marketing 2.0

Quale deve essere il costo giusto di un contratto SEO?

Come ho già raccontato in passato, non mi ritengo un esperto seo, dato che non ho una decennale esperienza nel settore. Sicuramente sono un appassionato della materia, che seguo giornalmente per non perdermi nessuna delle più importanti novità e restare aggiornato sui più importanti cambiamenti che possono poi impattare sulle strategie di promozione o sul ranking dei siti web. Chiunque si occupi di seo, si è sicuramente trovato davanti a un interrogativo, nel momento in cui doveva vendere e monetizzare il proprio lavoro e le proprie abilità, ovvero quale prezzo definire per il proprio lavoro, come definirlo, quante parole chiave vendere, ecc.

seo_costo

In rete se ne vedono di tutti i colori, riferendomi almeno al mercato italiano, e pare non ci sia uno standard definito che accomuni le principali seo/web agency: in pratica ognuno fa come meglio ritiene. L’unico standard è dato dal fatto che se l’agenzia ha anni di esperienza nel settore (“siamo da 15 anni sui motori di ricerca”, come se gli algoritmi di ranking di 15 anni fa fossero gli stessi di adesso) è prevedibile un costo più o meno alto (forse anche esorbitante).

Quali sono le tipologie più classiche che si trovano nel mercato italiano

In italia potreste trovarvi difronte a:

  • la vendita numerica di parole chiave (senza distinzione tra competitive e non competitive);
  • la vendita numerica di parole chiave con distinzione tra competitive e meno;
  • la vendita di keyphrase che puntino alla “long tail”, ovvero parole-frasi chiave che non sono molto competitive, hanno meno traffico di quelle ad alta competizione, ma che, nel loro insieme, portano più traffico profilato e più propenso alla conversione rispetto alle precedenti.
  • Faccio un esempio: “hotel rimini” è una keyword che porterebbe molto traffico ai siti web che si trovano in prima pagina per quella parola. Chi si trova li magari, (dico magari perché intuizioni e supposizioni) ha un dominio con alta anzianità, ha ottimizzato il sito web un po’ di tempo fa e ha numerosi backlinks in ingresso. In sostanza è un sito autorevole per Google. Costruire un nuovo sito web alberghiero e cercare di posizionarlo per “hotel rimini” sarebbe un’impresa quasi titanica, sia per me, sia per chi magari è più bravo di me, in quanto il processo sarebbe molto lungo, ci potrebbero volere degli anni, bisognerebbe attivarsi su più fronti (posizionarsi sui motori verticali, come le mappe, sviluppare un brand con i social e col blog, sviluppare una community, investire in ppc e display advertising, ecc.) ed i costi sarebbe insostenibili per molti albergatori, anche per strutture di grosse dimensioni.


    Se invece cercassi ad esempio “hotel rimini 3 stelle centro”, Google.it mi restituirebbe 1.250.000 risultati e non 20.100.000 come per “hotel rimini”. La parola sarebbe meno competitiva e ci sarebbero sicuramente più possibilità di raggiungimento della prima pagina. C’è inoltre da dire che (e questa è una cosa molto importante e che i clienti dovrebbero imparare a capire e chi fa seo a spiegare) che nel processo di acquisto legato ai motori di ricerca, un utente può effettuare una query generica, ad esempio “hotel rimini” solo perché è nella prima fase del suo processo di acquisto, all’inizio dell’insorgere del bisogno di trovare un hotel a rimini, e vuole solo farsi un’idea generica e iniziare a fare una scrematura dei risultati in base ad esempio a quanto vuole spendere, alla zona che più gli è comoda per vicinanza al posto in cui deve andare, ecc.


    Nella fase successiva magari, dopo avere ancora meglio in mente quello che sta cercando, lancerà su Google una query più dettagliata se ad esempio avrà capito che il suo budget ideale per una notte è di 40€ e vuole una camera in zona centro a rimini. E’ quindi ipotizzabile che cercherà qualcosa tipo “hotel rimini 3 stelle centro” e la sua scelta finale (di acquisto) ricadrà verso quei risultati che Google gli avrà restituito nelle prime 2 pagine (con preferenza verso i risultati della prima). La scelta dell’utente in web analytics si chiama conversione. Questo significa che Tizio che ha il sito web posizionato per “Hotel Rimini”, parola molto competitiva non avrà venduto, mentre Caio che era posizionato per “hotel rimini 3 stelle centro” avrà venduto. Questo per dirvi che le parole chiavi definite “long tail” hanno maggiori possibilità di conversione.

    Il problema è che spesso i clienti questo meccanismo non lo capiscono, vogliono la parola secca e bella competitiva, gli interessa sapere che il loro sito debba avere un aumento di 8000 visite al mese, poi se vendono o no sarà un mistero. (quando poi se il sito è fatto alla “topogigio” e chi viene si spaventa e scappa magari se la prendono pure con ha soltanto fatto il posizionamento).

    Altre volte invece è colpa delle web agency che speculano molto sull’ignoranza dei clienti, vendono parole chiavi, anche abbastanza generiche e “non long-tail” come se fossero pizze al taglio, senza spiegare ai clienti la distinzione delle due tipologie. Ho visto gente che si riteneva soddisfatta dei lavori fatti da agenzie senza sapere poi minimamente che per nessuna delle tante generiche parole chiave posizionate (e vendute a somme da capogiro) figurava in (almeno) prima pagina. E che me ne faccio della seconda o terza pagina? Ormai le serp di google sono sempre più dettagliate e rispondenti alle esigenze di chi fa delle “query esatte” da fare in modo che quello che cerchi sia sulla prima pagina.

    On-page VS Off-page

    Per chi non è addetto ai lavori, per posizionamento on page si intende l’abilità di ottimizzare internamente la struttura del sito web, agendo sul codice html, sui css grafici magari per recuperare spazio dove inserire testo (soprattutto per i siti statici in html) ed eventualmente sul php (per i siti dinamici che utilizzano cms come wordpress o joomla). L‘off page invece riguarda tutte le strategia di web marketing, esterne al sito web, che puntano a migliorare la link popularity del sito web. Bene qui siamo davanti ad un altro aspetto molto caldo del panorama seo italiano.

    Dalle persone che conosco in ambito seo viene fuori che spesso ci si limita ad ottimizzare il sito on page. Finito li. Questa tecnica è sicuramente utile per parole e settori poco competitivi, dove magari buone tecniche di copywriting e conoscenza delle principali strategie di ottimizzazione del sito web onpage, permettono di raggiungere ottime posizioni. Quando però si compete con serp più competitive, il lavoro da fare cambia e bisogna riuscire a “conquistarsi” i link e qui si apre tutto un altro mondo di cui non starò ora ad annoiarvi. Ma quanti lavorano sui link? Bella domanda e la risposta io non ce l’ho.

    Definire il costo giusto di un lavoro seo

    Come abbiamo visto sopra, da tutte (forse) le considerazioni fatte, definire il “giusto costo” per un lavoro seo non è per niente facile. Bisognerebbe prima educare i clienti, abbattere la loro testardaggine e convincerli a seguire quello che tu gli proponi, senza per questo però rifilargli delle fregature.

    Sicuramente però, almeno a mio modo di vedere, per definire un prezzo giusto al cliente, chi fa seo dovrebbe tenere a mente e quantificare bene quello che andrebbe poi a fare, compresa anche tutta la parte di consulenza e formazione che si farebbe al cliente, per spiegargli come funzionano i motori, la differenza tra le ricerche dall’italia e quelle dalla francia, il cercare da loggati su google e non, la distinzione (e convinzione) nella scelta tra parole chiavi secche e competitive e parole chiavi della “long tail”, ecc. Questo è in genere un lavoro che spesso, molti clienti o potenziali tali, ci fanno fare prima di aver accettato un lavoro, ma che credo che dovrebbe essere poi monetizzato in qualche modo, almeno nel momento in cui entrasse la commessa.

    Se dovessi stilare una lista comprendente i fattori da tenere a mente per definire un costo del proprio lavoro seo penserei soprattutto a:

    • consulenza e formazione iniziale (comprendente anche lo screening del posizionamento attuale);
    • analisi di mercato: del settore, della concorrenza, scelta e definizione di una lista di keywords in base a traffico, possibilità di conversione delle stesse;
    • interventi on page: tecniche di ottimizzazione html on page, ma soprattutto il copywriting. Non tutti sanno scrivere bene. La capacità di scrittura a livello seo è necessaria anche per strutturare bene la ripetizione delle parole chiave nel testo senza risultare come forzatura agli occhi del lettore. Essendo questa un’abilità non da tutti, chi ce l’ha deve farsela pagare cara 😉
    • Interventi off page: escludendo un attimo la semplice tecnica di inserimento del sito o pagine del sito nei siti di directory tematiche e comunicati stampa/article marketing, tecnica che perde sempre più peso negli anni (e che comunque richiede la perdita di tempo di ricerca e distinzione di directory, quale pagerank hanno, quali passano pr e quali no, ecc.), se io devo farmi un’analisi dei siti concorrenti per cercare di capire dove questi “prendono” link che passano alto valore al sito, e dove magari posso effettuare uno scambio link a tema, tutta questa analisi è un’ attività che, oltre a richiedere molto tempo, richiede un costo a chi fa seo, spesso per l’utilizzo di software a pagamento per lo screening dei backlinks, come open site explore, majestic seo, ecc. Questo costo poi, il cliente lo deve pagare, seppure in maniera scalabile;
    • consulenza e reportistica nel tempo successiva agli interventi. Le posizioni nei motori di ricerca conquistate, specie per settori competitivi, possono non essere sempre stabili, ed oggetto a fluttuazioni. Qui si parla di SEO difensivo quando, dopo aver concluso i lavori, bisogna cercare di mantenere stabili le posizioni conquistate magari intervenendo, periodicamente, sulla link popularity. Se poi il cliente vuole un monitoraggio costante del posizionamento del sito web per tutte le parole chiavi su cui si è lavorato, con dei report dettagliati, è un’altra delle attività che devono essere remunerate. I software di screening dei siti web, come Webceo hanno un costo (e non costano poco) e anche questo costo va sostenuto da noi che di seo ci occupiamo.

    Detto ciò, il seo va fatto bene. E’ un lavoro che, per settori competitivi, può essere continuo, che richiede alte capacità di analisi, di scrittura, di marketing, di strategia, di conoscenza tecnica di piattaforma e codici di markup (e un po’ di programmazione) nonché dei vari tool e software e loro distinzione tra i migliori e i meno migliori da utilizzare. Il seo poi richiede conoscenze che vanno aggiornate costantemente. Tutte queste cose hanno un loro costo che va poi sommato ai risultati che si riescono a portare a un cliente. Di certo un lavoro seo deve costare di più della realizzazione di un sito web, ma senza speculazioni.

    Che ne pensi?

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Un articolo molto efficace e chiaro; un tantino lungo francamente ma ne vale la pena.

    L’elenco dei fattori da tenere a mente è la risposta – molto soddisfacente – alla domanda nel titolo; farò tesoro della tua schematizzazione nel mio lavoro.

  • Grazie per l’apprezzamento Patrizio! Si lo so, è un po’ troppo lungo, stavolta mi son fatto prendere…ma c’era da scrivere parecchio 😉

  • Interessante anche molto direi, Complimenti!

    Mi piace molto l’ultima frase che risponde a tutti quei clienti che spesso si
    chiedono come mai la SEO costa più dell’intero sviluppo del sito web, senza
    percepire e tralasciando le potenzialità e il valore della SEO applicate alla
    semplice presenza online.

    Permettetemi la critica: non siamo arrivati a stabilire un costo medio o un
    range di un servizio SEO. Avere un costo standard sarebbe del tutto poco
    professionale perchè come dimostra l’articolo la SEO va adattata in base alle
    necessità di business e di settore del cliente preso in esame.

    Determinare via mail il costo di un servizio SEO lo ritengo un azzardo, ma
    ritengo che in ogni caso, sarebbe bello richiedere un preventivo alle 20 più
    note web agency in materia SEO, facendo esaminare sempre lo stesso sito e
    chiedendo che si voglia essere visibile in top10 su 5 key particolari. Oppure,
    chiedere un range di investimento orientativo che la web agency consiglia per
    poi fare una media ed avere un idea molto generale di quel che ORIENTATIVAMENTE
    costa  in media un servizio SEO oggi in Italia.

    • eh appunto, il problema è che, come ha detto MArco, ci sono agenzie, grosse, che chiedono pure 15mila euro. Poi c’è il freelance, che magari ne chiede 1500. Come spiegarlo? Secondo me è in parte dovuto anche al fatto che la grande agenzie (oltre a spendersi i grossi clienti, il nome e gli anni di esperienza) ha più personale da retribuire (ci sono agenzie che hanno fino a un centinaio di account in tutta italia) mentre il freelance fa tutto lui. Però mi verrebbe anche da pensare che, il freelance, essendo libero di fare quello che vuole, si forma prima della grande agenzia (e meglio) e riesce pure a fornire un servizio migliore. Che ne dici?

      • Magari fosse così (e io sono freelance)… a meno che non sia Leonardo, un freelance non può offrire lo stesso grado di qualità nei diversi fattori del SEO (Technical, Content, Link Building…). Un’agenzia fa pagare di più anche perché può offrire internamente molta più qualità. Per esempio, io sono un schifo a livello di web design, quindi difficilmente mi lancio in progetti di infografiche come link baiting, e se lo faccio è perché ho il budget necessario per delegarlo a un’altro.

        Per quello che il freelance, IMO, deve soprattutto aspirare a diventare esperto in un settore specifico del SEO (per esempio il Local Search), oppure a diventare così conosciuto e esperto in fase di strategia SEO da lavorare come Consulente SEO Esterno.

  • Marco Bove

    Ciao Dario,
    Non vi è un costo giusto, tutto dipende dal settore in cui si opera e da svariati fattori,  il servizio di posizionamento non sarà mai un TOT al KG 🙂
    Personalmente ritengo “poco utili” tutti quei contratti  di posizionamento con  garanzia di n parole chiave (o come lo chiami tu ,  vendita numerica di parole chiave)  perchè oggi più che in passato  le SERP sono totalemnte personalizzate,  e secondo quale metodo definisci il posizionamento di una chiave?  Dal PC del cliente, dell’agenzia,  dal programma di report?
    Per me invece l’attività di posizionamento deve essere un servizio simil consulenziale, dove una volta capite esigente e  obiettivi (e non è facile) si attuano tutte quelle strategie che fanno arrivare contatti utili  o vendite al cliente..
    Per Egidio,  mi è capitato più volte di leggere preventivi di grosse agenzie di posizionamento, con la vendita numerica di parole chiave  (di solito il cliente che mi chiedeva un preventivo, mi mostrava in fase di trattativa gli altri preventivi ricevuti)  e posso dirti che vi è un range molto elevato tra il prezzo minimo e massimo,  per esempio di posso dire che per un sito di un hotel in zona turistica competitiva,  il range di prezzi andava da 2.500 euro di un media  agenzia fino a 15.000 euro di una grossa…  con ovvio grosso disagio del cliente che non sempre si sta spiegare tanta differenza…

    • Marco questo post, aveva proprio l’obiettivo di far capire che un giusto costo non esiste e varia in funzione del lavoro che c’è da fare. Quello che reputo sbagliato, come credo siamo d’accordo, è la vendita numerica di parole chiave e la “garanzia” di raggiungere determinati risultati (come fai a garantire delle prestazione sul funzionamento di un software che, oltre a non essere tuo, non lo conosci interamente?).

      L’approccio descritto da te, in stile consulenziale, è quello che già io pratico da ora, con tanto di formazione iniziale al cliente per fargli capire il funzionamento di tutto (tempo che in genere non mi viene pagato) ma posso garantirti che, (non so se perché siamo stupidi o altro), chi vende il seo garantendo posizionamenti e o vendendo un numero di parole chiave VENDE PIU’ Facilmente di chi invece propone una strategia integrata e consulenziale. Sarà che siamo abituati a voler sapere certezze e numeri ben definiti. Che ne pensi?

      • Marco Bove

        Probabilmente perchè un azienda prima di investire sull’online vuole avere delle certezze, poco importa che in molti casi queste “certezze” siano solo fumo….
        Ma nel commerciale, il fumo fà tanto….

  • Hola! Finalmente ho il tempo di scrivere la mia… In linea di massima sto d’accordo con quanto ha scritto Marco nel primo commento. Anzi, per essere chiari: basare un preventivo sul numero di KW  posizionate è una c….ta biblica. Non è solo una questione di personalizzazione delle SERPs (per non parlare poi dell’universal search che spinge sempre più in basso i risultati organici, si pensi solo al Local Search), è che io quando faccio un preventivo non so per quante KW posizionerò quel sito. La ragione? Long Tail e 200 milioni di queries mai fatte prima al giorno che appaiono in Google… e il Long Tail è quello che da origine a circa l’80% del traffico a un sito e alla maggiore percentuale di conversioni.
    Pertanto, quando un cliente mi chiede un contratto basato sulle keywords lo blocco e, se insiste, lo saluto: meglio per la mia salute.
    I due fattori principali (più uno di cui parlo alla fine) su cui baso i miei contratti sono:
    1) massima visibilità nelle SERPs (quindi basato più propriamente su fattori Technical SEO, perché soprattutto inerente al SEO on Page);
    2) traffico generato per parole chiave. Mi spiego: se a inizio contratto il cliente aveva un traffico di 100 visite generato da 20 chiavi di ricerca in media al mese, l’obiettivo sarà portare il sito a 10.000 visite generate da 2000 queries differenti (quindi basato soprattutto sull’Inbound Marketing, il Content e il Link Building)
    Come potete intuire, questo non si può stabilire con un prezzo fisso, come se si andasse al supermercato, perché tutto poi dipende dall’area di mercato in cui opera il sito, il grado di aggressività della concorrenza (una cosa è posizionare un hotel a Cologno Monzese, altra un hotel a Rimini, e non voglio parlare si settori come il banking, il gambling…). Per questo io tendo sempre più a distinguere due fasi: 
    1) quella di audit SEO, che mi permette di capire realmente i problemi che il sito ha, realizzare uno studio di forecasting impossibile da fare in fase pre-contrattuale, fare il keyword hunting/mapping del sito, studiarne la concorrenza e quantificare anche lo sforzo economico della strategia di link building e inbound che si dovrà fare. 
    2) quella di ottimizzazione SEO vera e propria, che sì potrà avere degli obiettivi fissati e dei milestones intermedi. E questa fase, poi, è quella alla quale è possibile applicare la tariffazione mensile.

    Accennavo poi a un ultimo “obiettivo”: si tratta del branding. Sappiamo tutti che Google da Vince in poi (ovvero dal 2009) ama ancora di più i Brand e le Entities; quindi uno degli scopi che mi prefisso è quello di far sì che il sito del cliente davvero divenga un brand riconoscibile online e che, quindi si assicuri tutte le branded KW (classico esempio i mille eCommerce che esistono solo online, magari perché siti affiliati).

    Certo, se andate a vedere il mio sito troverete una pagina in cui presentano dei pacchetti con prezzi “fissati”. Si tratta, devo ammettere, di qualcosa che sembra contraddire quanto da me scritto finora. In realtà non più di tanto. Infatti, a parte un prodotto specifico che sì fa riferimento a un numero di KW (ma è per siti per micro PIMI e che poi in fase di negoziazione faccio scivolare nel servizio di Local Search SEO), in nessuno parlo di KW o di posizioni o di numero di backlinks. Anzi, normalmente non offro neppure una garanzia (come si può garantire qualcosa fermamente quando in ballo c’è Google). No, quei pacchetti mi servono soprattutto per scremare coloro che mi contattano (se dico da 6.000 € per un eCommerce in due lingue, quelli che pensano che il SEO si fa pagando 1.000 non mi contattano), perché poi – in realtà – il preventivo si “personalizza” sulla base di quanto detto sopra.
    Ah… se poi il cliente è una grande impresa o comunque dispone di un corposo budget dedicato al web marketing, allora in quel caso il preventivo è diverso da cliente a cliente.

    Un saluto!

    p.s.: per favore, non basate mai il grado di difficoltà di una KW sul numero di risultati che Google presenta: a) quel numero cambia ogni volta, b) un KW può dare origine solo a 100 risultati, ma se la prima pagina è occupata da Wikipedia & Co., allora quella KW è molto più difficile di un’altra con milioni di risultati di ricerca…

    • Utilissimo e preziosissimo come sempre il tuo intervento Gianluca 😉

    • grazie per il tuo commento, ma mi incuriosisce una cosa:
      scusa cosa prendi come riferimento per calcolare la competitività di una pagina se non il numero di pagine indicizzate per quella parola chiave ?
      Anche perchè:
      1- il numero cambia ogni volta (ovvio…ogni giorno si aggiungono nuove pagine per quella keyword)
      2- la prima posizione sarà anche occupata da wikipedia, ma Company chi sarebbe ? ne restano 9 a disposizione in prima pagina…non mi pare brutto…

      • Per capire il grado di difficoltà di una keyword quello che io prendo in considerazione non è il numero di risultati che mi dice Google, ma cosa mi dicono le metriche dei concorrenti contro cui mi devo affrontare per posizionarmi in prima pagina, metriche come: Page Authority/Domain Authority, links e domini esterni dei concorrenti, presenza o meno di domini keyword matching. Se quelle metriche sono medio-basse, allora è possibile ipotizzare che una campagna SEO ben pianificata potrà condurre il mio sito a competere per la prima pagina in tempi medi, pur se Google mi dice che ci sono 400 milioni di pagine indicizzate per quel criterio.
        Nel caso di Wikipedia & Co. facevo riferimento al caso di keywords in cui è presente un brand. Per esempio, se io parlo di “macchine di stampa Scitex”, vedo che i primi 5 risultati sono occupati da links a pagine del sito di HP (di cui Scitex fa parte) e che in più è presente un risultato di YouTube che mi posta gli altri 5 risultati organici in basso. Questo rende piuttosto complicato ipotizzare di raggiungere le prime 5 (+1) posizioni nella SERP per quella query, anche se Google mi dice che ci sono solo 2.500 risultati per quel criterio di ricerca.

        Un saluto

        • d’accordo con te Gianluca. Io utilizzo le metriche che hai descritto, soprattutto per l’analisi dei link, che poi sono quelli forniti dai software di seomoz. Una domanda, non l’ho ancora provato, ma da 1 a 10 quanto ritieni utile il tool “Keyword difficulty”?

          • È un ottimo strumento, perché ti presenta tutte quelle metriche più i dati di volume di ricerca via API di Adwords.
            Ed è particolarmente “stupendo” se gli dici di fare un’analisi profonda, perché i dati che ti tira fuori sono ottimi (facendoti risparmiare un botto di tempo) > link del post di Rand in cui spiega come funziona: http://www.seomoz.org/blog/the-best-kept-secret-in-the-seomoz-toolset

          • grazie per la spiegazione dettagliata,
            a quanto ho capito tutte le metriche che te analizzi per misurare la competitività di una keyword sono facilmente estraibili con il tool di seomoz, dico bene ?
            se sì, cosa hai utilizzato te Dario per le tue keyword analysis fino ad ora ?

          • @twitter-248248299:disqus io finora non ho utilizzato il tool di Seomoz ma ne sono incuriosito. I tool ti danno metriche sotto una vetrina reportistica che ti semplifica il lavoro, ma sono sempre metriche che puoi benissimo analizzare singolarmente e diciamo, “a mano”. Comunque io nell’analisi delle keywords guardo in genere a:

            – risultati “esatti” restituiti da Google;
            – analizzo la prima pagina e la Universal Search (mappe, video, voci wikipedia…se sono parole turistiche e geolocalizzate è probabile che 3/4 dei risultati della prima pagina saranno dedicati alle mappe);
            – uso lo strumento Google keyword tool, la stima del traffico (per parola esatta) e analizzo i trend di ricerca e la stagionalità della parola chiave.

            Magari @gianluca fiorelli saprà darti altri consigli ancora più dettagliati 😉

          • Grazie @dariociraci:disqus per la risposta, chiedo scusa per il ritardo ma sono stato completamente assorbito dagli impegni. Mi pare che lavoriamo sulle stesse metriche. Alcune considerazioni:

            – io analizzo e mi appunto: risultati generici, risultati “esatti”, risultati con gli operatori (inurl, intitle, etc) restituiti da Google
            – li confronto con le stime del traffico (per parola esatta) offerti da Keyword Tool
            – creo una sorta di classifica basata sul indice KEI e il rapporto R/S, dando più importanza a quest’ultimo. Nel senso che, compilato il foglio in excel, decido di ordinare i valori prima per R/S e poi per KEI.
            – analizzo di trend di ricerca e la stagionalità con Insight for Search

            che ne pensi ? ci sono passaggi che potrei saltare/implementare ?
            Considera che comunque, il 50% è affidato a questi strumenti, un buon 50% lo lascio all’istinto 😀

            una domanda: la prima pagina non coincide con la Universal Search ?

            Un saluto!

            @gfiorelli1:disqus : a quanto ho capito tu fai tutto ciò con lo strumento di seomoz, esatto ?

            Grazie ancora !

    • Gennaro

      Ciao Gianluca, è interessante quello che hai scritto.

      Se ho capito bene: tu non proponi “ti porto in prima pagina per queste parole” ma “aumento le visite organiche e il numero delle query delle visite organiche”, giusto? Se si:
      1)Per misurare i risultati, chiedi al cliente di avere accesso al suo account Analytics?
      2)In un tipo di proposta come queste, come ti comporti con il compenso? Non quanto chiedi ma come lo stabilisci?

  • Anonimo

    Finalmente uno di quei post degni di nota. Complimenti Dario.
    Ancora una volta un tasto dolente, il costo  SEO. Che dire, non si può definire un costo fisso, soprattutto basato su un numero di keywords.

    Ha ragione @gfiorelli1:disqus sul discorso di scremare i primi clienti o pseudo tali che credono che la SEO costi qualche centinaio di euro (sono in molti a pensarlo).
    Ho deciso di fare il consulente freelance anche e soprattutto per specializzarmi nel settore. Se dovessi essere contattato per la realizzazione di un sito, so di contare su partners altamente qualificati che si occupano di questo.

    Resta inteso che occorre innanzitutto capire cosa il cliente vuole e cosa realmente si può ottenere. Certo è diverso posizionare un sito magari in un settore altamente competitivo, e fare lo stesso ragionamento economico per posizionare un sito di una piccola attività locale in local search dove non c’è concorrenza.

    Sta a noi far capire che il posizionamento non è una magia ma una serie di interventi che oltre ad avere un costo in termini economici hanno anche e soprattutto una costante: il tempo da dedicare al progetto.

    E’ anche vero che il cliente spesso è ignaro di tutto quello che lato SEO viene svolto dal consulente o l’agenzia, quindi difficilmente saprà barcamenarsi tra le varie offerte di preventivo che spesso tra loro sono completamente differenti sia di forma che di prezzo.

    Credo che aldilà del prezzo, occorre dapprima:
    1) capire cosa vuole il cliente,
    2) analizzare bene tutto il progetto (compresi screenshots,concorrenza, risorse ecc.),
    2) cosa effettivamente è possibile ottenere,
    3) quantificare l’intero progetto.

    • Grazie Antonio, purtroppo come sai bene anche tu, spesso il cliente è ignorante, si presenta da te chiedendoti un’offerta..vuole un prezzo, un’analisi del sito, ecc. Il problema è poi che l’analisi che gli fai magari neanche la capiscono (proprio magari perchè non sanno nulla di seo e motori di ricerca).

  • Intervengo su esplicita richiesta di Dario, e mi scuso se:
     
    1) non ho letto attentamente tutto il post e tutti i commenti
    2) sono “il più scemo della stanza” (nel senso che tutti gli altri, più o meno, fanno il SEO di mestiere… tranne me)
     
    Anche per evitare di dare una risposta simile agli altri o peggio scontata, sposto il discorso dal costo alle conversioni: a mio parere una bella formula (estremamente difficile da trovare e da mettere in pratica, me ne rendo conto…) sarebbe quella che il SEO guadagna in base alla quantità/valore delle conversioni che porta al cliente.

    Si sposta quindi il discorso dal posizionamento di keyword, keyphrase e robe del genere a quello delle “conversioni incrementali” (= differenza fra le conversioni medie del sito prima dell’arrivo del SEO a quelle ottenuto dopo il suo intervento).

    Ma magari qualcuno di presenti già opera così…

    • Grazie Taglia per il tuo parere. Quello che dici è sicuramente sensato e sarebbe la cosa più utile da fare per dare anche la sicurezza al cliente di pagare per qualcosa di concreto e misurabile. Mi chiedo però come poi si dovrebbe fare a essere certi, che dal proprio lavoro verranno fuori determinati risultati, ad esempio per serp molto competitive e dato anche che Google come sappiamo è soggetto a repentini cambiamenti.

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  • Io non credo che si possa stabilire un prezzo giusto per un lavoro SEO.

    Il prezzo dipende soprattutto dalla qualità del lavoro svolto.

    Ci sono varie strade per posizionarsi in prima pagina su “hotel Rimini” alcune sono più veloci e meno durature, altre più lunghe da realizzare ma mooolto più durature nel tempo.

    Per questo a volte la nostra azienda chiede il doppio di altri competitor… loro comprano link e ti posizionano, noi ti creiamo una struttura online che rimarrà nel tempo.

    Un po’ come le piramidi in Egitto… quelle costruite prima (più vecchie, ma costruite meglio) sono ancora in piedi, quelle più recenti, ma costruite male, sono crollate…

    Quindi io in questo discorso darei più peso al tipo di lavoro SEO svolto, a volte si vede la SEO come il lavoro del meccanico, c’è da cambiare il pezzo chi lo cambia lo cambia…

    ma non è così, un posizionamento in prima pagina può valere 1 o 10, in genere il vero valore lo vedi dopo mesi o anni 😀

  • Al di là di tutto, mi pare ovvio che abbia ragione il Taglierbe e tutti coloro che sostengono che al cliente si debba vendere ESCLUSIVAMENTE:

    – l’aumento di visitatori (traffico)
    e/o
    – l’aumento di clienti (monetizzazione)

    Tutto il resto, al cliente, non frega nulla 🙂

  • Pingback: Aumentare le Conversioni, punto()

  • Mona Ali
  • Salvatore Esposito

    Abbiamo scordato la difesa dal negative seo. Alciuni geni infatti assumono sviluppatori e hacker per infettare il sito concorrente e duplicare i contenuti al fine di far perdere posizione a questa o quella pagina.

    E che dire del fatto che molti seo e agenzie aprono blog insulsi all’apparenza solo per attaccare le pagine con link building di scarsa qualità.

    E’ logico che un seo che produce reddito e lo difende va pagato molto caramente.

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