SEO

Come, quando e perche’ rinnegare i links al proprio sito

Qualche mese fa Google ha messo a disposizione di SEO e Webmaster uno strumentino che in molti desideravano avere da tempo. In realtà Bing lo aveva rilasciato già da prima. Parlo dello strumento per rinnegare i link che non si desiderano avere al proprio sito, il cosiddetto “disavow links tool”.

Per utilizzarlo è sufficiente andare in questa pagina, non ancora interlinkata all’interno del menu’ di Google Webmaster Tool e seguire delle semplici istruzioni:

  • va selezionato il sito di cui vogliamo rinnegare i link che non desideriamo;
  • vanno scritte delle istruzioni in un file.txt con delle righe di testo che indicano se vogliamo rinnegare tutti i links provenienti da un interno dominio (e quindi anche eventuali sottodomini e sottocartelle), oppure indicare se vogliamo rinnegare i links provenienti solo da una pagina. I cancelletti servono per i commenti che aiutino Google a capire le motivazioni della tua richiesta.


Perché rinnegare i links?

L’utilità dello strumento è sorta a partire dal 24 aprile di quest’anno, data in cui Google ha rilasciato la prima versione del Penguin Update, l’aggiornamento forse più feroce che sia esistito e che ha messo in discussione pratiche anche consolidate nella SEO e dai professionisti seo e che ha reso difficile ai siti web conseguire veri e propri recuperi da penalizzazioni post Penguin.

Penguin Update

Penguin per chi non lo sapesse, ha riguardato principalmente il link profile di quei siti web, che per diversi motivi avevano un’enormità di link ottimizzati che puntavano ai loro siti web. Nulla di strano prima del 24 aprile, dato che l’anchor text dei backlink da siti a tema, con un buon page rank e in trust erano considerati il migliore fattore di ranking tra tutte le pratiche seo. Google però ha fatto in modo che ad essere colpite fossero soprattutto quelle chiavi commerciali, legati a settori abbastanza competitivi (turismo, finanza, gambling, ecc.) e quei link non considerati “editoriali” ovvero quei link che (un tempo era prassi) sono inseriti in zone del sito come footer, sidebar, blogroll (per i blog) che, per la natura di un sito web, vengono generalmente duplicati in decine se non centinaia di pagine (pensiamo ai portali turistici con 10 e più anni di vita), aumentando così esponenzialmente la quantità di backlink considerati “site-wide” che puntano allo stesso sito per una chiave oggetto di ranking (es. Hotel a Roma), andando a sproporzionare l’anchor text link profile di un sito facendo prevalere ad esempio per il 70-80% una o 2 chiavi commerciali e per il 10-20% chiavi brandizzate o naturali.

Dopo Penguin la percentuale deve essere non dico il contrario di quella sopra, ma quasi. I siti penalizzati si sono ritrovati a dover “potare” il proprio link profile cosa che è stata un po’ un paradosso, paghi i SEO per farti fare link building e poi devi pagarli per farteli rimuovere 😀 E’ una nota un po’ sarcastica questa ma è cosa che è successa realmente. Il problema però è che se hai centinaia di link da diverse decine di siti, dovresti metterti a contattarli uno a uno, chiederne la rimozione del link (meglio sempre chiedere il cambio dell’ancora sul link) e poi effettuare una richiesta di riconsiderazione a Google, ma non è detto che tutti ti rispondano e tutti siano disposti a rimuovere link. Io comunque la prova a contattarli tutti prima la farei, e solo nel caso di non risposta userei lo strumento.

Negative SEO

Altra utilità dello strumentino è per il proliferare di tecniche spam e black hat come quelle della negative seo, che, pur esistendo già da un po’ di tempo, si è diffusa post Penguin Update. In pratica qualche competitor invece di impegnarsi a costruire un link profile di qualità puntando ad inbound e content marketing ha preferito mettere in atto tecniche di acquisto link ottimizzato o comment spamming ottimizzati in forums, blogs, ecc. che puntassero ai siti dei propri competitors per fare in modo che questi fossero penalizzati. E’ interessante sapere che esistono anche agenzie che (anche indiane) che ottimizzano senza richiedertelo la link building di alcuni siti (chiaramente con links di bassissima qualità) e che poi ti contattano per dirti che hanno lavorato per te. In questo caso qui c’è l’utilità dello strumentino, ma bisogna saper anche individuare bene quali sono i siti e link da cui si suppone si stia venendo danneggiati.

Link da siti di bassa qualità

E’ questo il motivo per cui mi sono ritrovato ad utilizzare lo strumento per questo blog. Chiaramente le keywords con cui riceviamo links a Webinfermento sono quasi sempre branded, o al max citano parole chiave di qualche post, ma mai commerciali e quindi non c’è da preoccuparsi. Però diversi link di bassa qualità provenienti da siti con 0 valore in termini di pagerank, mozRank e TrustRank danneggiano l’authority globale del sito. Nel nostro caso stavamo ricevendo link da un blog che copiava pari pari i nostri post e quelli di altri blog della stessa area e questi link erano presenti non alla fonte (come citazione vorrebbe) bensì erano interlink a nostri stessi post inseriti all’interno del post copiato. Avrei voluto prima contattare il webmaster del sito facendogli notare la prassi errata ma non c’era una mail di contatto; ho deciso quindi di utilizzare lo strumento. In realtà non dovrebbe essere neanche questo il caso ideale per l’utilizzo dello strumento, perché i link erano ancora pochi, ma probabilmente destinati ad aumentare nel tempo.

Il valore dello strumento

Google in tutti i modi cerca di avvisarti sull’essere cauto nell’utilizzare lo strumento e di farlo soltanto se lo si ritiene necessario. Le tempistiche di una risposta (se c’è?) non le conosco, ne sono a conoscenza di casi di rinnegamento avvenuto a link da parte di chi l’ha già utilizzato.

Voi avete storie in merito? Se si, fatemi sapere 🙂

Co-founder dell'agenzia, laureato in Marketing e Comunicazione d'azienda, ha fatto dei Motori di Ricerca e dei Social Media la sua passione. Esperto di Content Marketing e autore del libro "Gestisci Blog, Social e SEO con il Content Marketing" si occupa di sviluppare strategie digitali finalizzate alla crescita di visibilità e fatturati di grandi aziende e Pmi.

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  • Ciao Dario,

    ho provato personalmente lo strumento su 3 siti, ma sono ancora in attesa di responso, su uno ho anche già fatto la richiesta di reiclusione come suggerito da Google stesso, ora stiamo a vedere…

    Sinceramente non credo molto in questo strumento, ma è l’ultima spiaggia per recuperare dei domini brand, purtroppo un cliente con i siti aziendali, si è affidato agli indiani, e puoi immaginare che profilo di link abbiamo i 3 siti…

    • Ciao Marco,

      leggendo un po’ in giro nella rete in molti hanno utilizzato lo strumento ma nessuno ha ancora avuto una risposta soddisfacente. Addirittura ho letto di uno che l’ha utilizzato per tutti i link (100%) e il messaggio di Google è stato che rintracciava ancora link non naturali 😀 Probabilmente è necessario di più tempo affinché Google possa gestire le richieste di “rinnegamento”..poi potrebbe anche darsi che sia efficace tanto quanto lo “spam report”. Hai mai provato a usarlo? Io 3 volte per siti che non meritavano di essere in serps per alcune parole competitive perché infangavano ogni buona tattica seo: bene dopo mesi e mesi sono ancora li 🙂

  • francesco

    ragazzi anche io ho utilizzato quel tools, non vuol dire che rimuovendo tutti i link non ce ne siano altri, purtroppo google permette di visualizzare solo 1000 link in entrata da domini unici, mi è sembrato di capire che una volta che google rimuove i link segnalati, appaiono gli altri link in entrata che in precedenza non erano visualizzabili dato il limite di 1000 link in entrata, il mio sito in realtà dovrebbe avere più di 10.000 link in entrata da domini unici, questo a caua di strumenti come scrapebox.

Grazie per lo share!

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