  • engagement sulla tipologia di contenuti: se il singolo utente tende a interagire (pensiamo a un “mi piace”) soprattutto con le immagini anziché coi video, Facebook mostrerà, per quella specifica pagina e a quell’utente, soprattutto contenuti riguardanti immagini;
  • infine, se un utente, dalla pagina, segnala la pagina o i post direttamente, ci saranno meno probabilità per diversi utenti di vedere i post di quella pagina. A quanto pare, questo ultimo fattore è diventato più importante da settembre 2012.




  • Catchcart, il responsabile di Facebook cerca di spiegare che l’utente tende a iscriversi ad un numero crescente di pagine e le pagine presenti su Facebook crescono esponenzialmente col passare del tempo. E’ necessario quindi filtrare maggiormente quello a cui l’utente potrebbe essere realmente interessato. Per fare ciò, Facebook ha introdotto le freccette sulla destra dei post, con le quali l’utente può contrassegnare un post come spam, o nasconderlo dando un chiaro segnale a Facebook di non voler vedere altri messaggi come quello contrassegnato dall’azione.

    Catchcart dice che hanno iniziato a penalizzare le pagine che avevano un tasso di “lamentele” maggiori alla media e che l’impatto è stato positivo in quanto ha contribuito a migliorare l’offerta all’utente finale. Tuttavia egli stesso afferma che la portata media dei post non è variata ma è rimasta immutata.

    La verità dunque dov’è? SocialBakers e EdgeRank Checker sostengono sia dimuinita mentre l’analisi fatta da PageLever mostra come non sia cambiato proprio nulla. Il problema di quando si inizia a vociferare di inefficienza di visibilità su Facebook è che si alimentano voci negative del tipo che Facebook fa tutto ciò per spingerti all’acquisto di advertising o che Facebook non sia più efficace come un tempo ed è necessario migrare su altri canali (Google+?).




    Secondo Matt Idema, direttore prodotto di Facebook, le società di analisi stanno monitorando soltanto un numero ristretto di pagine, in genere attorno alle mille e che non possono essere un campione rappresentativo dell’intera totalità delle pagine. Ma allora perché tutto questo baccano? Probabilmente perché chi ha visto la portata dei post della propria pagina aumentare ha fatto poco eco mentre chi l’ha visto diminuire ha avuto più voce in capitolo.

    Sinceramente non mi sognerei mai di proporre a un mio cliente di abbandonare la pagina facebook in favore di altri canali. Certo Facebook non è l’unico canale ok, ma lavoriamo in Italia con aziende italiane (per ora) e da noi Facebook è quello predominante, sopra Twitter, Google+, Instagram e tutti gli altri. Quindi il mio consiglio è di impegnarsi continuamente a creare contenuti coinvolgenti, puntare alle immagini di qualità, cercare di suscitare emozioni, porre domande che diano risposte, ecc. sapendo anche che al crescere della nostra base utenza della pagina, diminuirà (per forza di cose) il numero di utenti che vedranno i messaggi.

    Noi abbiamo fatto un piccolo test sulla nostra pagina Facebook per vedere quale contenuto performa meglio in termini di visualizzazioni e di engagement ottenendo questi risultati:


    Contenuto con link



    Contenuto testuale



    Contenuto immagine



    Contenuto testuale



    Sembrerebbe quindi vero che i contenuti testuali riescano adesso ad ottenere un risultato migliore in termini di visualizzazioni. Resta però vero che le immagini e i link ottengono ancora il maggior engagement. Che ne pensi?

    ..sull'autore,

    Laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Si occupa di implementare strategie di marketing nel social web e del posizionamento di siti web nei motori di ricerca (SEO).

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