Content Marketing

11 modi per creare contenuti notiziabili nell’editoria online

Ormai è risaputo, il modo di fare informazione online sta cambiando sempre di più, anno dopo anno. E sta cambiando anche il modo in cui i giornalisti si stanno approcciando al racconto dei fatti.

Facendo un passettino al periodo pre Mobile Internet, Social Media e informazione digitale, il contesto dell’informazione era ben diverso. I giornali cartacei rappresentavano l’universo dell’informazione. Le vicende quotidiane venivano lette magari seduti ad un tavolo, ma anche nei mezzi di trasporto su una, massimo due testate giornalistiche.

Il cambiamento del digitale ha portato, invece, ad una frammentazione dell’informazione che, incanalata dai Social Network, continua a produrre una mole di articoli giornalistici che possono essere cliccati o meno, ma che provengono da molte più fonti. L’informazione online in più è diventata estemporanea, veloce e a cui dedicare non troppo tempo.

Uno scenario di questo tipo, dunque, ha viziato l’adozione di nuovi comportamenti editoriali, che hanno spinto sempre più i giornalisti a far uso di titoli sensazionalistici, provocatori, ed alle volte discutibili.

L’obiettivo? Ovviamente cercare il più possibile di incanalare lettori verso la propria testata, ed in secondo luogo per spingerli ad esplorare la notizia.

Da un lato tutto questo è giustificabile. Il lavoro di chi crea contenuti online è ovviamente quello di renderli visibili ad un numero consistente di lettori, ma la limitazione dei Social, unito ad un livello di concorrenza – di testate e di blog – fa aumentare la competizione.

Come sostenere allora il ritmo? Ovviamente l’idea è quella di basare il piano editoriale su contenuti che siano newsworthy. Puntare, infatti, su informazioni che siano altamente appetibili per gli utenti, di cui ne vogliano sentir parlare e che, perché no, sarebbero disposti a condividere, è la strada giusta per mantenersi a galla e ottenere anche un buon posizionamento SEO, ad esempio per Google News.

Un post che ho scovato qualche giorno fa, di Mr Media Training, ha messo in luce gli 11 elementi che, dal punto di vista di un giornalista, sono considerati notiziabili e, dunque, di cui vale la pena parlare, per attrarre lettori. Ve li ripropongo con dovizia di dettaglio.

1. Vedute differenti

Le notizie che contengono all’interno una contestazione di un’opinione altrui, magari di altri giornalisti, fa scalpore e fa parlare. Usare l’approccio del “bastian contrario” crea consenso tra i sostenitori e dissenso tra i contrari, e questo funziona quasi sempre.

2. Locale

Molte testate giornalistiche hanno anche una copertura locale che garantisce che, notizie rilevanti per un’area geografica, siano raccontate negli articoli. Le notizie che hanno una copertura locale, tuttavia, necessitano anche di accortezza nell’essere comunicate. Un targeting localizzato permette al contenuto di funzionare meglio e di evitare di creare disinteresse nell’utente che viene informato, ad esempio, su eventi di beneficenza molto distanti da lui.

3. Incidenti.

Tutto quello che riguarda eventi accidentali, imprevisti e drammatici è newsworthy. Gli utenti, un po’ voyeuristi, saranno dilettati dal conoscere dettagli spaventosi di alcune vicende ed ecco che incidenti aerei, terrorismo, ecc.. rappresentano l’elemento cruciale di informazione per i giornalisti.

4. Esagerazioni o superlativi

Negli articoli di giornale utilizzare iperboli e superlativi genera un flusso informativo importante. Ed ecco che le parole il primo, l’ultimo, il migliore, il peggiore il più grande o il più piccolo, incuriosiscono, interessano ed attirano il giornalista che, quasi sempre, le utilizzerà per redigere un articolo.

5. Novità

Molto spesso la parola notizia è assimilabile alla parola “novità”. Ecco che se si garantisce freschezza del contenuto, magari arrivando per primi a narrarlo, si garantisce un’elevato livello di risposta da parte degli utenti, garantendo una copertura molto ampia e veloce.

6. Tempestività e pertinenza

Ecco questi sono gli elementi fondamentali che un argomento notiziabile deve avere. Tempestivo perché deve arrivare per tempo, per garantire un elevato assorbimento nella rete e permettere agli utenti di “vederlo” ed assimilarlo, pertinente perché deve assolutamente incontrare quello che è il consenso degli utenti.

7. Gli scandali

Forse è l’elemento cruciale che alletta i giornalisti. Una notizia, anche di poche righe, ha molto da raccontare e permette di viaggiare e diffondersi garantendo un elevatissimo livello di notiziabilità.

Questo perché molto spesso è scabrosa, indecente, controversa e discutibile, ma assolutamente golosa per il giornalista.

8. Davide contro Golia

Qui rientrano le notizie che hanno a che fare con argomenti strappalacrime, che coinvolgono personaggi umili, persone indifese e che non hanno voce, i “Davide” della situazione.

I giornalisti ricoprono, invece, la figura del gigante “Golia”, in quanto hanno facoltà di dar voce alle problematiche e diffonderle. Ecco, mettere il giornalista nelle condizioni di trattare argomenti di gente “indifesa”, aiuta.

9. Incompetenza

Gli articoli che mettono in luce le incapacità di questo o quel politico, le limitazioni di un personaggio pubblico o le vicende del passato del ministro, sono messaggi che cavalcano appieno il concetto di newsworthy, e che i giornalisti amano scovare.

10. Il fattore sorpresa

Le notizie che hanno un elemento di incredulità e che si basano sulla smentita di quanto si era riconosciuto finora (ad es. “l’olio di palma fa ringiovanire”), attirano il giornalista che sarà molto propenso a trattare l’argomento.

11. L’ipocrisia

Infine, classifichiamo quelle notizie che riguardano solitamente personaggi pubblici che, pubblicamente fanno delle dichiarazioni, ma all’atto pratico agiscono in maniera opposta a quanto predicato. Ad esempio un politico che vota contro il matrimonio tra omosessuali e poi si sposa all’estero. Informazioni di questo tipo sono una manna per i giornalisti, ed un contenuto di sicuro effetto per il lettore.

Di spunti ne esistono molti, oltre a questi. Avete qualche altra idea su contenuti notiziabili e che possano funzionare per ottenere un buon posizionamento organico? Fateceli sapere nei commenti! 😉

Co-founder dell'agenzia, si occupa di sviluppare strategie Social e di Link Building intervenendo nell'ideazione, scelta e creazione dei contenuti nonché sviluppo dell'interfaccia comunicativa dei contenuti. In ambito design è occupata nello sviluppo di siti web, dalla radice all'interfaccia, e nella realizzazione di contenuti che siano più efficaci per comunicare in rete: infografiche, grafiche specifiche per i Social, User Interface per siti e landing page.

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  • In base alla mia esperienza di lettore, il primo e il sesto punto sono i più efficaci – anche se come produttore di contenuti mi rendo conto di quanto la concorrenza sia ormai agguerrita! 🙂

  • Mi trovo in forte disaccordo con questa lista per motivi più etici che di marketing.
    A cominciare dal primo punto: al momento di vedute ce ne sono già fin troppe. Mi spiego meglio: in un mondo che è spesso fortemente schierato e diviso, i giornalisti dovrebbero tornare al ruolo di “dispensatori di fatti, non di opinioni”. Recentemente sulla sua pagina Facebook il dottor Burioni ha condiviso un articolo sulla libertà di scelta sui vaccini. Ma non può esserci una “veduta” sui vaccini.
    Senza contare poi che spesso poi le smentite hanno molto meno peso delle notizie sensazionalistiche. Quindi si possono dire cose come che Emanuele di Alatri è stato massacrato da un gruppo di albanesi, salvo capire qualche giorno dopo che non è vero, per poi venire fuori che forse l’omicidicio del ragazzo potrebbe essere legato ad ambienti di estrema destra italiana.
    Mi rendo conto che il giornalismo è cambiato, che bisogna trovare modi per monetizzare, ma non sono convinta che questo sia il modo giusto per farlo. Capisco anche che i giornali ora sono in competizione, volenti o nolenti, con siti dichiaratamente di bufale, ma ciò non toglie che sono due cose diverse e che devono muoversi in maniera differente, anche solo per un senso di responsabilità sociale o rischiamo davvero dei problemi. E noi, con il più alto tasso di analfabeti funzionali, abbiamo davvero bisogno di buona comunicazione e buon giornalismo.
    Credo che comunque anche in questo modo la cosa possa funzionare: penso ai successi de “Il Post”, di “Breaking Italy” o di “Buzzfeed News” negli States. Sono tre cose molto diverse, Alessandro Masala di Breaking Italy non è un giornalista ed è anche schierato se vogliamo (a proposito di vedute), ma risulta sempre molto soppesato nelle sue parole e cerca di essere sempre molto obiettivo nel presentare le notizie. Ne “Il Post” ci sono opinioni, ma sugli articoli di cronaca cercano sempre di parlare di fatti. Buzzfeed News poi campa grazie a Buzzefeed e ai video dei gattini e vabbè…

    Finisco il sermone dicendo che, come lettrice, io mi devo poter fidare. Qualche anno fa ho scritto un post su un articolo di repubblica. Era un articolo di “D” su Evan Rachel Wood, dieci righe di articolo e una serie di imprecisioni ed errori infiniti (qua -> http://www.acrossnowhere.net/2012/01/prima-di-scrivere-googlalo-d-di-repubblica/ ). Mi rendo conto che non è importante sapere da dove venga il tatuaggio che Evan Rachel Wood ha sul collo (tema dell’articolo), ma se trovo mille errori su un articolo così… come faccio a sapere che l’articolo di economia, argomento di cui non so nulla, sia ben fatto? Devo potermi fidare. E al momento per me è difficile farlo.

    (I have lots of feeling about journalism)

    • Ciao, è chiaro che quelle raccontate nel post listing sono solo delle iperboli, delle esagerazioni di notizie dettate semplicemente dal successo che riscuotono per merito degli utenti. Gli obiettivi dei giornali online sono molto diversi rispetto a quelli della carta stampata. Nelle logiche dell’online, secondo me, conta molto la sopravvivenza, il cercare di restare a galla per raccogliere quel pugno di lettori che sarà disposto a cliccare sul link, e nel caso migliore a condividerlo. Azione che si traduce in grossi investimenti in advertising, che tengono su tutta la barca.

      Di giusto c’è poco, è un’ottica molto orientata sul guadagno e sul dare informazioni molto schierate e, spesso, molto sommarie, e gli errori sono infiniti. Il confine tra buona informazione ed “informazione” si sta assottigliando sempre di più, ma se gli strumenti dei Social, Facebook in primis, si aggiornassero – come sembra stia accadendo – favorendo un’informazione più di qualità probabilmente la “notiziabilità” di questi 11 punti sparirebbe. 😉

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