Strategie

5 dilemmi del Web Marketing che forse un giorno saranno risolvibili

Oggi possiamo finalmente ritenerci gente fortunata dal punto di vista marketing. Forse non ci pensiamo mai perché siamo totalmente immersi nel contesto promozionale del web, ma obiettivamente oggi possiamo tirare quasi un respiro di sollievo apprendendo di quante aziende (anche piccole) siano riuscite seriamente a lavorare bene attraverso il digital marketing.

Ci sarà dietro qualcuno? Probabilmente, il più delle volte è così. Però, potrebbero esserci casi talune volte virtuosi di gente che ha imparato autonomamente a conoscere molte delle strategie che ruotano intorno alla promozione online. Coloro che le hanno capito, hanno imparato anche ad assimilarle e coltivarle con costanza creando ottimi piani di comunicazione online, che prevedono anche la costante formazione, anche attraverso blog come questo. Astuti!

Questi rappresentano, sia chiaro, una ristrettissima cerchia di imprenditori o di figli di imprenditori che spingono, e convincono, ad aprirsi a nuove forme promozionali e che lo fanno in modo corretto.

La stragrande maggioranza usa i canali web come contenitori di “volantinaggio online”, non operando in modo modo corretto. Tutta colpa dell’offline! Sappiamo che spesso i retaggi culturali sono difficili da smontare, figuriamoci in un ambito moderno come il Web!

Molte idee acquisite osservando le azioni di un competitor, che hanno funzionato bene ma per poco tempo, poi vengono eseguite e reiterate alla lettera nel tempo, anche quando i periodi storici, ma soprattutto gli algoritmi, cambiano. Producendo effetti diversi, alle volte devastanti (es. Panda).

Per farci un’idea è sufficiente osservare i piccoli e immaginare come possa pensare un neofita, con un’attività locale, che sceglie di affacciarsi nel mondo dell’online, promuovendosi. Ipoteticamente il suo piano d’azione sarà, nell’ordine:

  1. aprirsi un profilo Facebook, aggiungere tutti gli amici, nei casi migliori apertura di una pagina e invito massivo;
  2. lanciare svariati messaggi di test;
  3. tag degli amici su gattini amorevoli e frasi d’amore che promuovono il ristorante;
  4. se si ha un sito, far conoscere il sito con comunicati stampa, directory submission;
  5. sviscerare i propri account email in cerca di indirizzi a cui segnalare le promozioni, anche i DM social sono inclusi;
  6. dopo un periodo di elevata attività, fase di disaffezionamento per poi riprendere tutto ripartendo dal punto 3, in concomitanza magari di una festività.

Ho generalizzato troppo? Forse, ma sono questi i modus operandi, visti e rivisti, che ci fanno purtroppo intuire che la gestione non sia pianificata, ma improvvisata.
Niente lead, niente awareness, niente organic acquisition, niente contenuti che funzionano. Solo azioni immediate, reiterate e ritenute, purtroppo ancora da molti, efficaci.

Nel mondo del web marketing oggi, dato che siamo in grado di poter valutare come muoversi nel web, diventa più che lecito porsi delle domande finalizzate a capire se mai, un giorno, azioni banali e scontate, come un tag sulle foto o inviti massivi ad una pagina, potrebbero sembrare preistoria o se rimarranno consolidate. Parliamo di quelle domande retoriche del tipo “Meglio un uovo oggi o una gallina domani?”. Proviamo ad analizzarne alcune.

1. Sui social è meglio vendere o vivere?

Avete mai esperienza di qualcuno che abbia acquistato un prodotto sui social? Io personalmente no. Non ho ne un’esperienza personale, dato che spesso mi allontano immediatamente da una pagina commerciale, ne posso raccontare di persone che abbiano mai mostrato interesse nell’acquisto, dopo aver solamente consultato una pagina Facebook o Twitter.

Il vedere i social come un canale di vendita è uno dei modi per far fallire in partenza ancor prima di iniziare ad esserci perché, è noto, sui social la gente ci vive e se ci vive vuole essere libera di scegliere. Solitamente la libertà di scelta sui social come Facebook, concoide nell’avere la capacità di filtrare i contenuti che si desiderano vedere perché utili, da quelli “noiosi”: like o non like, si o no.

facebook_like_bait

 

Non si può pretender dunque di poter ricevere attenzione da utenti – quelli non trascrivibili come familiari (loro un like te lo mettono sempre!) – solo e soltanto presentando e tentando di vendere prodotti. L’approccio del vivere i social non come un’attività commerciale, ma come vita vissuta giorno per giorno, rappresenta anche la strada più breve per farsi conoscere ed apprezzare, dunque seguire.
Questione irrisolvibile.

2. Meglio la quantità o la qualità?

Questo è un concetto ampissimo che può esser applicato a diversi contesti del web marketing.
Ad esempio:

Meglio esser su tutti i canali sociali o solo su alcuni?

Questa è una domanda di semplice risposta. Meglio pochi e studiati. Il target è fondamentale in fase iniziale per la scelta dei canali migliori da coltivare.

Sui social meglio molti contenuti o pochi contenuti?

Qui la risposta sta nel mezzo. Meglio contenuti dosati sull’ascolto del pubblico. Non una marea. Tre, massimo quattro contenuti al giorno rappresentano la dose ottimale per non diventare noiosi o onnipresenti.

Sul blog meglio molti contenuti o pochi ma di qualità?

Per i blog è essenziale mantenere una linea editoriale costante, per creare affezione e voglia di esser seguiti dal pubblico, ma anche per una questione di professionalità. Dunque lavorare di pochi contenuti settimanali, a cadenza costante, ma di assoluta qualità.

Meglio pochi follower o molti follower?

Anche in questo caso quello che deve vigere è la qualità dei follower acquisiti. I metodi per averne sono abbastanza variegati, dal lecito all’illecito, ma ciò che conta è il reale apprezzamento che gli utenti hanno nei confronti del brand. Quindi in questo caso pochi, ma coltivati correttamente. Se son pochi all’inizio, la buona pratica porterà organicamente nuovi utenti a seguire la community.

Questioni risolvibili.

3. Meglio la prima posizione su Google o no?

Essere ai primi posti su un motore di ricerca vuol dire non avere nessuno al disotto nei risultati di ricerca, ma questo non vuol dire essere i primi o gli unici per gli utenti.

Tendenzialmente un utente sappiamo clicca sulle prime posizioni, ma oggi con i cambiamenti di Google, soprattutto dopo l’inserimento di un maggior numero di Ads tra i risultati, sta spingendo sempre di più l’utente a diventare un esploratore delle SERP e a navigarle seriamente per trovare un risultato consono alla proprie richieste.

New_Ads_serp_google

Dunque meglio lavorare organicamente attraverso la produzione di una rete di contenuti di qualità che generino link di qualità, dunque un posizionamento di qualità. Piuttosto che concentrare i propri sforzi su metodi poco ortodossi (acquisto link, network di siti, ecc..) e pericolosi nel tempo, meglio esser certi che le posizioni guadagnate siano meritate e non indotte.
Questione irrisolvibile.

4. Meglio pagare o sgobbare per l’organico?

Sempre in termini di posizionamento iniziale, la domanda resterà probabilmente in bilico per molto tempo. Oggi come oggi, in un mercato così vasto come il web ed il social web, emergere senza “aiutino” non è così immediato e richiede tempo. La questione è semplice però da risolvere.

In fase iniziale è essenziale, a fronte di una qualità comunicativa del brand, promuoversi in modo plateale per aumentare l’efficacia dei messaggi prodotti. Questo lo si può fare solo pagando.

L’uso di advertising a pagamento infatti, può diventare la chiave determinante per brand molto piccoli, che non godono di fama, ma che comunque durante il lancio di un nuovo prodotto o servizio, vogliono aumentare la conoscenza del brand. Quindi le azioni a pagamento servono tantissimo, basta che non diventi la prassi operativa, altrimenti si rischia di non poter più mantenere i numeri raggiunti una volta stoppata la campagna.

Questione risolvibile.

5. Meglio i gattini o i cagnolini?

La domanda delle domande. La freddezza dell’utente online è senza limiti, ma di fronte ad un cucciolo il mondo crolla, i click diventano più fugaci e l’istinto prende il sopravvento. A questa domanda “l’interazione del popolo di internet” è la risposta. Con precisione analitica non posso darvi una risposta precisa, ma fonti non ufficiali mi dicono che i cagnolini possono avere molto più successo online, dei gattini 😛
Voi che ne dite?

Questione irrisolvibile.

gattini_Vs_cagnolini

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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  • Elisa Zortea

    “Avete mai avuto l’esperienza di qualcuno che abbia acquistato un prodotto sui social?”
    Devo contraddirti, vedere i social come un canale di vendita PUÒ essere una strategia vincente.
    Ti porto un esempio concreto: dai un’occhiata a questa pagina, che vende (e pure con successo) prodotti per la cura dei capelli…
    https://www.facebook.com/damaffari
    Come vedi il Social come canale di vendita in alcuni casi funziona eccome, dipende chiaramente dal target e dal prodotto.
    Buon lavoro e buona giornata! 🙂
    Elisa Zortea

    • Ciao! Grazie per la tua osservazione.
      Generalmente l’obiettivo social è mirato a coltivare l’awareness e non la vendita, nel caso specifico a parte l’impronta prettamente commerciale, mi sembra più un servizio social incentrato al customer care sui prodotti (o eventualmente di prevendita) le cui interazioni sono dettate più dalla curiosità di scoprire di cosa si tratta, che effettivamente di acquistare. Ovviamente non posso analizzare dall’interno la pagina dunque fermo qui la mia analisi.

      Come ben concludi è molto collegato al target e al prodotto. Ad es il settore Luxury può postare continuamente contenuti incentrati sui propri prodotti, ma non sempre questi si traducono in vendite. Piuttosto attirano interazioni per via della desiderabilità del prodotto stesso.

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