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6 dubbi sul content marketing e come superarli

Il content marketing è una strategia stimolante, creativa e che permette di perseguire grandi obiettivi come engagement social, giusto appeal agli occhi dell’utente, nonché autorevolezza e non ultimo miglior traffico verso il sito. Un contenuto fatto bene, dunque studiato, può esser davvero la chiave di volta per migliorare la presenza online di un’azienda.

Come ogni attività all’”avanguardia” nel web, che abitua ad ottenere risultati non immediatamente, ma solo dopo un’attenta cura dei dettagli, di quel che si produce e di come lo si comunica, anche il content marketing si colloca in questo ambito divenendo un’attività promozionale che, sicuramente produce risultati, ma necessita di un po’ di tempo prima di cogliere i primi frutti.

Questo aspetto della “non immediatezza”, dell’assenza del tutto e subito e del “quanto converte?”, rende effettivamente l’attività difficile dall’esser intrapresa e, molto spesso, viene messa da parte (in barba alle ricerche) per ricorrere sempre ai soliti vecchi strumenti di promozione a pagamento che ti misurano i click, la spesa giornaliera e danno un risultato immediato in un giorno/settimana.

Questo, tuttavia, non vuol dire che il content marketing non sia una disciplina adatta alle aziende, una classica perdita di tempo, che non permette di raggiungere gli scopi aziendali, anzi! Parliamo assolutamente di strategie che portanto risultati, anche migliori e duraturi nel tempo rispetto ad “il solito”, l’unico neo è che richiede un po’ più di tempo e dedizione.

Nella nostra esperienza lavorativa, come promotori, divulgatori e creatori di campagne di content marketing, per noi stessi ed in particolare per i nostri clienti, ci siamo interfacciati con tipologie di progetti molto differenti tra loro, in differenti settori, facendo emergere alcune perplessità.
Abbiamo deciso di raccontare sulla base dei nostri contatti, quali sarebbero le maggiori problematiche, in fase di startup, legate ad azioni di content marketing.

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1. Costi

Uno dei problemi che assilla maggiormente le aziende, vuoi per la crisi, vuoi per limitazioni di investimento, sono i costi. Il content marketing essendo un’attività che non si poggia a nessuno strumento predefinito o “pacchettizzato” non permette effettivamente di ragionare in termini di budget perché ogni azioni prevede un costo non definito e che varia a seconda della tipologia di contenuto.

Che si tratti di contenuti per le pagine social, ebook o infografiche (animate/statiche), la creazione dei contenuti prevede dei costi che includono il coinvolgimento di un team di lavoro, creativo e quello operativo, dunque bisogna ragionare in termini di qualità del prodotto creato e professionalità della realizzazione. Un prodotto scadente azzera il costo dell’investimento, perché l’utente ha imparato a riconoscere quel che gli piace e quel che vuole condividere. Il contenuto deve esser ottimo per aver successo e da questo non si scampa.

2. ROI a lungo termine

Altra preoccupazione è la misurazione di quanto in termini di conversione porta un’investimento sui contenuti. Come ho accennato, si tratta di attività su cui non si può dire con certezza: “questo contenuto spaccherà”. L’intuizione, lo studio dettagliato del focus aziendale e l’individuazione dell’argomento sensibile per l’audience, permettono di stimare e valutare il successo dell’attività.

Nulla di immediato insomma, ma la nostra esperienza ci porta a dire che l’analisi approfondita a 360° del comportamento degli utenti, dai social al blog e il monitoraggio delle conversazioni, permette di creare dei prodotti che quasi sicuramente produrranno un risultato.

3. Incapacità di gestione

Quando il nostro ruolo diventa consulenziale e non operativo, la preoccupazione che più attanaglia i responsabili del marketing aziendale è l’incapacità di riuscire a gestire giornalmente o mensilmente, a seconda della tipologia strategica, le azioni di content.

Il problema principale è che manca il tempo necessario a monitorare l’andamento della strategia, coordinare i reparti creativo e operativo, ottenere dei prodotti nel tempo giusto e diffondere il contenuto in modo ottimale. Se si sa in partenza di non avere le risorse utili a gestire il tutto, meglio tralasciare o affidarsi ad analisti esterni.

4. Non disporre del personale adeguatamente formato

Connesso alla problematica 3, c’è quella numero 4 che è la percezione di inadeguatezza del personale presente in azienda o nel non disporre di risorse che sappiano produrre dei contenuti, di elevato standard, con una cadenza ben precisa perché magari impegnati in altre attività.

Ricordiamo, che le azioni di content marketing possono esser intraprese a periodi non inferiori ai sei mesi, dunque la costanza di creazione durante il periodo è essenziale, ovviamente lo risottolineo associata alla qualità. In questo caso occorre sviluppare del senso critico verso le possibilità/capacità che potrebbe avere l’azienda, se si ritiene di non essere adeguati meglio puntare sull’outsourcing.

5. Carenza di idee

Capita a chiunque di non riuscire ad avere la giusta ispirazione per andare avanti. Anche nel content marketing gli argomenti da trattare non sono infiniti e prima o poi, soprattutto se la strategia è portata avanti per tanto tempo, si esauriscono.

Che fare in questo caso? Bisogna ragionare in termini di riuso. Quando si crea un prodotto è bene non realizzarlo per esser fine a se stesso, o meglio che si esaurisca subito, ma creare una sorta di blocco “non completo” che può essere rivisto e rimodernato a distanza di tempo. Ad esempio, vi riporto un nostro caso, una infografica che parla degli aggiornamenti algoritmici di Google, può esser rilanciata (come faremo a breve), con le novità in corso.

6. Giudizi negativi dei clienti

Infine, forse di meno rilevanza, è l’idea che un contenuto studiato e creato con cura possa essere accolto in modo non favorevole da parte degli utenti, potenziali clienti, e che quindi possa essere additato come ridicolo, di scarso interesse e quindi rivelarsi un flop. Questo non è un problema assoluto, perché per esperienza vi dico che un contenuto fatto male viene semplicemente ignorato dagli utenti (che forse è peggio). Dunque il problema più grosso da analizzare è chiedersi “perché il contenuto non ha avuto successo?” e a partire dalla risposta a questa domanda, rivedere il progetto.

Avete anche voi queste perplessità nei confronti delle strategie di content marketing? Avete da aggiungere qualcosa a riguardo?

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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  • Un commento che mi sentirei di aggiungere dal punto di vista
    delle aziende che il content marketing lo curano. È importante far capire ai
    clienti che, mentre per un contenuto mediocre non c’è bisogno di nessun supporto,
    se si vuole presentare una qualità alta, allora il loro contributo è essenziale,
    in termini di idee, ma anche di contenuti in forma grezza. Sarà poi compito di
    chi scrive metterle giù nella forma più adatta.

    Alle volte c’è quindi una sottovalutazione da parte dei
    clienti del lavoro che c’è dietro la produzione di contenuti anche brevi, ma va
    da sé che non sono tenuti a saperlo, ed è compito dell’agenzia trasmettere il
    concetto nel migliore dei modi.

Grazie per lo share!

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